Matteo Salvini, il populismo a “pensiero zero”.

La Lega sabato, a Roma, terrà la sua manifestazione contro Matteo Renzi e il suo governo: “Renzi  a casa!” è lo slogan leghista.  Ecco l’editoriale del Direttore sulla Lega di Matteo Salvini. 

In tempi di debolezza della politica a tutti i livelli, la scena politica è affollata da “personaggi” onnipresenti. Tanto da rendersi ridicoli nel passare dalla sera alla mattina, il tempo di uno sbadiglio, sempre sullo stesso canale televisivo. Ci riferiamo al “leader” leghista Matteo Salvini. Un vero e proprio super presenzialista dei Talk Show: l’altra sera a Ballarò, e ieri mattina, alle 9, ad Agorà.
 Silvio Berlusconi, nella sua più che vent’annale esperienza, ha “infestato” la politica italiana di “presentismo” (ovvero il respiro corto del “presente”), slogan da televendita, promesse continue e mai mantenute. Insomma la politica  è diventata una “succursale” del Marketing. E le conseguenze tragiche sul nostro Paese sono evidenti.

La “malattia” del berlusconismo così si è incuneata nella politica italiana e ci vorranno anni di cure pesanti prima di guarirne. Nella “politica succursale” tutto è slogan, tutto si ripete all’infinito, in uno stanco “rosario” di promesse. L’importante è “bombardare” l’ascoltatore passivo. Anche nello schieramento del centrosinistra, da un po’ di tempo, si cade, spesso, nella stessa malattia. Ma, forse, in quest’ambito vi sono ancora degli “anticorpi”… forse. Ebbene nello sfaccio della coalizione di destra Salvini è riuscito, così, nell’impresa di essere lui il “motore” , con buona pace di Forza Italia, di quella coalizione (o meglio di quello che resta). Nei sondaggi supera FI e si presenta come una Lega Nazionale, dal colore sempre più nero (l’alleanza, in Europa, con la Le Pen, in Italia con Casa Pound e Fratelli d’Italia).
La sua ricetta , per i problemi dell’Italia, è molto semplicistica: barriere contro l’immigrazione, no euro, revisione dei trattati europei ecc. Senza dimenticare il feeling con Putin (in versione anti UE). Il tutto “condito” dal fomentare  paure ataviche, tipiche della guerra tra poveri in tempi di crisi.
  Salvini, lui che è europarlamentare, non ama l’Europa tanto da essere stato ,nel 2014 , l’unico leghista poco presente e poco attivo a Bruxelles.  (Matteo Salvini. Il capo indiscusso della Lega, ha fatto registrare una presenza alle votazioni in seduta plenaria del 52% e la 555esima posizione nel ranking europeo (4 proposte di risoluzione e 25 interrogazioni). Il leader del carroccio non fa meglio nemmeno in commissione Affari Internazionali, dove raggiunge la 65esima posizione su 80 membri).

Certo in questi giorni per lui non sono giorni facili: lo scontro tra Tosi e il governatore Zaia in Veneto (ovvero Liga contro Lega) non lascia presagire nulla di buono (con un centrodestra diviso sulla questione dell’Ncd). Abbandonata la secessione, “l’utopia” bossiana, ora la “nuova” Lega di stampo “nazionale” si candida così a essere il polo trainante del “neopopulismo” italiano (sulla stessa lunghezza d’onda di quello di altri paesi europei). Per questo la Lega salviniana (che i sondaggi danno al 15%) può rappresentare una regressione per la politica italiana. Il “marketing” della paura non produce pensiero e tanto meno soluzioni ai problemi italiani.
E per il Centrosinistra non è un fenomeno da sottovalutare. Anzi. Peccherebbe di superficialità se facesse così. Le “periferie” devono essere il luogo dove si incarna la politica solidale del centrosinistra. Il “marketing” della Paura, quindi, è il nuovo nome dell’imbarbarimento della politica.

Una nazione si governa con il pensiero complesso, non con le semplificazioni degli slogan dei Talk Show televisivi.

 

 

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