Viaggio a Nantes per il pre-debutto di Lepage: ritornare alla necessità del teatro e dimenticare quel teatro mortale che ci circonda

Andare a teatro può essere l’esperienza noiosa cui ci hanno abituato dalle nostre parti, a causa del provincialismo imperante e della totale estraneità al fatto da parte dei dirigenti teatrali/direttori o presunti tali (vedi cartellone della stagione in corso), un rituale inutile, una spesa da investire altrove, un evento anonimo, una cosa da dimenticare. Oppure può essere qualcosa di indimenticabile e necessario. Che è esattamente il motivo per cui ho deciso moltissimi anni fa di occuparmi di questa nobile e straordinaria arte.

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Voglio condividere questa meravigliosa esperienza fatta a Nantes lo scorso week end dove amministratori lungimiranti hanno trasformato un ex spazio industriale sulla Loira in un luogo “unico” appunto LIEU UNIQUE, ovvero un luogo che raccoglie spazi teatrali, per i concerti, per dj set, ristorante, bar, spazio espositivo, libreria, spazio per i bambini. Un luogo che dovremmo dire “alternativo” ma in Francia questi sono i posti culturali ben più numerosi di quelli normalizzanti, e anche i più frequentati. UN modello da copiare, invece qua chiudiamo i teatri e ne facciamo parcheggi, supermercati, e il teatro di ricerca lo releghiamo allo spazio di una palestra da 90 posti, senza possibilità di inserire scenografia (vedi Dialma Ruggiero).

Che noia anche questa distinzione tra teatro di ricerca e teatro del grande pubblico! E come al solito gli amati/odiati cugini francesi ci insegnano che questa distinzione è ancòrata a vecchi schemi da mandare in cantina e quindi infatti ecco il grande strepitoso, magnifico esaltante Robert Lepage, la celebrity più grandiosa del teatro di oggi, più grande di Ronconi, di Wilson, che viene a LIEU UNIQUE di NANTES, tra i giovani, tra gli “alternativi”, a portare il suo teatro. Lui che firma regie d’opera per il Metropolitan di New York e per il Cirque du soleil o per Peter Gabriel. Lepage è un artista che ha compreso come la tecnologia possa essere un legante tra vecchia e nuova generazione, che questa possa comunicare attraverso una modernissima drammaturgia che è fatta anche di suggestioni audio visive. E che ha compreso che la distinzione tra i generi di spettacolo è iniqua. E quindi anche gli spazi, mescolando pubblici.

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887 è il titolo di questo spettacolo che ha predebuttato a Nantes, dal numero civico della sua casa in Québec all’epoca della sua infanzia. Il tema dello spettacolo è la memoria ed è la sua risposta alle tecnologie del ricordo, ai dispositivi che usiamo per depositare ciò che appartiene al passato. Intimista e poetico, questo spettacolo racconta della memoria che è anche un tema teatrale, la memoria del testo, la memoria affettiva che Stanislawsky incitava a far riemergere per creare e far rivivere il personaggio. La memoria di Lepage ha una data e un luogo: anni Settanta, Québec. Sono gli anni della sua formazione e vocazione teatrale al Conservatoire d’arte Dramatique di Québec city e sono gli anni della Crisi d’ottobre, del Fronte di Liberazione del Québec e del movimento separatista. La narrazione avviene interagendo con una scenografia che contiene video in animazione e che aprendosi mostra ambienti praticabili.

E ora una considerazione di natura generale.

Come prevedibile, il teatro è colmo, ma, cosa più interessante, di persone di tutte le età, fra cui molti giovani e giovanissimi, di diversa estrazione. Già nel foyer si respira una tensione particolare, una specie di frenesia che sprizza dal chiacchiericcio vivace e che non si trasforma nel silenzio concentrato dei grandi eventi teatrali una volta entrati in sala. Al contrario, il pubblico continua a rumoreggiare, e un attimo prima dell’inizio dello spettacolo, esplode in un applauso. Lepage in Francia oltre che ovviamente in Canada, ha acquisito con i suoi spettacoli un posto di beniamino nel cuore del pubblico, diventando quasi una sorta di star popolare nei confronti della quale la considerazione critica ed estetica si mescola ai reagenti più irrazionali dell’affetto e dell’identificazione.

Il teatro sembra ritrovare la spontaneità e il carattere festivo, liberandosi dall’etichetta polverosa di prodotto culturale d’elite che, almeno per quanto riguarda la situazione europea, rischia di soffocarne la vitalità e di porne in discussione la stessa necessità. Nell’ottica francese forse più libera da pregiudizi culturali e da rigide partizioni di generi, il teatro, anche quello artisticamente valido e sperimentale,  non perde completamente un certo valore spettacolare di intrattenimento – anche se, ammetto, la parola non mi piace – il che non significa a priori superficialità di argomenti, rifiuto della riflessione e routine estetico-formale.

Robert Lepage come un funambolo, è capace di coinvolgere completamente lo spettatore nelle storie che racconta, avanzando sospeso in equilibro fra semplicità e complessità, ironia e pathos, narrazione e lirismo, parola e tecnologia.

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