Lerici, Michele Fiore: “Cacciato dal PD perché ho scelto la mia Comunità anziché il Partito”

LERICI– La fine dell’Amministrazione Caluri sta scritta nei numeri drammatici che raccontano una gestione politico-amministrativa totalmente deficitaria: 5 dimissioni tra Assessori e Consiglieri, 2 Partiti fuoriusciti dalla Maggioranza, il Partito di Maggioranza relativa Commissariato, 1 Indagine della Corte dei Conti (Debito Picedi) e 2, forse 3, della Magistratura Ordinaria (STL, Ordinanze balneazione estate 2014), 3 crisi di Giunta, più di tante parole, i “perché” della fine anticipata della Consiliatura.
Dopo ogni crisi si è fatto finta di nulla, andando avanti. Vivendo alla giornata, nel tentativo di passare la nottata e “prendere tempo”: la vera cifra amministrativa dell’Amministrazione Caluri.
Un’ Amministrazione che è parsa come lo studente che si prepara all’interrogazione 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni, salvo prendersela col professore per il 4 in pagella rifilatogli.
In questi anni non è stata importante la risoluzione del problemi ma lo scarico delle responsabilità: una condizione di totale de-responsabilizzazione che ha caratterizzato, spiace dirlo, innanzitutto il primo cittadino che è parso nascosto, impalpabile, poco autorevole.
Ciò ha determinato, da un lato un vuoto di potere, colmato, assai spesso, da altre Istituzioni.
Dall’altra un vuoto di rappresentanza (mai si era assistito al proliferare di tante associazioni e Comitati spontanei) che ha causato gravissime spaccature in seno alla Comunità, oltre ad un clima di smarrimento degli uffici Comunali, che non hanno mai sentito la “copertura” politica necessaria a ben operare
La narrazione (assai demagogica) di queste ore racconta di una crisi causata dal “correntismo” interno al PD. Niente di più sciocco. I problemi interni al PD e alla Maggioranza hanno sicuramente inciso, ma non quanto i “nodi” politici e amministrativi mai affrontati e risolti. La gestione politico-amministrativa di Caluri si è sviluppata, più che nei contesti politici e istituzionali, nei caminetti informali, numerosissimi, composti dagli amici e dai compagni di cordata.
Un Sindaco “di parte” non può rappresentare la sintesi di una maggioranza composita e plurale.
In più, mai come in questi anni, Lerici ha avuto un ruolo totalmente subalterno nei contesti politici ed istituzionali extra comunali: parliamo di Acam, Porto, Ato idrica, solo per citarne alcuni.
Lerici è divenuta una realtà “mansueta” e perfettamente confacente alle logiche di potere della nostra Provincia, che i cittadini pagano sulla propria pelle in termini di costi/qualità dei servizi erogati.
Una gestione perennemente in emergenza, senza programmazione, senza visione, fatta per lo più di impegni non mantenuti.
Ci sono poi vicende che, gestite malissimo, hanno spaccato la maggioranza: il riassetto scolastico, caratterizzato da una serie di tira e molla e dal fallimento di un progetto che aveva quali obiettivi la razionalizzazione degli oneri economici ed organizzativi e l’accorpamento del tempo pieno in un unico plesso e che ha visto, dati alla mano, aumentare costi e oneri gestionali e dividere il tempo pieno su 3 plessi scolastici.
Così come la scellerata gestione del debito Picedi con Sindaco e Assessore competente che candidamente dichiaravano ad una Commissione di garanzia di non conoscere la norma che impone di presentare senza ritardo al Consiglio Comunale i debiti fuori bilancio: una sentenza rimasta nel cassetto per mesi. Mesi trascorsi, inoltre, senza arrivare alla risoluzione della famigerata convenzione “Coopsette”, nonostante gli impegni, le promesse, le rassicurazioni. Per non parlare delle gestione delle opere pubbliche (dal Parcheggio della Serra, su cui si è rischiato di sfasciare il bilancio, alla messa in sicurezza di Via Biaggini, inspiegabilmente bloccata per due anni, fino alla “pensilina” di Via Gozzano a San Terenzo, spostata schizofrenicamente avanti e indietro per mesi, o la Marinella il cui progetto definitivo, cronoprogramma alla mano, avrebbe già dovuto essere pronto) o della questione fognaria, che nel mio breve mandato da Assessore ho affrontato, insieme ad Acam, con una concreta programmazione in grado di darci respiro che avrebbe dovuto già essere realizzata e, ad oggi, è ancora al palo salvo alcuni piccoli interventi.
In ultimo, le politiche di bilancio, gestite secondo modalità ragionieristiche, senza alcuna condivisione non solo con la popolazione, ma neppure con i Consiglieri Comunali chiamati, per due esercizi di fila, a votare secondo il principio di fedeltà cieca.
Lunedì ho operato una scelta in coscienza, in linea col mandato ricevuto dagli elettori perché ho ritenuto, e come me altri, che il progetto politico della Lista Golfo dei Poeti si fosse esaurito. Ho proposto di inaugurare una fase nuova, aperta al contributo di tutto il Consiglio Comunale (il cui ruolo, in questi anni, è stato calpestato), delle forze politiche e sociali, delle frazioni, valorizzando il ruolo dei Comitati, che si risolvesse in una netta cesura col passato, in un pragmatismo amministrativo che portasse ad individuare le vere priorità e passasse da un profondo rinnovamento della squadra di Governo. La risposta è stata (al di là delle pantomina della riconsegna delle deleghe degli assessori) che la squadra andava bene così e che il progetto doveva semplicemente subire alcune modifiche: i filmati del Consiglio sono lì a testimoniarlo. Su queste basi l’alternativa era privilegiare il PD e i miei personali interessi (il PD avrebbe “premiato” la mia responsabilità) magari accettando di mettere in Giunta una o due persone a me vicine, oppure la coscienza che l’Amministratore deve avere verso il territorio che rappresenta.
Ho privilegiato ciò che ho ritenuto giusto rispetto a ciò che mi sarebbe tornato utile.
In questi anni ho sempre combattuto dall’interno tentando di far prevalere le mie idee e fuori per difendere con lealtà le scelte collettive. Ho segnalato da mesi al Segretario Michelucci la profonda gravità della crisi in cui versavamo e l’inadeguatezza di Caluri nel gestirla, ma, evidentemente, troppo impegnato a garantirsi il proprio percorso personale in Regione, si è attivato con colpevole ritardo. Un tempo se ne sarebbero tratte le conseguenze. La modernità del “nuovo corso” porta invece a cogliere l’occasione per fare un po’ di “pulizia” interna.
Oggi, per dirla con le parole del Segretario Provinciale “non sono più utilizzabile dal PD”: prendo atto e, con in più il patrimonio di una travagliata, ma istruttiva esperienza amministrativa, che mi ha fatto crescere, sono pronto a dare il mio contributo altrove, in un progetto che metta al centro da un lato le emergenze, dall’altro le prospettive: perché la sfida che abbiamo davanti è quella di saper coniugare la “politica delle piccole cose”, che migliora la qualità della vita delle persone, la cui importanza conosco perfettamente, per essermene occupato in prima persona, con una visione di sviluppo durevole che affronti, finalmente e col coraggio che si richiede alla politica, tutti quei temi “strutturali” (dalle Infrastrutture, all’”economia del mare”, passando per la valorizzazione, anche attraverso processi di razionalizzazione ed accorpamento, delle nostre società partecipate) rimandati da troppo tempo, che possono riconsegnare a Lerici il futuro che merita, creando nuovi circuiti economici, benessere, occupazione.
Lerici resta una realtà dalle enormi potenzialità che va liberata dalla cappa di una politica brutta, che privilegia la fedeltà cieca e le rendite rispetto al merito e alle reali esigenze di un territorio che va impoverendosi giorno dopo giorno.
Lavorerò esattamente per cogliere questo obiettivo.

(Michele Fiore)

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