Le “due” Ligurie : la posta in gioco.

Le “primarie” del PD ligure di domenica 11 gennaio potranno segnare, per la nostra regione, un segnale di possibile cambiamento. Come si sa è una “partita” a due (con tutto il rispetto di Tovo) tra Sergio Cofferati e Raffaella Paita. E la contesa assume anche, per alcuni motivi profondi, anche una rilevanza nazionale. Quello che sta avvenendo, con queste primarie, è uno scontro tra due “visioni” della Liguria e del PD.

Da una parte abbiamo Raffaella Paita, assessore regionale uscente sostenuta da Burlando, e da altri “oligarchi” della vecchia politica ligure e spezzina (in primis il Sindaco della Spezia, Massimo Federici). Raffaella Paita si definisce una “renziana”. E qui sta l’inganno! Raffaella Paita non è una “rottamatrice” proprio per niente. Anzi rappresenta l’essenza del vecchio blocco di potere con a capo Burlando.
Se per alcuni atteggiamenti, vedi la supponenza, scimmiotta Renzi, per altri è lontana dal “renzismo” prima maniera. Una “oligarca” non rottamerà mai altri “oligarchi”. Anzi cercherà di allargare, sempre più, l’oligarchia (così ha fatto Putin in Russia). Cosa che sta avvenendo con il sostegno, alla sua candidatura, del centrodestra scajolano (con tutto quello che ha rappresentato, nel peggio, Scajola per la nostra regione e non solo) e del Ncd di Alessio Saso. (un personaggio che finisce nello scandalo Maglio 3, sui rapporti tra politica e ‘ndrangheta: viene intercettato dai magistrati mentre chiede voti ad alcuni capoclan). Le “larghe intese” pericolose di Raffaella Paita fanno male al PD ligure, e di riflesso a quello nazionale.

Non si tratta, dunque, come afferma la ministra Pinotti a Repubblica : “che si vince ampliando il consenso” . Che detta così può sembrare una assoluta ovvietà, ma che invece nasconde l’inganno dello snaturamento del centrosinistra verso il Partito della Nazione. Ovvero un contenitore assolutamente amorfo, capace di raccogliere indistintamente destra e sinistra. Tutto questo nel nome del pragmatismo politico per un gioco di potere oligarchico.

E qui si inserisce la prima rottura operata da Cofferati con questo tipo di oligarchia. La battaglia di Cofferati è quella di ridare spessore, innanzitutto valoriale, al Centrosinistra ligure. Per la sua storia di ex Segretario generale della Cgil, è sicuramente all’altezza di questa missione. Allora quello di Cofferati è un Centrosinistra chiuso nel suo orticello identitario? Non è così: il Centrosinistra ha vinto quando, come nel caso di Prodi, ha saputo costruire alleanze chiare, non un OGM (organismo geneticamente mutato), con valori chiari . E’ giusto che un partito a vocazione maggioritaria si ponga il problema di intercettare il voto del centrodestra, ma che senso ha riciclare nel “tempo nuovo” volti e nomi legati ad un’altra stagione politica e a noi avversi?.

Ecco le due Ligurie che domenica 11 si scontreranno. Due visioni della democrazia e dello sviluppo economico diverse.

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