Franco Godani: l’11 febbraio 1929 vengono firmati i Patti Lateranensi e l’Italia perde la sua laicità. Quanto ci costa ancora oggi quella firma voluta da Mussolini.

Lunedì prossimo, 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, avrà luogo la firma dei patti che sanciranno la Conciliazione fra la Chiesa e lo Stato italiano dopo quasi settant’anni di «guerra fredda»“. Questo fu il testo inviato alle redazioni dei giornali qualche giorno prima della firma dei Patti Lateranensi.

Da quel giorno l’Italia smise di essere uno stato laico. Il principio liberale di “libera Chiesa in libero Stato” venne così cancellato. Gli “accordi del Laterano”, firmati da Benito Mussolini e da Pietro Gasparri e quindi ratificati con una apposita legge (27.5.1929, n. 810), consistono di due protocolli: un trattato con annessa una convenzione finanziaria e un concordato.

Il trattato (in ventisette articoli e una premessa, cui seguono quattro allegati) riconosce la necessità, “per assicurare alla Santa Sede l’assoluta e visibile indipendenza”, di costituire un territorio autonomo sul quale il pontefice possa esercitare la sua piena sovranità. Veniva così creato lo Stato della Città del Vaticano. Si confermava inoltre l’articolo 1 dello Statuto albertino, in virtù del quale “la religione cattolica, apostolica e romana” era considerata la sola religione dello Stato.

La persona del papa era dichiarata sacra e inviolabile, particolari privilegi venivano concessi alle persone residenti nella Città del Vaticano, e il patrimonio immobiliare della Santa Sede (di cui veniva fornito un elenco dettagliato) godeva di numerose esenzioni specie dal punto di vista tributario. La convenzione finanziaria liquidava le pendenze economiche fra le due parti mediante un cospicuo versamento da parte del governo italiano e la cessione di una congrua quantità di titoli azionari quale indennizzo dei danni subiti dalla Santa Sede con l’annessione degli Stati ex pontifici all’Italia e la conseguente liquidazione di gran parte dell’asse patrimoniale ecclesiastico.

Il concordato (quarantacinque articoli e una premessa), destinato a regolare i rapporti tra la Chiesa e lo Stato, assicura alla Chiesa la libertà nell’esercizio del potere spirituale, garantendo alcuni privilegi agli ecclesiastici (esonero dalla leva militare, speciale trattamento penale ecc.); riconosce gli effetti civili del matrimonio religioso e delle sentenze di nullità dei tribunali ecclesiastici; assicura infine l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali di ogni ordine e grado, come pure l’assistenza spirituale alle forze armate e agli ospedali.

La stipulazione dei patti lateranensi venne accolta favorevolmente da larga parte dell’opinione pubblica italiana e straniera. Chiari dissensi furono però manifestati da gruppi liberali (celebre l’intervento di Benedetto Croce durante la discussione in Senato) e dai cattolici antifascisti (Stefano Jacini, Luigi Sturzo).

I patti lateranensi  vennero ratificati nel maggio 1929, dopo un momento di ulteriore tensione fra le parti, dovuto in particolare alla divergente interpretazione di Mussolini e di Pio XI sull’effettiva portata delle norme concordatarie. La conciliazione tra Chiesa e Stato fu accolta e confermata dalla Costituzione repubblicana del 1947 che all’art. VII dichiara: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai patti lateranensi».

Dopo la Liberazione, a partire dal 1976, vennero avviate nuove trattative fra il Vaticano e il Governo italiano democratico, per la revisione del concordato che approdarono ad un nuovo patto firmato da Bettino Craxi il 18 febbraio 1984. In sistesi il “nuovo Concordato” prevede una  riforma degli enti e beni ecclesiastici e del sistema di sostentamento del clero, a cui sono seguite nuove norme diverse da quelle previste nel 1929, sulla nomina dei titolari di uffici ecclesiastici, sulle festività religiose riconosciute agli effetti civili, sull’insegnamento della religione cattolica nelle scuole (non più obbligatoria), sul riconoscimento dei titoli accademici delle facoltà approvate dalla Santa Sede, sull’assistenza spirituale alla Polizia di Stato, sulla tutela dei beni culturali di interesse religioso e degli archivi e biblioteche ecclesiastiche.

Ma com’è la situazione oggi? Secondo l’UAAR (Unione Atei, Agniostici e Razionalisti), però, la Chiesa cattolica ci costa (a noi italiani) oltre 6 miliardi di euro all’anno. Esattamente € 6.424.807.772   (Fonte: icostidellachiesa.it)

Franco Godani

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