La cantora dell’America Latina: Mercedes Sosa

Si può lasciare un segno nel mondo musicale in tanti modi. Lasciare un segno nell’anima di un intero continente è sicuramente più difficile. Di solito, succede ai grandi eroi popolari, quelli che a distanza di anni riescono a suscitare ancora ammirazione. Mercedes Sosa è stata un’eroina della musica ed un esempio di amore e lotta per la libertà. Nacque poverissima in un grande Paese come l’Argentina, una nazione passionale, di gente fiera, decisa e gentile, con tanta Italia nel sangue. La canzone popolare sembra facile da interpretare, in realtà richiede amore, un amore per le proprie radici, per la propria terra oppure per una causa. Il folk ha una base comune in tutto il mondo ma è un genere di musica a forte impronta locale. Da noi, è tradizionalmente legato alla canzone dialettale. Ogni regione, da nord a sud ha le proprie canzoni popolari che possono variare dai canti degli Alpini, al liscio romagnolo, gli stornelli romani, la canzone napoletana, i drammi in musica siciliani. Ma anche riferimenti politici importanti, tipo le canzoni delle mondine, i canti anarchici, le marcette del periodo fascista, gli inni della Resistenza. Mercedes è stata un’innovatrice in questo settore e dopo una lunga gavetta sono iniziati a piovere premi e riconoscimenti. Una voce calda ma forte, decisa, che scaturiva da un cuore indio, come il suo viso non contaminato dall’invasore occidentale. Poco conosciuta da noi, è stata un’autentica icona nell’America del Sud con brani di successo come Al jardin de la Republica”oppure “Cancion con todos”.
La sua vita è spaccata in due con la prima parte fatta di importanti collaborazioni (su tutti Pablo Neruda), lunghe tournée in Europa, persino film, tanti dischi ed un omaggio ad un’altra grande sudamericana come Violeta Parra. Ottiene un notevole successo, dopo tanti sacrifici, nel suo genere è una stella ed è all’apice della carriera. Ma il suo Paese sta per vivere una svolta drammatica. L’Argentina ha una lunga tradizione di golpe militari, instabilità politica, crisi economiche periodiche, un po’ come tutto il Sudamerica.

Nel marzo del ’76, la presidente Isabelita Peron viene spodestata dall’ennesimo colpo di stato che porterà alla feroce dittatura del Generale Videla. Forgiato alla scuola di Panama sovvenzionata dagli Stati Uniti, appoggiato dalla gerarchia ecclesiastica e dalla massoneria, passò tristemente alla Storia per la vicenda dei desaparecidos. Circa 30.000 tra operai, sindacalisti, giornalisti, uomini di chiesa ed oppositori, vennero lanciati nell’oceano dagli aerei, ovviamente da vivi. In questo contesto sociale, una cantante impegnata come Mercedes, innamorata del proprio Paese, non poteva rimanere in silenzio. In pieno regime pubblica un album dal titolo inequivocabile, “Hasta la victoria” dove denuncia soprusi e violenze. Entra cosi’ nel mirino della dittatura, dapprima con la censura ed in seguito con l’arresto durante un concerto e conseguente carcerazione. A differenza di molti suoi connazionali, non paga la sua personale opposizione con la vita ma viene mandata in esilio. Per una persona innamorata visceralmente della propria terra, l’esilio è forse una punizione ancora peggiore del carcere. Tra Parigi e Madrid, prosegue nella sua attività artistica dedicandosi a scrivere ed interpretare brani di sostegno alla causa della libertà come in “Todo cambia”,  la speranza che tutto possa un giorno cambiare (ripresa anche da Nanni Moretti nel film “Habemus Papam”. La canzone fa da sfondo alla pellicola di Moretti uscita in un tempo di cambiamento per la Chiesa e per la società italiana ). Diventa un punto di riferimento culturale per il proprio popolo oppresso ed anche per i molti connazionali sparsi nel mondo perché sfuggiti alle persecuzioni. Tre anni dopo, siamo nel 1982, la dittatura cade e Mercedes puo’ finalmente fare rientro nel proprio Paese. Un rientro trionfale, ovviamente, celebrato con imponenti e ripetuti concerti al Teatro dell’Opera di Buenos Aires avvalendosi della collaborazione di famosi musicisti locali. Il clima è tuttavia relativamente festoso, tante, troppe donne argentine piangono figli e mariti scomparsi, nel senso anche letterale del termine. L’interpretazione di Gracias a la vida, eseguita nelle lunghe tournée a seguire, diventa la sua canzone simbolo, insieme all’inno alla resistenza Todavia cantamos. Se nella prima parte della vita ricevette riconoscimenti prettamente in ambito musicale, ora Mercedes Sosa assurge a ruolo di ambasciatrice culturale a tutto campo e in tutto il mondo.

Alla sua scomparsa, avvenuta a 74 anni nel 2009, la sua Argentina si ferma per tre giorni ed anche il Perù proclama il lutto nazionale. Riceverà l’ultimo omaggio dai Capi di Stato piu’ importanti del Sudamerica quali il brasiliano Lula, la cilena Bachelet, il venezuelano Chavez. La pasionaria del folk è ora nella leggenda. Le sue parole di lotta e speranza sono l’epitaffio più prezioso di una vita spesa per la libertà.

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