"Aperitivo a regola d'arte" da Bacchus domenica 21

LA SPEZIA– Domenica 21 torna l'”Aperitivo a regola d’arte”; alle ore 18.00 presso l’osteria Bacchus brinderemo al vernissage della mostra del pittore Stefano Guercio e del fotografo Walter Bilotta, artisti del Golfo dei Poeti che esporranno le loro opere al locale fino all’8 gennaio.

Note sugli artisti.

Stefano Guercio è un osservatore obiettivo, analitico, acritico. La forza della sua pittura risiede nella sospensione di giudizio verso i soggetti ritratti. Coglie l’essenza dell’espressioni senza aggiungere orpelli, sovrastrutture. I personaggi ricordano le figure di Hopper; ognuno di loro è assorto, concentrato tra pensiero e azione; intenzione. I momenti descritti sono intensi, realistici ma sospesi nel tempo da apparirci quasi surreali. I colori saturi assumono doppio valore: in primis si caricano del peso della composizione figurativa e, immediatamente si riempiono di significato; come le carnagioni dei pescatori arse al sole, simbolo del lavoro che si fa rituale. Chiunque potrebbe essere un perfetto ritratto di Stefano, immerso nel mondo dell’inconscio, preso dalle piccole questioni quotidiane che si traducono in un eterno gioco tra logorio ed evasione. L’acume della sua ricerca s’incentra nella contraddizione insita del nostro periodo storico, nel tentativo di un’evoluzione di uno stato dell’essere che può, ma tutto sommato, non vuole.
(Bianca Provenzale)

Un occhio consapevole, quello di Walter Bilotta, affettuosamente intenso e partecipe quando ritrae la vita e l’operosità della sua gente: lo sguardo non è solo quello neutro e professionale del fotografo, che pure si rivela nella tecnica impeccabile, ma quello di chi, attraverso le immagini, dice anche qualcosa di sé. L’occhio che sa cosa guardare e inquadrare e dà un senso a ciò che osserva in modo da trasformarlo in un racconto dall’interno, mostrandoci un piccolo universo fatto di presenze umane, di volti indagati anche nel dettaglio più impietoso. Walter posa il suo sguardo sulle stesse cose che tante volte anche noi abbiamo guardato senza soffermarci, spingendoci a cercare quella difficile sintonia con il soggetto rappresentato che permette di varcare la soglia che separa chi guarda dalla cosa guardata. Può essere allora che davanti a una sua fotografi a si vivano delle piccole epifanie che trasfigurano l’esistente e ci riconciliano con il mondo attorno a noi, portandoci a riconoscere un’appartenenza che credevamo di aver dimenticato.
(Rossana Piccioli)

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