Lettere al giornale: Povero Cofferati, di Massimo Baldino

LA SPEZIA- C’era qualcosa di strano negli occhi di Cofferati durante la prima intervista rilasciata dopo la sconfitta. Qualcosa che valicava la semplice delusione o la rabbia per ciò che gli era appena accaduto. C’era molto di più nel suo sguardo. Lui, che non è certo una mammola e che sa bene come vanno da sempre le cose in politica, specie nel suo partito, forse per la prima volta ha visto l’abbisso di una situazione ormai fuori controllo. Ha percepito , questa volta direttamente sulla sua pelle, sino a dove in quel partito si può arrivare pur di continuare a possederne le leve del potere.
Ha percepito sulla sua pelle… tutto il malaffare, l’intreccio di interessi, l’ormai totale mancanza di una benché minimo rimasuglio di etica e di una qualche almeno parvenza di correttezza. Lì dentro ormai si fa di tutto pur di mantenere il potere.
Tutto.
Qualsiasi tipo di accordo, lecito o forse illecito, pur di conservare il vertice, che è la sola cosa che conta, perché, ormai delegittimata ogni forma di opposizione, è solo dal vertice che si possono pilotare e gestire tutte le cose: tutti gli affari.
Era quasi spaventato ieri sera, Cofferati. Inquieto, certo, anche deluso. Forse doppiamente deluso, perché da persona indubbiamente intelligente qual è deve avere realizzato che passare anni a combattere le contestazioni della gente (come fece da sindaco di Bologna), a sedare quelle dei lavoratori più onesti e intransigenti (come fece da sindacalista in CIGL) e a moderare quelle interne al suo partito deve averci condotto sin qui.
A un partito che governa l’Italia, senza più nessuna forma né di controllo né di opposizione. Resterebbero le tanto sbandierate “primarie“… che vengono regolarmente taroccate.
Come spesso si tarocca tutto il resto (e questo molti cittadini ormai lo sanno bene).
Povero Cofferati, fatemelo dire, certo.
Ma soprattutto poveri noi.

(Massimo Baldino)

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