Dopo Napoli anche sulle primarie liguri l'ombra della criminalita' organizzata, ma il PD fa finta di non vedere

A leggere i resoconti dei molti episodi “sospetti” avvenuti da Ponente a Levante in Liguria, il rischio “infiltrazioni” sembra molto reale.
Aggiungiamo che molti degli episodi descritti sui giornali vanno chiaramente a vantaggio di una soltanto tra i candidati (endorsement del centro-destra, individui ben identificati che apertamente dichiarano la loro preferenza distribuendo “santini” e monete fuori dai seggi, i ragazzini delle squadrette “guidati” da altro personaggio ben noto del centrodestra, presenza costante all’interno di alcuni seggi della candidata medesima in violazione del regolamento, voto del centro immigrati “pilotato” da altri personaggi vicini anch’essi alla medesima candidata, ecc).
Chi ha osservato questi “fenomeni”, chi ha letto le ammissioni sui giornali (“Ma questi immigrati vogliamo farli votare o no?” ha dichiarato la Paita) non ha avuto dubbi su chi fosse il candidato “preferito” dai movimentatori di voti ma chi (e per quali ragioni) ha la possibilità (e i mezzi economici) per “muovere” così tante persone e pilotarne il voto?
Le primarie liguri sono a rischio inquinamento da parte della criminalità organizzata?
A leggere i nomi di alcuni personaggi “coinvolti” il dubbio viene. Secondo le carte del processo “la svolta” in cui viene riconosciuta l’associazione mafiosa della ‘ndrangheta in Liguria Le stesse carte sanciscono “la dimostrata capacità di condizionamento della ‘ndrangheta degli organi elettivi, nei quali sono stati eletti esponenti politici ed amministratori che hanno goduto di appoggio dei gruppi criminali operanti nei territori di Ventimiglia e Bordighera”.
Nel corso del processo vengono più volte nominati, tra gli altri, consiglieri regionali come Saso (indagato a Genova nell’ambito dell’inchiesta “Maglio 3”) e Minasso (entrambi sostenitori di Lella Paita, nonostante la collocazione nel centrodestra), si contano le numerose cene e la partecipazione ai comizi in loro favore.

Anche le primarie Pd di Napoli del 2011 videro episodi simili ma, a differenza di quelle in Liguria, la competizione fu annullata dallo stesso Pd (e i seggi annullati a Napoli furono 3 contro i 13 annullati in Liguria).
Oggi la procura sta chiudendo le indagini su quei fatti: scrive Vincenzo Iurillo sul suo blog http://www.fanpage.it/primarie-napoli-2011-inchiesta-camorra-brogli/ «I sospetti si sono concentrati sul seggio di Secondigliano. Gli investigatori hanno segnalato che le ‘anomalie’ riguardano i consensi raccolti da Cozzolino e Ranieri e solo da loro due, nulla ha sfiorato i voti ottenuti da Nicola Oddati e Libero Mancuso. Va subito chiarito che Cozzolino, europarlamentare del Pd, e Ranieri, ex parlamentare e braccio destro a Napoli di Giorgio Napolitano, non sono indagati e non sono coinvolti in alcun modo nell’inchiesta, che ha affrontato il ‘sottobosco’ che si agita lungo la linea di confine tra la ‘bassa politica’ e la malavita partenopea durante gli appuntamenti elettorali, attraverso la compravendita camorristica dei consensi fuori ai seggi, le pressioni, le intimidazioni.»

Forse varrebbe la pena annullare anche le primarie liguri finché si è in tempo, prima che qualche inchiesta per infiltrazioni mafiose dia il colpo di grazia all’immagine già incrinata del pd ligure e della sua candidata “rock”.

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