Associazione Mediterraneo, presentato il libro "La sinistra di Bruno Trentin"

LA SPEZIA– L’Associazione Culturale Mediterraneo e la Cgil hanno organizzato la presentazione del libro di Iginio AriemmaLa sinistra di Bruno Trentin”, una biografia del segretario della Fiom e della Flm e principale protagonista dei Consigli di fabbrica durante l’autunno caldo, segretario della Cgil nei primi anni Novanta, una personalità che ha lasciato un segno profondo nella cultura sindacale e politica. “Ariemma -ha detto nella sua introduzione Giorgio Pagano, presidente di Mediterraneo- mette bene in luce il carattere originale e innovativo del pensiero di Trentin, soprattutto su un punto centrale di permanente attualità: la concezione della politica che deve avere al suo centro il lavoro, e la connessa concezione del lavoro che deve avere al suo centro la libertà e l’autorealizzazione della persona umana”. Per Trentin, ha aggiunto, “la politica ha senso e valore se contiene in sé un progetto capace di cambiare in meglio la vita delle persone; via via con gli anni egli ritiene che la politica sindacale debba avere come priorità rispetto alla classe le persone che lavorano, la voglia di libertà e di conoscenza dei lavoratori e della comunità operaia”.

Lorenzo Cimino, segretario della Cgil, si è soffermato sulla “centralità, in Trentin, dei temi della conoscenza e della formazione: lavoro, sapere, creatività sono gli obbiettivi di fondo su cui puntare per il futuro, ecco perché Trentin è stato lungimirante”. Per Andrea Ranieri, giornalista e scrittore, a lungo a fianco di Trentin nella Cgil, in lui “c’è un nesso forte tra eguaglianza e libertà, il che ne fa una sorta di ‘eretico’ nella storia del movimento operaio, o quantomeno una personalità originale: il movimento sindacale, per superare la sua crisi, deve ripartire da qui”.

Infine l’autore: “Al centro della riflessione di Trentin ci sono la persona che lavora, la democrazia dal basso, il socialismo come processo e la politica come progetto”. Per Trentin la sconfitta degli anni Settanta è stata determinata dalla “concezione prevalente nel movimento operaio, sia comunista che socialdemocratico, con al centro l’assalto allo Stato, la conquista del potere politico, e non la trasformazione della società attraverso un processo dal basso, anche culturale e soggettivo, che aiuta i lavoratori a governarsi da sé”. Ariemma ha così concluso: ”Il sindacato deve riprendere questa visione generale di Trentin, così come i temi della conoscenza e del sapere, essenziali per la libertà del lavoratore ma anche per la crescita delle imprese e la creazione di lavoro”.

 

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