Primarie Liguria: cambiare le regole?

paita

Le contestatissime primarie PD in Liguria vinte da Raffaella Paita con un margine di 4000 voti su Sergio Cofferati, hanno inequivocabilmente messo in luce la debolezza delle regole e dunque del sistema stesso di selezione dei candidati politici per le prossime regionali.  Ovvero, il pericolo della presenza alle urne di persone estranee alla sinistra, anzi decisamente schierati dall’altra parte. Cofferati parlava di un “rischio di inquinamento” riferendosi a Ncd ed ex Fi e ad altri personaggi borderline e ora, all’indomani del voto, non riconosce la vittoria della sua avversaria, almeno fino a quando il comitato di garanzia non farà chiarezza; in effetti proclami o che dir si voglia “endorsment” da parte del centro destra ci sono stati (vedi l’appoggio di Scajola alla Paita, sicuramente una delle ragioni dell’ ottimo risultato nell’imperiese e anche quello del segretario regionale di Ncd, Eugenio Minasso). Certo il fluttuare da una tribù politica all’altra dovrebbe essere oggetto di un’analisi antropologica, ma non si può vietare a chi lo dichiari, il diritto a cambiare d’abito. Quanto poi questi nuovi alleati abbiano influito sul voto finale non è dato saperlo ma sarà utile saperlo in vista delle elezioni regionali, per capire che peso possono avere nella composizione di un futuro governo regionale. Sarà un governo di larghissime intese? Un governo sotto ricatto? Un governo di alleanze variegatissime anzi camaleontiche? Certamente dal regolamento era stata vietata la consultazione alle primarie a quei dirigenti e attivisti di altri partiti “che nel corso di tutta la legislatura regionale abbiano tenuto una posizione di contrarierà ad alleanze politiche di centrosinistra“.

Il clima generale in ogni caso, è stato particolarmente infuocato: in effetti forse sarebbe bastato fare -da una parte e dall’altra- una miglior selezione dei propri compagni di viaggio politico per dare maggiori garanzie a un elettorato di sinistra. Invece abbiamo assistito in questi mesi a un’esclation di strani consensi, dichiarazioni, smentite, accordi, bene placiti, accuse e invettive, creazione di gruppi di seguaci on line come tifoserie in campo, a tal punto che la corsa alle primarie sembrava essere davvero sgangherata, fuori controllo.  Nulla a che fare con l’immagine solida e fortemente radicata in un’identità riconoscibile che una istituzione politica dovrebbe dare a garanzia del buon lavoro che svolge o svolgerà. Se veniva schierato un ministro, l’altra parte rilanciava con un altro più influente; se una categoria sociale, o di genere affermava pubblicamente l’adesione per uno dei candidati, il giorno dopo arrivava una carovana di più numerosi aderenti della parte avversa. Se un candidato eleggeva un luogo simbolo, l’altro rilanciava con un luogo di segno opposto per differenziarsi. Insulti, usi intollerabili dei social network, affermazioni incivili da parte di uno dei leader e di alcuni dei suoi seguaci più sfegatati, contro singoli cittadini via twitter: una dialettica e una deriva transpolitica fuori da ogni nettiquette. Spin doctor filosofi contro la real politik. E infine, un dilagare di pratiche di polbusting (il sabotaggio spiritoso o sovversivo degli slogan politici, l’arma creativa del cosiddetto culture jamming) e di finti profili social o fake (da Lella Prada a Cofferatk) per ridicolizzare le parti in scontro.

cofferatikALBISOLA CON LELLA

Un elemento critico legato al fatto che non ci si atteneva esclusivamente a liste di iscritti al partito, di già votanti a precedenti primarie ha aperto le porte a un universo piuttosto incontrollabile di elettori, all’interno del quale si è inserito anche un nutrito gruppo di cittadini immigrati che sono stati registrati un po’ ovunque e che hanno destato sospetti. Intendiamoci, quei cittadini erano più che legittimati ad andare alle urne, ma curiosamente non si era -pare- mai registrata una loro presenza così massiccia a delle consultazioni soprattutto da parte di comunità -come quella cinese- notoriamente poco integrate nel tessuto cittadino. Saranno i dati a confermarci quello che è stato registrato da persone presenti fuori o dentro i seggi relativamente a presunte irregolarità (flash provenienti dalle cabine elettorali a dimostrazione del voto per esempio); intanto notiamo che i giornali nazionali parlano di “Caos primarie” (La stampa), “Carnevalata ai seggi” (Il giornale), la qual cosa non solo getterebbe un’ombra ma anche una pessima reputazione sulla vittoria comunque certa della candidata Paita.  Intenta, come ha annunciato in conferenza stampa, a cercare il sottofondo “rock” della sua nuova politica da neo eletta candidata alle regionali per il PD. Ma la musica potrebbe essere, le suggeriamo, anche quella etnica: i ritmi sincopati delle melodie balcaniche, o perché no, il merengue dominicano, o quello colto della musica tradizionale cinese…..

A parte gli scherzi, dobbiamo chiederci se le comunità straniere residenti siano state o meno oggetto di smistamento di voti, quindi sfruttate a fini elettorali. Sarebbe gravissimo. Soprattutto se il tutto fosse stato condito da promesse di qualunque genere. Ma non lo vogliamo credere: significherebbe davvero aver toccato il fondo! 

In Campania nel 2011 le primarie del centrosinistra per scegliere il candidato a sindaco di Napoli dopo accuse di brogli e irregolarità furono annullate. Vediamo cosa deciderà il comitato dei garanti delle Primarie di Liguria che si riunirà mercoledì.

Al momento la vincitrice di queste contestatissime primarie è Raffaella Paita. 

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