Il Comune della Spezia: affidato subappalto a una ditta della "terra dei fuochi"

LA SPEZIA – l gran fervore di lavori e cantieri che bucano e sbucano ovunque nella nostra città sembra aver attirato ditte un po’ da tutta Italia, anzi per la verità le aziende spezzine del settore edile che lavorano con il Comune sono davvero poche.

In generale le aziende che vengono invitate a partecipare agli appalti del comune capoluogo sono tra l’altro sempre le stesse e in numero limitato ma, tra quelle che lavorano in subappalto, si scoprono a volte delle vere “eccezioni”.

Ad esempio in data 01/04/2014 con determina dirigenziale 1956 a firma dell’ing. Claudio Canneti, il Comune ha affidato con procedura negoziata (su discrezionalità della stazione appaltante) alla Rossi Costruzioni srl di La Spezia parte della riqualificazione di via Castelfidardo, parallela alla via in cui ha sede il Comando dei Vigili Urbani, per l’importo di 99.523,98 euro.

La Rossi Costruzioni ha chiesto ed ottenuto il 17/07/2014 di affidare in subappalto parte dei lavori ad una ditta individuale che viene addirittura dalla provincia di Caserta, anzi per l’esattezza da Orta di Atella, celebre in quanto si tratta di uno dei 77 comuni della “terra dei fuochi”.

E qui sta il “busillis” perché l’importo dei lavori è davvero modesto (12.000 euro per i lavori di pavimentazione) tanto più per una ditta che deve percorre ben 600 km, pagando benzina, autostrada, pernotto e soggiorno agli operai, spostare (o noleggiare) mezzi pesanti e attrezzatura viene spontaneo chiedersi se il gioco valga la candela. Tanto più che nella determina troviamo scritto che in questo caso la ditta verrà pagata direttamente dal Comune senza passare attraverso l’appaltatore e sappiamo che i Comuni (il nostro non fa eccezione) non sono affatto rapidi nei pagamenti.

La stessa ditta avrebbe dovuto in seguito realizzare i lavori di pavimentazione in via San Bartolomeo (det 5164 del 13/09/2014), sempre in subappalto e sempre con il medesimo appaltatore (Rossi Costruzioni srl) per una cifra ancor più modesta (5.000 euro).

Anche qui il subappalto viene approvato (sempre dall’ing. Canneti del Comune) ma poi la ditta non esegue il lavoro. In data 5 settembre troviamo una rinuncia della ditta al subappalto per “sopraggiunti impegni di lavoro del subappaltatore”.

Lungi da noi fare il processo alle intenzioni: sarà senz’altro tutto regolare ma riteniamo che tra i nostri doveri ci sia anche quello di segnalare le situazioni “curiose” e certo anche economicamente poco sensate, come questa.

In occasione dei recenti arresti nel Nord Italia di numerosi affiliati alla ‘ndrangheta infiltrati nel tessuto produttivo, politico e amministrativo, del resto, anche la DDA ha puntato il dito sui subappalti – sistema malato dell’edilizia italiana – che permette che una ditta “in regola” si aggiudichi un appalto senza che si sappia poi davvero chi quel lavoro realizzerà. Sistema che lascia spazio a infiltrazioni e consente la creazione – e il consolidamento – di una rete sotterranea di rapporti tra ditte e dittarelle legate tra loro in modo non sempre trasparente.

Il settore del “movimento terra” in particolare è sotto i riflettori: recenti rapporti della DIA evidenziano che sarebbe in prevalenza in mano alle mafie su tutto il territorio nazionale. In alcuni casi, con la compiacenza della politica, alcune aziende avrebbero addirittura trovato il modo di aggirare la white list della Prefettura, aggiudicandosi appalti per i quali non avevano i requisiti.

Nessuno si senta “al riparo” dunque; anche gli spezzini devono vigilare e tenere gli occhi ben aperti: qualsiasi comportamento scorretto (cantieri senza le adeguate misure di sicurezza, lavori notturni, ecc) deve essere segnalato alle autorità competenti o, magari, alla libera stampa.

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