Alessandro Biggi: riflessioni di un ligure iscrtto al PD sulle ultime primarie

LA SPEZIA – Riceviamo e pubblichiamo:

“Di fronte ai fatti avvenuti in occasione delle ultime primarie per la selezione del candidato alla presidenza della regione, come militante PD ho fino ad ora preferito astenermi dal commentare attendendo fiducioso un’azione negli organismi del partito volta a sanzionare i gravissimi casi riscontrati dalla Commissione di Garanzia.

Mi sarei aspettato una forte presa di posizione che riaffermasse i valori fondanti del nostro partito e una decisa sanzione politica, etica e morale sullo svolgimento di detta consultazione; quello che invece ho riscontrato, malgrado un evidente malessere della base, è stata una tendenza a minimizzare l’accaduto da parte di alcuni dirigenti, come ad esempio il segretario provinciale Juri Michelucci, che hanno fatto dichiarazioni unicamente volte a legittimare la candidata Paita trascurando pesanti aspetti politici (vedi partecipazione strumentale da parte di conclamati esponenti e dirigenti della destra), ma soprattutto trascurando di sanzionare gli aspetti più gravi afferenti a trasparenza, legalità ed eticità della consultazione elettorale.

È molto doloroso e triste non riconoscersi nei metodi e nelle valutazioni che hanno riguardato questo passaggio democratico fondamentale per la nostra regione, soprattutto per chi, come me, si è sempre impegnato e ha sempre creduto nell’istituto virtuoso delle primarie (sin da quando sostenni convintamente il progetto di Veltroni nel 2008).

Devo dire, per dovere di onestà, che mi sarei aspettato una maggiore ponderazione prima di proclamare la risicata vittoria di Paita da parte del Segretario regionale Giovanni Lunardon, che peraltro stimo e che ho sostenuto convintamente al Congresso.

Comprendo la difficoltà e le pressioni (anche nazionali) alle quali era sottoposto il Segretario in quel momento, ma i fatti segnalati nel corso di tutta la giornata erano troppo abnormi per non meritare una riflessione più approfondita.

Al segretario regionale devo riconoscere senz’altro capacità di ascolto, dal momento che nel concitato frangente trovò anche il tempo di rispondere ad un semplice militante deluso come me che chiedeva, insieme a tanti altri, l’annullamento del voto ben prima che si sapessero i risultati.

La risposta testuale fu che non vi erano le condizioni in quel momento per chiedere l’annullamento poiché anche Cofferati, pur segnalando gravi “anomalie”, non aveva richiesto esplicitamente l’annullamento.

Come è noto ho sostenuto Sergio Cofferati riconoscendomi pienamente nel progetto da lui presentato per una Liguria liberata dal un Sistema di potere consociativo che ci ha portato ad essere il fanalino di coda del Centro-Nord Italia per dati economici e occupazionali.

Posso ritenermi fiero della scelta fatta e se tornassi indietro la rifarei, se possibile con ancora maggior convinzione; posto ciò l’unica cosa che mi permetto di “rimproverare” all’On. Cofferati è di non aver chiesto subito l’annullamento del voto, una scelta che purtroppo ha “legato le mani” al Segretario Regionale contribuendo a portare il PD ligure nella disastrosa situazione attuale e favorendo anche una sbrigativa (e secondo me poco informata) legittimazione nazionale di una competizione elettorale che invece legittima non è stata, anche e soprattutto alla luce dei molti (13!) e gravissimi episodi certificati e sanzionati dalla Commissione di Garanzia regionale e degli accertamenti ancora in corso.

Alla luce di quanto accaduto ritengo tuttavia che non fosse necessaria una richiesta formale di annullamento delle Primarie (in Campania sono state annullate per casi isolati e decisamente meno gravi di quelli registrati in Liguria) e mi dispiace molto che il Segretario regionale non abbia avuto la volontà, in un momento pur difficile, di prendere la posizione netta che la circostanza richiedeva.

Oggi in Liguria assistiamo ad una situazione veramente assurda: i burlandiani (principali sponsor elettorali di Paita insieme al Nuovo Centro Destra) cercano di imporre a furia di proclami un falso unanimismo intorno alla loro candidata a fronte di un partito profondamente lacerato e con un dissenso fortissimo della base nei confronti delle forzature adottate.

È evidente che la conduzione di queste primarie ha deluso tantissimi iscritti creando non poche difficoltà a chi si riconosce nei principi etici e morali fondanti del Partito Democratico. Con rammarico devo segnalare che il clima post primarie si è andato inasprendo in maniera molto preoccupante, in barba a tutti teorici di questo unanimismo di facciata.

Alla Spezia Juri Michelucci, eletto Segretario provinciale sulla base di un accordo unitario, ha tradito il proprio mandato scegliendo non di essere il segretario di tutti, ma bensì solo il segretario di Paita, caratterizzando la propria azione politica unicamente con continui appelli in favore della candidata e cercando di limitare e silenziare qualunque luogo di confronto/discussione che fosse estraneo o non conforme alla sua scelta; l’ultimo esempio plastico di tale esecrabile atteggiamento l’hanno subito sulla propria pelle i compagni della mozione Civati che si sono visti negare l’utilizzo di uno spazio in Federazione “per non urtare la sensibilità di qualcuno”. Come può ora Michelucci parlare di ricomposizione, alla luce di questa condotta inqualificabile?

Come possono i militanti tollerare il silenzio del Segretario su interventi vergognosi come quello del Sindaco Federici, che lancia accuse allucinate e complottiste ai giovani Brando Benifei e Luca Erba (rispettivamente Europarlamentare e Segretario PD della Spezia), rei semplicemente di aver sostenuto con forza Cofferati “mettendoci la faccia”? Federici non è certo nuovo ad attacchi personali ai giovani del PD, anche io purtroppo ne ho ricevuti, sarebbe perciò interessante capire da cosa deriva questo odio del Sindaco nei confronti dei giovani che si impegnano nel partito.

Come si può accettare in silenzio che l’Assessore Paita dichiari pubblicamente di aver assistito ad episodi “sospetti” senza denunciarli per una non meglio identificata benevolenza nei confronti del partito?

Come possiamo far finta di niente di fronte a interessamenti dell’Antimafia e a documenti portati in procura?

Perché chi pretende di essere candidato/a non ha mai preso le distanze da dirigenti di centrodestra come Gino Garibaldi che, con tanto di intervista, hanno dichiarato pubblicamente di aver sostenuto Paita solo al fine di “stoppare Cofferati” per poi ritornare in buon ordine nelle file del Centrodestra? Era questo il messaggio che voleva lanciare Renzi quando parlava di un PD aperto in grado di convincere anche chi precedentemente non lo aveva mai votato? Io credo di no, purtroppo credo anche che le mie domande resteranno inevase poiché le questioni nel merito poste da un militante disinteressato sono di certo meno importanti della perenne giostra delle poltrone.

Mi chiedo infine se questioni politiche ed etiche abnormi come quelle sopracitate siano da derubricare a beghe personali come suggerito da Paita oppure se si stia sfuggendo in tutti i modi al dibattito trasparente e democratico che dovrebbe essere elemento fondante del nostro partito. Ai posteri (o alla magistratura) l’ardua sentenza…”.

Alessandro Biggi

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