Patty Pravo: la ragazza del Piper e la sua “vita senza freni”

La primavera, quando decide di irrompere con tutta la sua forza, non si ferma davanti a nessun ostacolo. Gli antichi osservavano la natura ed infatti attribuirono il primo segno all’Ariete, la sequenza zodiacale inizia da lì. Nicoletta Strambelli nasce in una famiglia benestante nell’aprile del ’48, a Venezia. Un carattere forte, anticonformista, alieno ad ogni compromesso. A metà degli anni sessanta tra i giovani c’era fermento, voglia di trasgressione, ribellione, spirito di iniziativa. Il terreno ideale per questa ragazza annoiata di provincia, perché Venezia è sempre stata tutto fuorché una città. Il Piper di Roma era il trampolino di lancio per cantanti e complessi, allora si chiamavano cosi’, che sull’onda beatlesiana fiorivano in ogni angolo del Paese. Tanto per inquadrare il personaggio, sceglie Pravo come nome d’arte, termine che nel toscano volgare antico significava “malvagio”. Con il travolgente successo di Ragazzo Triste, ebbe inizio la lunga avventura di un’artista seconda solo a Mina, tra le italiane, per copie vendute, oltre cento milioni in carriera. Fu la prima canzone pop ad essere trasmessa da Radio Vaticana, i testi audaci sarebbero arrivati di lì a poco. La maggior parte dei 45 giri di quel periodo erano versioni in italiano di successi stranieri, la giovane Patty non sfuggì a questa tendenza. Un’altra moda era quella dei musicarelli, film con protagonisti i cantanti del momento, incentrati su storie romantiche scandite a suon di musica, dei veri fotoromanzi musicali. In pieno sessantotto, esce quello che si rivelerà come il suo più  grande successo, La Bambola. Tra film e televisione, a vent’anni è già una star, la sua primavera è esplosa. Rischia di compromettere tutto quando esce Tripoli 1969, una canzone che contiene esplicitamente il refrain di Tripoli bel suol d’amore. Era una canzone di guerra del 1911 divenuta in seguito un classico del repertorio fascista durante il ventennio. In un’epoca in cui la musica era totalmente appannaggio della sinistra, dove in Tv i cantanti venivano “processati” dal pubblico se non erano troppo schierati, si può  immaginare il putiferio che ne scaturì. Ma l’ariete-Pravo prosegue la sua corsa a testa bassa, ormai il suo carattere è chiaro a tutti, si permette persino di rifiutare il ruolo di protagonista nel film Il giardino dei Finzi-Contini del grande Vittorio De Sica, tanto per dirne una.  Lasciata alle spalle la stagione beat, si cimenta in brani impegnati, rifacimenti di Brel, collaborazioni con i migliori autori del momento (Paoli, Battisti, Guccini, De Moraes, Ferrè). Arriva il secondo grande successo con Pazza idea e gli anni a venire la vedranno al centro della cronaca per essere finita sulla copertina di Playboy e in una famosa rivista pornografica. Nel frattempo, altro exploit con Pensiero stupendo, storia di un amour a trois, ma i tempi sono ormai cambiati e gli strali della censura sono un ricordo lontano. Se gli anni giovanili sono stati turbolenti, tra matrimoni e flirt, trasgressioni varie e capricci da diva, la maturità la vede ancora protagonista. Negli ultimi venticinque anni, la vulcanica Patty ha fatto di tutto per non cadere nell’oblio, per non passare inosservata. Numerose partecipazioni a Sanremo, ogni volta lasciando tutti di stucco o per l’abbigliamento o per le acconciature. Ha trascorso un periodo in Cina dove ha spopolato cantando anche in mandarino, unica italiana nella storia. Si è fatta tre giorni di carcere per possesso e consumo di hashish, dopo la scarcerazione dichiarò, non a torto, che alcuni milioni di italiani a quel punto dovrebbero andare in galera. Ha annullato alcuni concerti per il problema degli attacchi di panico,  tuttavia prosegue imperterrita, a cinquant’anni dal debutto la sua carriera sembra non risentire dell’usura del tempo. Quel tempo che ha cercato di fermare intervenendo chirurgicamente laddove la natura, impietosa, ha fatto il suo corso. Ha ricevuto riconoscimenti ovunque, i premi speciali della critica non si contano, addirittura qualche tempo fa c’è stata un’esposizione a lei dedicata da parte di una cinquantina di artisti di ogni parte del mondo. Sebbene la sua caratteristica voce abbia giocoforza smarrito lo smalto di una volta, quando si esibisce l’atmosfera è ammantata di quella sacralità peculiare dei grandi artisti di fama mondiale. La ragazza del Piper è cresciuta ma il suo spirito è rimasto quello che cantava in uno dei suoi primi successi, Qui e là: “senza freni vado e vivo cosi’ , qui e là io amo la libertà, e nessuno me la toglierà mai…”

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