Ken Loach: gli "ultimi" tornano a essere protagonisti della Storia

Non c’è niente da fare. Quando si parla di “working class hero” solo un regista al mondo sa tratteggiarne perfettamente il profilo, come Sofocle i suoi eroi tragici solitari. E’ il britannico Ken Loach.

Questo nuovo film Jimmy’s hall. Una storia d’amore e di libertà, arrivato trionfante da Cannes, approda nelle sale italiane (alla Spezia al Cinema Nuovo) ed è l’ennesimo capolavoro di Loach, che arriva quasi alle vette dei suoi primi film che ne hanno decretato il mito, primo fra tutti Terra e libertà sulla guerra civile spagnola. Forse ha ragione Aldo Grasso a dire che “Loach azzecca un film su cinque” ma quello che azzecca rimane negli annali della cinematografia mondiale. Una storia d’amore e libertà, ma anche di speranza nel cambiamento sociale e politico, di lotte. E in questo periodo c’è proprio bisogno di vedere film che incitano alla lotta , nella totale e generale sottomissione ai media e ai (falsi) proclami elettorali dei politici.

Il protagonista è Jimmy Gralton, che negli anni Venti costruì una sala da ballo in un paesino di campagna nell’Irlanda sull’orlo della Guerra Civile. La Pearse-Connolly Hall era molto di più di un locale musicale: i giovani si trovavano per discutere, per sognare, per imparare. E la Chiese lo fece chiudere. Ritornato dieci anni dopo, Gralton riapre la sala ma i problemi e gli oppressori di sempre sono ancora lì. Impossibile creare uno spazio di libertà. Il potere politico e quello religioso faranno bruciare la sala e imprigioneranno Gralton, spedito come indesiderato, fuori dal Paese. Una storia vera sia pur romanzata che ha fatto piangere e applaudire la giuria del Festival di Cannes e tutti i critici internazionali. Insomma per dirla con le stesse parole di LOACH, è un film «che rimette in discussione il luogo comune secondo cui la sinistra è moribonda, deprimente, ostile all’umorismo, al piacere e al divertimento».

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