Lettere al giornale: Spezia, la città che si dimentica dell'amianto

LA SPEZIA- Scrivo come rappresentante del quartiere di Pagliari,in seno al Coordinamento dei Quartieri del levante,facendo riferimento agli articoli sull’amianto apparsi sul Secolo XIX di martedì 6 gennaio. Questa è la città in cui tutto viene dimenticato; io stessa ho fatto più volte esposti alla magistratura per l’amianto che ci circonda e di cui pare nessuno si preoccupi.
I capannoni della San Marco e dell’Intermarine sono stati denunciati più volte e da più cittadini, ma solo l’incendio ha fatto sì che una parte venisse rifatta; poi, nell’altro pezzo, si è provveduto a risanare il tetto, ma le facciate sono sempre lì, in bella vista coi buchi tappati con sacchetti grigi della stazzatura. Si pensava in questo modo di confondere chi vive in zona, ma purtroppo, però, gli abitanti della zona conosono bene la situazione. Che dire, poi, dell’enorme tetto dell’ex PBO, fabbrica attualmente dismessa, ma col suo capannone sempre presente coi buchi che si allargano e con le case a distanza ravvicinata?
La PBO non solo per anni ha avvelenato le acque ed i terreni col piombo, ma continua oggi a creare pericolo per l’amianto.
Visto che la stampa ha dato risalto ai due fatti di ieri, l’uno a Santo Stefano e l’altro nella residenza per gli anziani Mazzini, potremmo forse ricordare a chi di dovere che non è detto che visto che viviamo a Pagliari, tra le discariche da bonificare, l’Enel che ci uccide col Carbone e il porto coi rumori e le polveri dobbiamo sopportare tutto ma proprio tutto anche l’amianto di cui pare non importare nulla a nessuno?

(Rita Casagrande)

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