Antoine de Saint-Exupéry: a 70 anni dalla morte, una recensione di Mario Bertin

  Il settantesimo anniversario della morte di Antoine de Saint-Exupéry ha visto un fiorire di ripubblicazioni delle sue opere. Saint-Ex, come veniva chiamato dagli amici, è soprattutto famoso per Il piccolo principe, il suo capolavoro, considerato abitualmente come un libro per ragazzi, ma rivolto invece a lettori di qualsiasi età. Una “favola autobiografica” che tocca e si svolge su molti registri dell’intelligenza e del cuore. Tra le molte riproposte, però, io vorrei segnalare due libri, forse meno noti e diffusi, ma che rappresentano, a parere di molti, il punto più alto dell’opera di questo straordinario scrittore, discendente da una delle famiglie nobili più antiche di Francia, che scelse di fare il pilota, prima postale, poi di linea, infine di guerra, il cui aereo venne abbattuto da un cecchino tedesco, durante una sua missione sul Mediterraneo, il 31 luglio 1944. I due libri di cui vorrei parlare, peraltro molto omogenei tra loro, sono Terra degli uomini (1943) e Lettera a un ostaggio (1943). A quest’ultimo è aggiunto un secondo scritto, Bisogna dare un senso alla vita degli uomini, che fa parte di una raccolta di saggi intitolata La pace o la guerra, pubblicata originariamente su “Paris Soir”, all’inizio di ottobre 1938, cioè durante la guerra di Spagna che era anche la vigilia di un’altra guerra.
In queste opere, come d’altronde in tutti i suoi scritti, Saint-Exupéry adotta il procedimento di legare le proprie esperienze di pilota e di corrispondente dal fronte a una pratica letteraria arricchita da una costante tensione morale, che ne rappresenta il valore, come ha riconosciuto André Gide nella prefazione al precedente Volo di notte. “Questo suo racconto, di cui riconosco il valore letterario – scrive Gide ha, d’altro canto, anche il valore di un documento e queste due qualità, unite in modo tanto insperato, danno a Volo di notte la sua eccezionale importanza”. La sintesi  di testimonianza e di una scrittura pulita, chiara e precisa, fatta di brevi periodi carichi di forza evocativa e di emozione, è presente in maniera tanto prepotente nella sua opera, che ogni racconto può essere considerato autobiografico, anche nei particolari più insignificanti.
Scopo assoluto della vita umana è, per Saint-Exupéry, di diventare virtuosi, perché soltanto la ricerca del bene consente di vivere in modo giusto la realtà, qualsiasi essa sia. Si tratta di una forma di “religione” laica, di “filosofia di vita” che non incoraggia a ritirarsi dal mondo, ma a misurarsi con esso e a superarne la resistenza.

Nell’incipit di Terra degli uomini egli dichiara: La terra ci dice di noi più di tutti i libri. Perché ci oppone resistenza. L’uomo scopre se stesso quando si misura con l’ostacolo”. L’idea di lotta contro le forze della natura (gli ostacoli invisibili e le tempeste lungo le rotte di volo, la sete nel deserto, ecc.) è presente nell’ intera sua opera. Egli la considera, infatti, il segreto della storia dell’uomo e della sua grandezza. In questa lotta si richiedono delle virtù, che oggi sembrano scomparse dall’orizzonte della modernità. Esse sono il “rispetto dell’uomo”, il coraggio, la solidarietà, l’amicizia, la fraternità, il sostegno reciproco, la preoccupazione per il bene altrui più che per il proprio (il protagonista di Terra degli uomini, sperduto nel deserto dove è precipitato con il suo aereo, non è preoccupato per sé quanto per i disagi che devono affrontare, magari inutilmente, i soccorritori). “L’unico uomo che non sembra ridicolo – scrive Saint-Exupéry è quello che si occupa d’altro che non sia se stesso”. E ancora: “Ci si arricchisce alla scoperta di altre coscienze”. Il libro intero è un commento di questi valori. Essi, però, non appaiono da nessun’altra parte con maggiore forza che nel racconto della caduta nel deserto dell’aereo che l’autore pilota. A  proposito di questa avventura, egli scrive: “Poiché il deserto non offre nessuna ricchezza tangibile, poiché non c’è nulla da vedere né da sentire, nel deserto, si è costretti a riconoscere che l’uomo è animato soprattutto da sollecitazioni invisibili. L’uomo è governato dallo spirito. Io valgo, nel deserto, quanto valgono le mie divinità”. E il libro si chiude con l’affermazione: “Solo lo spirito, se soffia sull’argilla, può creare l’Uomo

Lo scrittore francese Paul Nizan conclude: “Tutto il libro è stupendo”.

  Questi stessi valori Saint-Exupéry li riafferma anche in Lettera a un ostaggio e nel racconto Bisogna dare un senso alla vita degli uomini. In questi due testi egli ripete che la sua unica preoccupazione è la ricerca della verità, che, per l’uomo è ciò che fa di lui  un Uomo (memorabile è l’esempio delle gazzelle che muoiono di nostalgia se tenute in cattività perché non possono scorrazzare libere nel deserto, come è nella loro natura). Solo vivendo nella verità si può dare un senso alla vita. Vivere nella verità vuol dire convincersi che ogni uomo ha bisogno dell’amore dell’altro. “Non esiste un uomo al mondo che, almeno per una sua parte, non sia mio amico”. E questa parte, in cui è possibile l’incontro di un uomo con l’altro uomo, bisogna scoprirla anche negli aspetti più inconciliabili della vita. Anche nel nemico che ti tiene prigioniero. Questo punto di incontro può essere esile come un sorriso, perché nel sorriso si raggiunge l’altro al di sopra dei linguaggi, delle caste, dei partiti.

Lettera a un ostaggio è stata definita “Il poema della restaurazione del sorriso”.
Ecco dunque due libri straordinari che ci invitano a non chiamare errore il contrario della nostra verità.

(Mario Bertin)  

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Antoine de Saint-Exupéry
Terra degli uomini
Elliot Edizioni, Roma 2014
pp. 192, euro 14.50

Antoine de saint-Exupéry
Lettera a un ostaggio
Elliot Edizioni, Roma 2014
pp. 64, euro 7.50

 

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