Primarie inquinate? Discutibili le alleanze di Raffaella Paita con il Nuovo Centro Destra. Il PD ligure dice NO: Saso era vicino ai "clan"

GENOVA – Un’alleanza discutibile quella tra Raffaella Paita, candidata alle primarie del PD in Liguria, e Alessio Saso, ex AN e attuale capogruppo del Nuovo Centro Destra, in vista delle primarie dell’11 gennaio. Un’alleanza da stroncare sul nascere, dichiara Alessandro Terrile, segretario del PD genovese, in un’intervista di Primocanale: “oltre ad essere un ex esponente di AN, Saso è indagato nell’inchiesta Maglio 3 sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel ponente ligure. Saso, che nel 2011 ha ricevuto un avviso di garanzia per promesse elettorali, è anche indagato per lo scandalo delle spese pazze“.

Ne parlammo anche noi, nell’articolo del 27 novembre, Raffaella Paita appoggiata da Alessio Saso, il leader del Nuovo Centro Destra che chiese aiuto alla ‘ndrangheta per la sua elezione.

Continua Terrile: “Nel ponente ligure, il PD ha denunciato prima di altri le infiltrazioni della ‘ndrangheta. Sono un avvocato e so bene che un avviso di garanzia non equivale ad una condanna, ma Saso è indagato per questioni delicatissime e non possiamo far finta di nulla e stringere alleanze a cuor leggero“.

Come ha scritto proprio ieri Renato Scalia, ex ispettore della Direzione Investigativa Antimafia, attualmente consigliere della Fondazione Caponnetto: “occorre il coraggio d’informare, di raccontare, di denunciare, di parlare di questioni che possono risultare indigeste a qualcuno. Vicende, probabilmente, non ancora supportate da sentenze, sulle quali però una classe politica seria dovrebbe prendere le dovute distanze. Quel coraggio che molti hanno messo da parte, in attesa di quel riscontro oggettivo. Viviamo in un Paese dove si tollerano situazioni gravi come quella del sindaco di Brescello che va a braccetto con Francesco Grande Aracri, condannato per mafia. Viviamo in un Paese dove il problema non è chi ha costruito quel muro o quel ponte che è crollato, ma i cittadini che chiedono giustizia. Viviamo in un Paese dove se parli di mafia sei considerato un rompiballe. Viviamo in un Paese dove mafia e corruzione la fanno da padrone. Viviamo in un Paese dove molte persone, forse troppe, non hanno più voglia di lottare, hanno perso ogni stimolo, subiscono passivamente tutto questo degrado. Credo che in un momento come questo un briciolo di coraggio in più, da parte di molti, sarebbe auspicabile”.

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