Programma "Cultura" di Raffaella Paita: poche idee molto confuse. Bocciata.

paita

Siamo agli sgoccioli della campagna “acquisti” in Regione, ovvero siamo vicini alla data delle primarie in Liguria. Tutti coloro che brandiscono il vessillo della Paita, compreso l’assessore spezzino Tartarini uomo di mondo, anzi di Arci, lo fanno ricordando che a differenza dell’avversario, lei ha un programma. Del resto è l’Italia del fare, e bisogna avere la lista della spesa pronta. Allora, vediamolo  questo programma. Marco Grondacci ha “scientificamente” dimostrato che per quanto concerne ambiente e territorio, quindi emergenze e alluvioni, nel programma della Paita sono presenti indicazioni di intervento che non sono altro, dice, che obblighi di legge.

Sull’argomento CULTURA vengono spese la bellezza di dieci righe (di più contando molti “a capo” e spazi di interlinea 2- come il vecchio trucco che si usa per la compilazione delle tesi quando si deve raggiungere il numero minimo di cartelle per la consegna in segreteria). Dieci righe di sostanziale nulla come si può constatare di sotto,  in cui si confonde magistralmente la cultura con il turismo, in cui si parla genericamente di “bei palazzi sottoutilizzati“, di “sostegno al recupero dei beni culturali” senza la minima indicazione di interventi concreti.

Silenzio di tomba sulla ritrazione del sostegno pubblico operata in questi anni (non sempre giustificato o lungimirante), nulla sul rapporto tra istituzioni pubbliche e imprese o attività culturali, sul contributo del sistema produttivo culturale all’occupazione, nulla sui Fondi strutturali orientati alla cultura (e ai media) utilizzati o sprecati in regione. Quanto alla rete degli eventi e alla ipotizzata”regia unica”, se ne parla “solo” da decenni in Liguria e nonostante il vicino modello della Fondazione Toscana Spettacolo e del Piemonte, nulla è stato fatto, incrementando il genovacentrismo imperante.

Cultura. Il turismo è anche conoscenza, scambio, attenzione per la cultura e i beni culturali presenti in Liguria. La Liguria possiede numerosi edifici di grande pregio e bellezza, ma spesso poco noti e sottoutilizzati. Dobbiamo dar vita agli “hotel de charme”, ispirandoci al modello delle Pousadas portoghesi o a quello spagnolo dei Paradores: hotel aperti al pubblico tutto l’anno che assicurino una migliore accessibilità pubblica di un museo spesso chiuso. Si fa in tutta Europa: possiamo farlo anche in Liguria. La Regione può avere un ruolo importante per la costruzione e promozione di una rete di questo tipo, ma si possono anche stanziare finanziamenti dedicati, stabilendo che il sostegno al recupero dei beni culturali debba essere coerente con questo modello innovativo. Nell’ambito della cultura occorre pensare a una regia unica per la promozione degli eventi culturali. In passato esisteva “Insieme in Liguria”, che inseriva in un unico circuito le produzioni di tutte le province. Con la scomparsa delle province, occorre creare un nuovo circuito su base regionale per non disperdereil patrimonio acquisito e un nuovo sistema per razionalizzare la distribuzione delle risorse pubbliche. La prossima Amministrazione varerà la legge regionale per la ricucitura urbanistica per agevolare chi demolisce (neretto non in originale, ndr), restaura e recupera i centri storici o le aree degradate, anche per favorire il recupero del centro storico di Genova. (RAFFAELLA PAITA)

Se questo è il programma, forse come suggerisce l’adagio “sarebbe meglio tacere che dire bischerate”. Se uno vuole dati più precisi di quelli scarni del programma della Paita, può consultare l’ISTAT o Unioncamera. Bisogna partire proprio da quei dati concreti per compilare un programma politico serio.Il resto sono discorsi. Inutili e banali. Chiacchiere.

Allora innanzitutto, la cultura, per fortuna, non è quella roba così descritta, quel miscuglio di eventi, ricucitura urbanistica, hotel de charme. Minimizzare l’apporto della cultura (anche quale moltiplicatore economico) in Liguria scrivendo che ci “sono numerosi edifici di pregio e bellezza” avrebbe fatto ridere chiunque all’esame di terza media anche perché la stessa cosa si potrebbe scrivere del Molise. Quanto agli hotel de charme, antiche dimore d’epoca ristrutturate e spesso méta di un turismo di lusso, offerto come pacchetto ai neosposi in viaggio di nozze, mi domando come possa essere venuto in mente a Paita (o più verosimilmente, al suo spin doctor); che sia lui stesso un agente di viaggio collegato con “Charme & relais” o un lettore del “Sole24 ore Casa”? SI tratta di una nicchia della nicchia della nicchia in confronto ad interventi ben più urgenti nel campo della risistemazione dei beni culturali. Trovo ridicolo che da un lato si esalti populisticamente la cultura delle bocciofile (contro i “teatri” evidentemente luoghi destinati a blasonati dannunziani sopravvissuti) e dall’altro si esaltino gli hotel de charme e i possessori dell’American express capaci di godere del profumo dei mobili antichi odorosi di cera. Si decida. Oppure legga Masscult e Midcult di Dwight Macdonald.

«La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze.» Questa è la definizione universale di CULTURA approvata dall’UNESCO-

Oggi  il politico deve raschiare tutto per rispondere alle attese della platea; ma sarebbe ora di distinguere come ricordava De Kerchove, tra persone lettrée cioè colte e quelle semplicemente capaci di leggere e scrivere con l’aiuto di un alfabeto fonetico.

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