Intervista di Daniele Ceccarini a Mauro di Domenico

Mauro Di Domenico, figlio del noto tenore Lello Di Domenico, si è diplomato in chitarra classica con il maestro Eduardo Caliendo, ideatore della Grande antologia della canzone napoletana di Roberto Murolo. Ha studiato chitarra con Alirio Diaz, per la musica latinoamericana e Paco Peñagrazie per il flamenco. Alla fine degli anni settanta ha collaborato al tour in Europa e America Latina degli Inti-Illimani. Nella sua carriera ha lavorato con grandi artisti italiani e internazionali come Massimo Ranieri, Mauro Pagani, Compay Segundo, Luis Sepulveda, Maurizio Scaparro e Ferruccio Amendola. Nella sua musica oggi si ritrova tutto il calore e l’entusiasmo napoletano. Innamorato delle musiche di Ennio Morricone, ha organizzato con Giancarlo Giannini uno spettacolo in suo onore col titolo “Omaggio a Morricone”. Lo spettacolo unisce le sonorità uniche della sua chitarra con le musiche straordinarie del Maestro in perfetta armonia con la voce di Giancarlo Giannini.

Daniele Ceccarini: Come è nata la Sua passione per la musica?
Mauro Di Domenico: Devo ringraziare papà. E’ stato sempre il mio faro. Papà mi ha insegnato ad amare la grande musica Manon Lescaut, Puccini, Tosca, Verdi, Nabucco. Ma io ho avuto anche un altro padre musicale: il grande Eduardo Calendo,un musicista a tutto tondo. A lui si deve “Serenatella piccerella” su versi di Pasquale Cinquegrana, un altro grande della canzone napoletana. Il Maestro Caliendo in collaborazione con Roberto Murolo ha dato vita alla collana “Antologia della canzone napoletana”. Un lavoro straordinario fatto da un grande Maestro.

Daniele Ceccarini: Lei ha lavorato anche a lungo con gli Inti-Illimani?
Mauro Di Domenico: Sì con gli ‘Inti’ è una vita che collaboro, li chiamo i miei fratelloni ormai siamo come dei fratelli. Loro sono dei musicisti incredibili ognuno di loro sapeva suonare tutto, dei musicisti seri dai quali ho imparato davvero tanto. Ho vissuto con loro il periodo più tremendo dell’esilio quando sono stati in Italia per tanto tempo e il nostro paese li ha ospitati con affetto e amore per diciassette anni. In quel periodo ebbi la fortuna di conoscerli e attraverso la musica abbiamo iniziato a collaborare ed è nata una grande amicizia, ti ripeto sono come dei fratelli per me. Un giorno rientrato da Roma dopo un viaggio a Parigi, il loro direttore musicale Horacio Salinas mi chiese di seguirli in un tour in America Latina e di sostituirlo perché lui non poteva andare. Sono rimasto senza parole, come folgorato sostituire Horacio Salinas in un tour degli Inti-Illimani in America Latina è un po’ come essere convocato nella Nazionale Argentina e sostituire Maradona. Abbiamo fatto qualche mese di prove e poi siamo partiti per questo tour indimenticabile in America Latina tra la Colombia l’Argentina e il Perù nel periodo caldo, ricordo per esempio che in Perù c’era il coprifuoco e dovevamo suonare il pomeriggio. Un esperienza indimenticabile dove ho fatto incontri meravigliosi da Mercedes Soza a Pablo Milanes e altri. Dopo l’esilio sono finalmente rientrati, ma abbiamo continuato a collaborare e il nostro rapporto continua ancora oggi. Ci si vede quando ci invitiamo reciprocamente come guest nei concerti. Mi hanno dato tantissimo. Ancora oggi porto sulla pelle tutto quello che mi hanno insegnato ed è tanto sia umanamente che musicalmente.

Daniele Ceccarini: Lei pensa che l’impegna civile debba camminare con la musica?
Mauro Di Domenico: Assolutamente si e proprio gli Inti-Illimani da questo punto di vista mi hanno forgiato. Ho imparato tanto e mi porto sulla pelle le grandi lezioni che ho ricevuto nei viaggi con gli ‘Inti’ sia dal punto di vista umano che artistico. Grazie a queste esperienze ho conservato numerose testimonianze, fotografie, appunti e ricordi che ho raccolto in un libro Nati in riva al mondo. Un libro che parla del Golpe in Cile e arriva fino ai giorni nostri, che è stato presentato da Luis Sepulveda, anche lui è un mio caro fratellone, un amico che ha partecipato a questo mio progetto dedicato al suo Cile. Io ero un ragazzino di diciotto anni quando nel 73 c’è stato il golpe. Lo ricordo perfettamente. Il libro è una sorta di viaggio tra il Cile di allora e il Cile di oggi. Proprio per questo impegno civile come tu dicevi nella domanda, ho voluto ripercorre a ritroso gli anni bui di Pinochet e le sofferenze dei desaparecido. E’ stata un ‘esperienza che mi ha formato tanto, l’ho sentita molto.

Daniele Ceccarini: Come è nata la collaborazione con lo scrittore Sepulveda?
Mauro Di Domenico: Mi ricordo che quando gli ho presentato il mio progetto lui ne è rimasto da subito molto entusiasta. Mi invitò a casa sua in Spagna, nelle Asturias dove tra un bicchiere di vino “tinto” e una chiacchierata siamo diventati amici. Ha scritto la prefazione del libro e ha anche cantato un mio rap contenuto nel disco come allegato. Il testo del rap parla di un uomo che si trova in Argentina nello stadio di Santiago e mentre sta per iniziare la partita di calcio come in un flash back, l’uomo torna a pensare alle persone che vennero torturate e massacrate in quel luogo. Poi al progetto hanno partecipate altri grandi artisti come il grande Ferruccio Amendola che ha fatto da voce narrante.

Daniele Ceccarini: Nella sua carriera ha sperimentato: la canzone napoletana , il flamenco, la musica di Cumpay Segundo e oggi Ennio Morricone, cosa unisce questi moduli artistici così diversi?
Mauro Di Domenico: Lo strumento principe della mia carriera artistica è stata la chitarra, che mi ha aiutato a fare da trait d’union tra i vari stili. Dopo essermi diplomato in chitarra classica al Conservatorio di Napoli ho fatto le prime esperienze musicali con Roberto Murolo, ma il mio padre artistico è Eduardo Caliendo, che è stato il Maestro di tanti artisti, alla sua scuola ero compagno di corso di chitarra di Edoardo Bennato e Eugenio Bennato. E’ stato un po’ il maestro di tutti noi anche se poi ognuno ha preso una strada diversa. Anche Marisa Laurito ha preso lezioni di chitarra da lui. Io sono una capa tosta, sono un testardo e le cose alle quali credo me le vado a cercare. Volevo conoscere il tale regista perché mi piaceva una sua idea o un tale attore e ci sono arrivato, ho sempre ottenuto quello che volevo. Sono stato fortunato, per me questa è la fortuna, il vero terno al lotto come si dice e continua ancora adesso questo piccolo sogno. Un artista che ricordo con affetto è Compay Segundo, un delizioso vecchio bambino di 94 anni, con il quale ho passato ore indimenticabili. Altri artisti meravigliosi sono stati Ennio Morricone, Giancarlo Giannini, Peppuccio Tornatore con il quale ho uno splendido rapporto.

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