Dio e i suoi volti. Per una nuova teologia biblica. Recensione di Mario Bertin

Può sembrare eccentrico segnalare in questa sede un libro di teologia, e per di più di teologia biblica, una materia che istintivamente pensiamo destinata soltanto a seminaristi e preti. Ma non è così. Il libro di Carmine Di Sante, dedicato al principale “mito” fondatore della nostra civiltà, interessa, e non superficialmente, ognuno di noi. E’ un libro particolare che ci fa scoprire come nuovo quello che credevamo di sapere da sempre. Che getta squarci di luce in una materia che ha a che vedere con la nostra storia e il nostro destino. Un libro, infine, che parla di argomenti fondamentali con il linguaggio di una narrazione limpida e accessibile a chiunque.

Il Dio di cui parla Carmine Di Sante non è il Dio dei filosofi, confinato in un cielo lontano, estraneo e inaccessibile, ma il Dio della Bibbia che si china sulla vicenda umana, prendendosene cura. Un Dio che non è una idea o la proiezione di pur nobili valori umani, ma un Dio calato dentro la storia. Un Dio, per dirla con lo studioso A. Rizzi, che, contrariamente a quanto avviene nell’antichità, non ha un popolo e che però, irrompendo gratuitamente nella storia,  ascolta il grido di dolore di un gruppo di uomini sofferenti per la loro condizione di schiavi, un gruppo umano che è ancora un non-popolo, e, stabilendo con loro un’alleanza, ne fa il suo popolo,. Questa è la novità di cui parla la Bibbia.
Il luogo in cui prende corpo questa alleanza non è un luogo naturale, fisico, ma è la parola. Il Dio biblico, scrive Di Sante, si definisce come Parola, non nel senso del logos greco, ma nel senso di un dialogo. Dio è parola perché “fuoriesce da sé per istituire un altro da sé con cui relazionarsi. La parola di Dio non è parola che Dio dice su di sé, bensì parola che Dio rivolge all’altro da sé”. Dio è parola che interpella l’uomo, che stabilisce con lui un patto ed esige da lui una risposta. La risposta chiude il cerchio, facendo dell’uomo un essere cosciente di sé e responsabile. E’ quanto Lutero disse in modo stupendo con queste parole: “Così Dio, con il suo uscire da sé ci fa entrare in noi stessi e la conoscenza di lui coincide con la conoscenza di noi”.La Bibbia, dunque, non è, se non episodicamente, un documento storico e non è mai soltanto un testo letterario. Essa è la “parola di Dio”.

Se poi ci si chiede per quale ragione Dio si riveli, senza che nessuno e niente glielo imponga, all’uomo e stabilisca con lui un’alleanza, che ha come oggetto, l’ingresso in una “terra promessa”, l’unica risposta possibile – dice Di Sante – è che egli è mosso dall’amore, di “un amore altro rispetto ai nostri amori”, delineando in tal modo un orizzonte inedito della realtà, ed in ciò rivelando la sua natura non fondata sulla identità, ma sulla alterità. Tutto questo comporta, tra l’altro, un libero ritrarsi di Dio per garantire la libertà dell’uomo. L’onnipotenza di Dio verrebbe così a definirsi come capacità di ridurre la sua stessa onnipotenza. Che sarebbe quanto dire che Dio è onnipotente nel suo pathos. Quello dell’amore è in definitiva l’unico volto di Dio, che non esclude però la pluralità dei volti enunciata nel titolo del libro. Essa infatti altro non è che una molteplice declinazione di quell’unico predicato (che poi è l’essenza stessa). Così Di Sante narra il Dio dell’alleanza e della gratuità, il Dio della fede, il Dio della legge e della giustizia, il Dio dell’ira e della misericordia, il Dio della pace e della felicità, che definisce l’orizzonte del Senso e della salvezza.      Il dialogo di Dio con l’uomo giunge al suo compimento nel silenzio, perché soltanto il silenzio è il linguaggio appropriato dell’amore e dell’ineffabile. “Il Dio vivente – conclude Carmine Di Santeè il Dio del silenzio e del nascondimento […], che non chiede di essere compreso, ma accolto e interpretato”. Dio è silenzio, ma non assenza di comunicazione, che si attua nel “cuore” dell’uomo, e cioè nella sua coscienza. La parola di Dio chiede all’uomo di assumere l’amore come unico metro del proprio agire. Questo libro, che riassume quarant’anni di ricerca e di studio, ma anche di passione dell’autore, apre nuovi orizzonti di comprensione e di Senso al lettore che se ne lascia sedurre.

Carmine Di Sante, Dio e i suoi volti. Per una nuova teologia biblica. Edizioni Paoline,  Milano 2014, € 16,00.

(Mario Bertin)

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