Ci ritorni in mente con pensieri e parole: Lucio Battisti

Un gruppo di ragazzi intorno al fuoco, di notte, sulla spiaggia. Uno di loro ha una chitarra, siedono tutti in cerchio e, quasi sussurrate, partono le prime note e la prima strofa: “Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi…”. Chissà quante volte si è perpetuato questo rituale lungo le coste del nostro Paese, oppure davanti ad un camino in una casa di montagna. Parole semplici, a volte ingenue ed altre volte quasi banali, che disciolte nella giusta melodia, acquisivano un sapore speciale, magico. Cosi’ come certi amori, che possono essere unici, il sodalizio Mogol-Battisti ha prodotto una serie unica ed irripetibile di brani immortali. Un incontro alchemico, un amalgama tra due pittori, dove la tavolozza di uno forniva i colori per le pennellate dell’altro. Un paroliere che raccontava l’amore con le sue gioie ed i suoi tormenti ed un compositore che trasformava quelle parole in musica, la musica che le esaltava in modo perfetto. Lucio Battisti non era un cantante, anzi, i critici musicali non si esimevano dal sottolineare la sua voce fragile, senza estensione, un po’ sgraziata. Eppure, le stesse canzoni interpretate da un altro, perdono qualcosa, hanno un non so che di incompiuto.
Nonostante i grandi successi, la carriera artistica e la vita privata di Battisti sono state tormentate. Un uomo introverso, misogino, schivo, timido e diffidente, schiacciato da una grande sensibilità che sublimava nella musica. Era nato il 5 marzo del ’43 vicino a Rieti, nell’esatto centro dell’Italia e forse, inconsciamente, ciò ha esasperato quel suo sentirsi accerchiato, braccato, bisognoso di rifugiarsi dal mondo esterno che viveva come ostile. Il suo pessimo rapporto con la stampa lo portò ad isolarsi, l’ultima apparizione pubblica fu in una trasmissione della Svizzera Italiana nell’80. In quella Svizzera dove viveva e vive, da anni, la sua amica Mina, per la quale compose le splendide Insieme”ed Amor mio”e con la quale fece un duetto memorabile nella trasmissione Teatro 10, esibizione tutt’oggi considerata un must della musica leggera nostrana.

Mentre Mina è assurta a mito dopo l’esilio dorato a Lugano, Lucio venne aspramente criticato per la scomparsa dalle scene. L’accoppiata Mogol-Battisti ha inciso persino sul linguaggio comune. Frasi come “lo scopriremo solo vivendo” oppure  “tu chiamale se vuoi, emozioni”e “una donna per amico” fanno parte del nostro patrimonio lessicale. Di questo matrimonio artistico, oltre alle splendide canzoni, sono rimasti aneddoti e tante leggende metropolitane. Tra i primi, il lungo viaggio a cavallo da Milano a Roma, tra le seconde, la presunta fede fascista di Lucio. Cantare solo l’amore era una colpa in quegli anni, voleva dire disimpegno politico, cosi’ alcuni testi vennero interpretati come riferimenti alla destra. “Planando sopra boschi di braccia tese” e  si pensò al saluto romano, “la fiamma è spenta o è accesa?” e subito lo si accostò all’MSI. Persino “oh mare nero, mare nero” doveva essere per forza un inno inequivocabile con il quale spezzare le reni all’ascoltatore…

Tesi ridicole, casomai avrebbero dovuto accusare Mogol visto che ne era l’autore, ma accanirsi contro Battisti era più facile. Molti non sanno che quel mare nero altro non era che il mare notturno del Salento, dove i due si rifugiavano a comporre le canzoni piu’ belle, come ad esempio “Acqua azzurra acqua chiara” e molti altri capolavori. Quell’acqua spesso ricorrente nell’animo nettuniano di molti nati in marzo, cosi’ come il dedicarsi agli altri, altro tratto peculiare. Infatti, in qualità di compositore, ha firmato grandi successi per l’Equipe 84, Lauzi, Dik Dik, Formula Tre, Patty Pravo e la già citata Mina ma anche per giovani emergenti. Tipiche dei nettuniani sono anche le fughe, mentali e non, tipo quella a Londra, con la moglie Letizia, dopo che il loro unico figlio era sfuggito ad un tentativo di sequestro. Ma quel matrimonio artistico che sembrava indissolubile ad un certo punto si ruppe bruscamente, anche qui fiorirono le leggende riguardo le cause. Di certo, il bisogno di sperimentare di Lucio, il suo bisogno di esprimersi senza lacci e lacciuoli a Giulio Rapetti-Mogol non andava a genio. La simbiosi si era trasformata in un legame soffocante e Battisti seguì la propria indole. Iniziò quindi una seconda carriera, lasciando spiazzati i numerosi fans e dividendo, tanto per cambiare, la critica. Chiusa la lunga stagione di successi con Mogol, il nuovo mentore diventa Pasquale Panella, paroliere incline ad un linguaggio ermetico, di difficile presa. La stessa musica segue una trasformazione al passo con i tempi, il grande pubblico è sconcertato e sono ben pochi i critici musicali che apprezzano la svolta. Un Battisti che canta brani impegnativi sarà premiato da una fascia ristretta di pubblico, sicuramente più maturo e d’elite, per intenditori e palati fini, insomma. I milioni di copie vendute sono ormai un ricordo ma la cifra artistica e qualitativa, rivalutata come postuma, appaga la sua esigenza di sperimentazione. Arroccato nella propria villa in quella “Brianza velenosa”, totalmente avulso dalla vita esterna, fotografato di nascosto da sofisticati teleobiettivi, trascorre gli ultimi scampoli della sua esistenza. In “una giornata uggiosa” di settembre, si spegne a soli 55 anni, gli alti steccati eretti dalla famiglia impediscono di conoscerne le esatte cause. Ci ritorni in mente con “pensieri e parole” indimenticabili, immortalate da un talento musicale unico nel suo genere, mentre la vita va avanti e, ancora una volta, “i giardini di marzo si vestono di nuovi colori”…

[vsw id=”1xZTc7HwBTI” source=”youtube” width=”425″ height=”344″ autoplay=”no”]

Advertisements
Advertisements
Advertisements

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.