Lavori per oltre 4 milioni di euro all’Ospedale Sant’Andrea: le ditte che lavorano sotto inchiesta a Bologna, Torino e Genova

LA SPEZIA – I lavori di ristrutturazione dell’Ospedale Civile Sant’Andrea in corso al padiglione 5 di chirurgia e pad 6 “Casavecchia” prevedono importanti lavori di adeguamento per l’importo di 4 milioni e 520.000 euro. Sono stati aggiudicati al CCC, Consorzio Cooperative Costruzioni, una società cooperativa di Bologna, che ha presentato un ribasso d’asta di ben il 41,82% (per le categorie di lavoro og2, os3, os28, os30).

Le imprese esecutrici sono invece la Edil Atellana soc coop, con sede a Succivo (Caserta); Getech di Reggio Emilia e la Cems soc. coop, con sede a Nola Piazzolla (Napoli). Impresa subappaltatrice è la Venuto Impianti srl di Vittuone (Milano).

Il progetto è finanziato da fondi ex art 20 L. 67/88 per l’Edilizia Sanitaria, fondi FIR regionali, fondi di bilancio Asl 5  e proventi derivanti da cartolarizzazione.

Il 41,82% è una percentuale di ribasso molto elevata e dunque su questi lavori e sulle aziende che li svolgono dovrebbe essere esercitato uno stretto controllo.

Ma cosa sappiamo di queste aziende che si sono aggiudicate un lavoro così importante con un ribasso elevato?

Il CCC è un colosso delle cooperative “rosse”, salito di recente alla ribalta per il ponte inaugurato col “botto”, crollato a capodanno. Scriveva su Libero Quotidiano Nazionale Antonio Amorosi: «Ponte inaugurato a Natale crolla a Capodanno. Sembra un titolo da Cronaca vera, ma è la storia del cedimento del viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento. L’ultimo di una lunga serie, in Sicilia. A realizzare i lavori i colossi cooperativi Cmc di Ravenna e il consorzio Ccc di Bologna, raggruppati  in imprese nella Bolognetta scpa. L’Anas ha inaugurato il nuovo viadotto il 23 dicembre, con il “botto” si direbbe, che però è avvenuto dopo una settimana per un cedimento del terreno, una frana. Metà della carreggiata del viadotto è letteralmente sprofondata. L’altra metà ha uno squarcio profondo e trasversale.» Il costo dell’opera è stato 13 milioni di euro. «L’importante – ha dichiarato al Resto del Carlino il presidente di CCC Piero Collina – è che non sia successo nulla di grave e nessuno si sia fatto male».

Ma CCC è stata coinvolta già in numerose inchieste come quelle sul sistema di corruzione che girava intorno al PD Filippo Penati e alle ex aree Falck di Sesto San Giovanni. Ma anche nello scandalo del Mose di Venezia. E in quello delle infrastrutture bolognesi Civis e il People Mover (Tutti gli affari del CC, il colosso delle cooperative al centro dell’inchiesta Penati, Il Fatto Quotidiano).

CCC è una cooperativa il cui nome salta fuori anche nelle inchieste di Tangentopoli e non solo. Sugli affari di CCC ci sono ombre ben più nere come quella della camorra che negli anni Novanta assieme alla chiacchierata Icla di Napoli, cresciuta all’ombra dell’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, controllata dai clan Alfieri e Nuvoletta, lavora al progetto di ristrutturazione del parco urbano di Piazza Maggiore, la principale piazza di Bologna. Secondo Ivan Cicconi, autore de “La storia del futuro di Tangentopoli” (Editrice Dei, Roma): «Al progetto la Icla garantisce una preziosa iscrizione all’albo costruttori e l’altrettanto prezioso finanziamento del Fio (oltre 19 miliardi). Non è l’unico finanziamento pubblico che gratifica Bologna, diventata area metropolitana grazie all’interessamento di tre padrini eccellenti: il Dc Pierferdinando Casini, il Psi Franco Piro, il Pci Augusto Barbera. L’arrivo degli “intrusi” non costituisce allora una sorpresa: c’è chi dice che le cooperative rosse, sbarcate massicciamente nelle regioni meridionali dopo il terremoto, non potevano più sbarrare le porte dell’Emilia…»

A giugno di 2014, le sedi di CCC e di altre ditte indagate, sono state perquisite dai carabinieri di Parma, nell’ambito di un’inchiesta ancora in corso della procura di Modena su presunti appalti pilotati al Policlinico modenese, in risulta indagato anche il direttore commerciale di CCC Giorgio Benedetti (Tangenti in ospedale, sequestri anche al CCC, Il Resto del Carlino)

La Edil Atellana è un’altra cooperativa, questa con sede a Succivo (Caserta) nella cosiddetta “terra dei fuochi”. Per lungo tempo è stata considarata un’azienda virtuosa del sud ed ha persino ricevuto dal Governo Berlusconi, nel 2011, un finanziamento per le aziende in difficoltà (Fonte: ildenaro.it),  nonostante ad esempio nel 2008 un operaio di 39 anni fosse morto precipitando da un ponteggio in un cantiere a Caserta, (a 500 metri di distanza dalla sede della Cgil). «Non c’era neanche il cartello di cantiere, il ponteggio era palesamente fuori norma…» (Operaio edile muore cadendo dall’impalcatura a cinquecento metri dalla sede della CGIL di Caserta). Dell’inosservanza delle misure di sicurezza la ditta viene accusata anche dai video realizzati dal M5S di Aosta che documenta i lavori nell’area archeologica di Saint-Martin de Corléans, il cui importo, tra l’altro, sarebbe risultato senza motivo a termine lavori, oltre il triplo di quello inizialmente previsto.

Nel 2012 per Giovanni Santoro, il legale rappresentante della Edil Atellana, viene chiesto il rinvio a giudizio dalla procura Genovese per un giro di “appalti truccati” del Porto di Genova. Cinque tra funzionari, ex dirigenti e imprenditori tra cui Santoro sarebbero coinvolti in un giro di assegnazioni di lavori “pilotate” per l’adeguamento e la modifica del porto genovese con lavori realizzati prima del 2009 (Appalti truccati a Genova, Edil Atellana, Giovanni Santoro rischia il processo)

A proposito di questa ditta, scriveva Marco Grasso (febbraio 2014): « L’appalto veniva spezzettato per aggirare la gara ed essere affidato ai soliti noti. L’impresa, una volta ottenuti i soldi, girava il subappalto a un’altra ditta, che però veniva pagata la metà. Per la Procura era questo il sistema che per anni ha regolato i lavori dell’Autorità Portuale. Domanda: dove finiva il denaro mancante, erogato con fondi pubblici?… Nel mirino dei pm c’è una commessa da 170 mila euro portata a termine dalla Edil Atellana, una delle imprese “amiche” già coinvolte nelle indagini. L’azienda a sua volta fece realizzare il restyling a un’altra azienda, pagandola però meno della metà… L’imprenditore coinvolto è deceduto dopo l’inizio degli accertamenti, chiusi pochi giorni fa. Al centro dell’inchiesta c’è la ristrutturazione di un deposito doganale, che fu arbitrariamente suddivisa in cinque tranche inferiori a 40mila euro – affidate tutte alla Edil Atellana – per aggirare la legge in materia di gare pubbliche. Il costo totale dei lavori era di 179 mila euro. Ma qui si apre l’altro mistero: il valore del subappalto scende a 64mila euro. Dove è finita la differenza e a chi è andata? »

Nel dossier «anche intercettazioni ambientali delle riunioni in cui venivano decise a tavolino le imprese a cui affidare gli appalti. Uno degli esempi più smaccati è quello di una ditta che segnalava altre aziende (“amiche delle amiche”) e inviava “ordinativi”, atti di competenza dell’ente, pre-compilati….» (Genova, lavori in porto: cresta sugli appalti)

Nel novembre del 2014 i giornali rivelano l’esistenza di un altra inchiesta in corso: quella dei lavori alla Reggia di Venaria Reale (TO) in cui è di nuovo coinvolta l’Edil Atellana, il cui consigliere di amministrazione Franco della Rossa, che viene arrestato assieme ad altri, tra cui il Soprintendente Pernice, «fa alcune ammissioni sulle ipotesi di turbativa d’asta» (Inchiesta su Venaria, prime ammissioni. Un imprenditore: aste turbate)

A questo proposito su Repubblica Marina Paglieri si chiede perché gli appalti siano finiti sempre alle stesse aziende  e scrive: «Troppe coincidenze infatti sono emerse dalle indagini, troppi nomi di imprese che ritornano nelle gare pubbliche, legate anche alle regge sabaude: oltre a Venaria, Racconigi appunto e la Palazzina di caccia di Stupinigi. Tra le ditte oggetto di indagine, la Edil Atellana ha chiesto tra l’altro di essere ammessa alla procedura del concordato: proprio le attuali difficoltà rendono difficile la prosecuzione dei lavori per il rifacimento delle facciate» (Appalti, gli ispettori in Soprintendenza. Il Ministero: chiarire perché i lavori finiscano sempre alle stesse imprese).

C’è anche un filone ambientale: nel 2013 la procura aveva inviato i carabinieri del nucleo operativo ecologico ad effettuare campionature nel cantiere di via Passo Buole, dove stava sorgendo il nuovo palazzo della Regione, allarmata da alcune intercettazioni che rivelavano che la terra conteneva amianto. «L’area, a causa del suo passato industriale, è compromessa dall’amianto. La terra andrebbe stoccata in discarica». La ditta che si è aggiudicata la costruzione dei parcheggi della Reggia, in associazione con la Edil Atellana con un ribasso del 52,05% «sfrutta il possesso della terra “di recupero” per giustificare lo sconto. E la terra finisce a Venaria….» (Allarme ambiente al grattacielo della Regione).

Edil Atellana e Cems di Nola (ditta che figura come subappaltatrice dei lavori all’Ospedale di La Spezia) effettuarono insieme altri lavori, come quelli nell’area archeologica di Saint-Martin de Corléans (AO) di cui si è detto sopra.

Nel 2009 il presidente Renato Simonetti e il vice presidente Giuseppe Rea, sono finiti sotto inchiesta per irregolarità nell’appalto nell’esecuzione di lavori presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli. «Secondo l’accusa, gli stati di avanzamento furono truccati in modo da far risultare come avvenuti lavori in realtà rimasti sulla carta… L’altra contestazione riguarda i prezzi “gonfiati”…» (Cardarelli, 4 indagati per i lavori fantasma. Coinvolto l’ufficio tecnico dell’ospedale).

Ma la Edil Atellana ha ancora un altro “handicap”: una procedura di concordato preventivo aperta, presentata già nel 2012, che le fa perdere una gara che aveva già vinto, per 1,59 milioni di euro per ampliamento e ristrutturazione dell’Ospedale Parini di Aosta. ome per i giudici di primo grado, anche per quelli del Consiglio di Stato con l’inizio di questo procedimento Edil Atellana «aveva perso il requisito di partecipazione» (Nuovo ospedale, il Consiglio di Stato conferma lo stop alla gara sugli scavi archeologici).

La società infatti «ha ottenuto il decreto di ammissione al concordato (misto) con continuità aziendale solo in data 17 luglio 2013, perdendo così i requisiti di solvibilità previsti dalla legge.

Le ditte che quindi stanno lavorando per il rifacimento di questi reparti all’Ospedale Sant’Andrea quali garanzie hanno fornito? Soprattutto viene da chiedersi con quali criteri di valutazione è stato affidato detto appalto. Va da sé che un 41,82% è un ribasso assolutamente anomalo.

 

 

 

 

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