Sanremo 2015. L'anteprima

SANREMO– Puntuale come un rito pagano che si perpetua negli anni, inarrestabile come i fiumi d’inchiostro che verranno versati in questi giorni, è di nuovo Festival. Sanremo, per almeno una settimana, sarà l’ombelico d’Italia, il catalizzatore delle discussioni, delle polemiche, delle critiche. Succede così da sempre e, come sempre, la maggior parte degli italiani sarà affetta da disturbo bipolare. Infatti, la stragrande maggioranza dei nostri connazionali negherà, in modo sdegnato, di aver passato un solo minuto a seguire il Festival. Ovviamente, la mattina dopo la finale, nei bar e nei salotti si sprecheranno i commenti pro o contro la canzone vincitrice. Così come la nostra società, anche Sanremo si è adeguato ai tempi, alle mode, al costume e al malcostume. Il ventennio che abbiamo lasciato, si spera, alle spalle, non ha risparmiato la trasmissione di punta della Rai. Come in un processo di osmosi, abbiamo assistito ed assistiamo tuttora ad una lenta ma inesorabile mutazione nel dna del Festival.
I talent-show hanno egemonizzato la scena musicale, il processo è ormai irreversibile. E’ sufficiente incidere un disco e si entra di diritto nell’élite, nel gotha, ossia la categoria Campioni. Una volta, nemmeno molto tempo fa, erano quasi tutti cantanti affermati ed il pubblico si appassionava alla competizione. Quest’anno, la conduzione del programma è affidata a Carlo Conti. Grande professionista, uomo Rai, piuttosto freddino ma impeccabile, come la sua inimitabile abbronzatura. Ha iniziato la carriera come deejay, è un fan dichiarato e sfegatato dei Pink Floyd. Con queste premesse, stupisce che tra i big siano stati esclusi un certo Mario Biondi o un Sergio Cammariere per fare posto a Platinette e al duo cine-demenziale Biggio-Mandelli, quelli del film “I soliti idioti”. Due prodotti di quel ventennio di cui si diceva e che certifica, a forza, la colonizzazione da parte delle truppe Mediaset. Resta da sperare che Mauro Coruzzi si esibisca rappresentando se stesso, trattandosi di un uomo intelligente, e non nei panni trash-burlesque che lo hanno reso famoso. Complessivamente il livello medio dei partecipanti è piuttosto basso e non confortano piu’ di tanto i nomi degli ospiti annunciati. Sul palco dell’Ariston, sono passati nomi illustri, si pensi solo a Ray Charles, Madonna, Louis Armstrong, Stevie Wonder.

Il piatto forte verrà servito già alla prima serata con quella che si preannuncia come la reunion nazional-popolare per eccellenza: Al Bano e Romina. Storicamente, la prima serata del Festival fa il pieno in termini di audience, lo dicono le statistiche. La curiosità e la pruderie tipica italiana preannunciano ascolti da capogiro per vedere di nuovo insieme questa gioiosa macchina da soldi, parafrasando un Occhetto d’antan. Per tradizione, ogni anno viene invitato un campione dello sport, alla terza serata vedremo il CT della Nazionale Antonio Conte. Non un campione di simpatia a detta di tutti, sarà una bella lotta con il terzetto Masini-Tatangelo-Grignani in questa speciale classifica. A Sanremo, in passato, si cercava di prestare attenzione all’opportunità di invitare o meno determinati personaggi. In un’Italia devastata dal malaffare e che sta tentando di darsi un’immagine nuova e di ricrearsi una verginità a livello internazionale, forse l’ospite della serata finale andava pensato meglio.

Si tratta di Gianna Nannini, al centro delle recenti cronache per una maxi-evasione fiscale. D’accordo, bisogna essere garantisti ed aspettare le sentenze, per carità, ma si poteva evitare. Sanremo fa sempre parlare di sé, anche nelle scialbe edizioni tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta non mancavano gli spunti per le critiche. Da quella volta che ci fu la sceneggiata tra Pippo Baudo che convinse un tizio a non sfracellarsi sull’elegante pubblico della platea, questo espediente si è ripetuto in varie forme. L’anno scorso ci furono i disoccupati con scarpe ed abiti firmati, speriamo che gli autori del programma non abbiano escogitato qualche siparietto simile.
Un altro malvezzo sanremese è quello di anticipare il nome del vincitore dandolo per sicuro. Quest’anno i bookmakers, quelli veri, danno vincente con la quota di 2.50 il trio “Il Volo”. Si tratta di quei baldi ragazzotti che stanno spopolando oltreoceano cantando classici della musica nostrana, molto ben dotati vocalmente, ben affiatati, forse cresciuti troppo in fretta. Saranno omaggiati Mango e Pino Daniele, recentemente scomparsi, probabilmente in apertura di Festival. Quest’anno manca il comico “ufficiale”. In passato ci furono Benigni, Grillo, Crozza, l’anno scorso la monella Littizzetto. E’ una mancanza importante perché a Sanremo la satira, soprattutto politica, ha sempre riscosso gran successo. In ogni caso, sappiamo come andrà a finire. Come disse Piero Chiambretti coniando un efficace slogan entrato nel lessico popolare: “Comunque vada, sarà un successo”. Già, comunque vada…

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