In Consiglio il Pd spezzino vota contro la costruzione a 3 metri dai fiumi. A favore anche Bucchioni e Di Vizia (misto), De Luca (Ncd), Masia e Manfredini (Sel). M5S, Guerri e Fi escono, Scardigli si astiene.

LA SPEZIA – Ieri 9 febbraio c’è stato finalmente un segnale; un cambio di direzione doverosa, a seguito anche delle alluvioni che hanno toccato in più punti il nostro territorio stravolto e cementificato, eppure non facile dati i protagonisti in campo.

La gestione Burlando della Regione Liguria, si sa, non brilla certo per una visione “verde” se più volte, da fonti autorevoli, si sono levati strali contro la cementificazione della Liguria; uno su tutti il Professor Salvatore Settis nel 2010 al Festival della Mente di Sarzana, ancor prima che la Regione peggiorasse le norme in tema ambientale, ebbe modo di sottolineare come «La Liguria fosse il luogo d’Italia maggiormente mortificato dalla cementificazione».

Tema forte che è entrato anche nella campagna elettorale delle primarie, dato che la “delfina” di Burlando, Raffaella Paita, che ricordiamo ha la delega anche alla Protezione Civile, è stata da sempre sostenitrice di investimenti in grosse infrastrutture come la Gronda (non si sa quanto utili)  piuttosto che di quelli indirizzati ad una capillare messa in sicurezza del territorio.

Il gruppo Pd del Consiglio Comunale spezzino ha sfidato perciò il rischio che il suo voto venisse  preso per un atto “ostile” contro la candidata Presidente dello stesso partito, ed ha proposto e votato un ordine del giorno che sottolinea l’«alto rischio idrogeologico» del territorio ligure, nonché il palese conflitto esistente tra quella Regionale e la vigente normativa nazionale (D.Lgs. 03-04-2006 n. 152 “Norme in materia ambientale” – Codice dell’Ambiente, all’articolo 115) laddove essa indica che «le regioni disciplinano gli interventi di trasformazione e di gestione del suolo e del soprassuolo previsti nella fascia di almeno 10 metri dalla sponda di fiumi laghi stagni e lagune, comunque vietando la copertura dei corsi d’acqua…»

La legge regionale invece (R.R. 14 luglio 2011, n. 3) riduce sensibilmente la «distanzaminima delle costruzioni dalle sponde di rivi e torrenti» e – come recita la mozione dei consiglieri – «a distanza di pochi mesi dall’approvazione del R.R. 14 luglio 2011 n. 3, dopo che la Liguria è stata colpita dai tragici eventi alluvionali che hanno portato morte e distruzione a Genova e nelle 5 Terre, la Regione ha continuato a legiferare inserendo ulteriori deroghe in materia; con la  legge regionale 14 maggio 2013 n. 14 “Disposizioni di adeguamento e modifica della normativa regionale”,  veniva  introdotta all’art. 5 la possibilità di derogare in maniera indefinita alle norme sulla tutela dei corsi d’acqua in caso di attività produttive o di attività estrattive; nell’agosto 2013, con Delibera di Giunta Regionale n. 965 del 01/08/2013, veniva ribadito il seguente criterio specifico: «Per attività produttive esistenti, non altrimenti localizzabili,  per le quali sia dimostrata, al fine del mantenimento delle proprie attività, la necessità di procedere all’attuazione di interventi di tipo urbanistico edilizio interferenti con le fasce di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua di cui all’art. 4 del regolamento regionale n. 3/2011 […]  è possibile ridurre la fasce di rispetto prevista per i corsi d’acqua di primo livello all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica,  fino a 3 m dai limiti dell’alveo».

Pertanto alla regione viene ora chiesto di «emanare una normativa generale che recepisca quanto stabilito dalle più recenti delibere di giunta regionale riguardanti la tutela delle zone esondabili e di superare le deroghe sull’edificabilità nelle vicinanze dei corsi d’acqua così come previsto dal codice ambientale (D.Lgs.152/2006 )»

I consiglieri spezzini chiedono dunque di fare dietro-front alla Regione e adeguarsi alla legge  dello Stato contro cui quella regionale era in conflitto.

Una votazione non scontata quella di ieri sera e alla fine il colpo di scena c’è stato anche se non quello che Guerri, M5S e Forza Italia speravano decidendo di uscire per far mancare il numero legale.

La mozione è passata pur con la loro assenza dall’aula ed hanno votato a favore quasi tutti i consiglieri Pd presenti (10); Delfino, Cattani, Ferraioli, Venturini, Montefiori, Erba, Carro, Cremolini, Armani e Raffaelli, con l’astensione di Scardigli (che decisamente non ha il “pollice verde”); favorevoli anche Bucchioni di Rifondazione (gruppo misto) e Di Vizia della Lega  (gruppo misto), Masia e Manfredini di Sel e De Luca (Ncd).

A Federici ora l’onore di far recapitare la mozione al Consiglio Regionale… con tanti saluti da Spezia.

(di seguito il testo completo della mozione votata in Consiglio il 9-2-2015)

IL CONSIGLIO COMUNALE

Premesso che

in un territorio come quello ligure, soggetto ad alto rischio idrogeologico,  la normativa regionale in materia di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua– soprattutto riguardo alla  distanza delle costruzioni dai torrenti  e alla realizzazione di  tombinature e discariche o abbancamenti di materiali inerti  – dovrebbe essere improntata alla massima prudenza;

Il D.Lgs. 03-04-2006 n. 152 “Norme in materia ambientale” (Codice dell’Ambiente), all’articolo 115 (tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici), recita: «Al fine di assicurare il mantenimento o il ripristino della vegetazione spontanea nella fascia immediatamente adiacente i corpi idrici, […] di stabilizzazione delle sponde e di conservazione della biodiversità […] le regioni disciplinano gli interventi di trasformazione e di gestione del suolo e del soprassuolo previsti nella fascia di almeno 10 metri dalla sponda di fiumi laghi stagni e lagune, comunque vietando la copertura dei corsi d’acqua che non sia imposta da ragioni di tutela della pubblica incolumità e la realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti»;

A rilevare discrepanze con la legge nazionale è stata in tempi non sospetti la  sezione Tigullio di Italia Nostra che nel gennaio 2010, redigendo le osservazioni contro  un progetto per la realizzazione di una discarica di inerti nella valle del Rio Campodonico (Comune di Chiavari), scopriva che  il Piano di bacino della Provincia di Genova presentava gravi incongruenze con quanto stabilito dal Codice dell’Ambiente;

la risposta a tali considerazioni da parte del   Ministero dell’Ambiente, pervenuta in data 12 luglio 2011, nel riconoscere la giustezza delle osservazioni di Italia Nostra, riscontrava la difformità tra l’art. 115 del D.Lgs 152/06 e l’art. 9 del Piano di Bacino della Provincia di Genova  ed invitava le amministrazioni regionale e provinciale a «fornire ogni utile chiarimento al riguardo a questo Ministero e quindi ad apportare le pertinenti modifiche atte ad assicurare che i piani di stralcio in oggetto risultino conformi con la citata normativa nazionale»;

appena due giorni dopo la risposta del Ministero dell’Ambiente, la Regione Liguria approvava un nuovo “Regolamento recante disposizioni in materia di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua”  – R.R. 14 luglio 2011, n. 3 –  derogando pesantemente dalla legislazione nazionale soprattutto su due punti: le tombinature funzionali alla realizzazione di discariche e abbancamenti e la distanza minima delle costruzioni dalle sponde di rivi e torrenti;

a distanza di pochi mesi dall’approvazione del R.R. 14 luglio 2011 n. 3, dopo che la Liguria è stata colpita dai tragici eventi alluvionali che hanno portato morte e distruzione a Genova e nelle 5 Terre, la Regione ha continuato a legiferare inserendo ulteriori deroghe in materia;

con la  legge regionale 14 maggio 2013 n. 14 “Disposizioni di adeguamento e modifica della normativa regionale”,  veniva introdotta all’art. 5 la possibilità di derogare in maniera indefinita alle norme sulla tutela dei corsi d’acqua in caso di attività produttive o di attività estrattive;

nell’agosto 2013, con Delibera di Giunta Regionale n. 965 del 01/08/2013, veniva ribadito il seguente criterio specifico: «Per attività produttive esistenti, non altrimenti localizzabili,  per le quali sia dimostrata, al fine del mantenimento delle proprie attività, la necessità di procedere all’attuazione di interventi di tipo urbanistico edilizio interferenti con le fasce di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua di cui all’art. 4 del regolamento regionale n. 3/2011 […]  è possibile ridurre la fasce di rispetto prevista per i corsi d’acqua di primo livello all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica,  fino a 3 m dai limiti dell’alveo»;

in pendenza di un ricorso al Tar ad opera della sezione Tigullio di Italia Nostra il Ministero dell’Ambiente, esprimendo contrarietà alle realizzazioni previste, ha ribadito la stessa contrarietà  a tutte le opere pubbliche o private che prevedano la copertura dei corsi d’acqua ed ha confermato il carattere tassativo del divieto di realizzare, in alveo e nella fascia di pertinenza fluviale compresa entro i 10 metri dalle sponde del corso d’acqua, interventi di copertura, salvo casi imposti dalla tutela della pubblica incolumità,  nonché di impianti di smaltimento dei rifiuti, chiedendo altresì di provvedere per mettere fine alle difformità con la legge nazionale;

invita il Consiglio Regionale della Liguria

ad emanare una normativa generale che recepisca quanto stabilito dalle più recenti delibere di giunta regionale riguardanti la tutela delle zone esondabili e di superare le deroghe sull’edificabilità nelle vicinanze dei corsi d’acqua così come previsto dal codice ambientale (D.Lgs.152/2006 )

impegna il Presidente del Consiglio Comunale

a far pervenire la presente mozione al Presidente del Consiglio Regionale e, per suo tramite, ai membri eletti dello stesso

 

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