La ragione e le ragioni.

LA SPEZIA – Si dice che in Italia non si voti con la ragione, con la testa, ma per altri motivi, con varie altre parti del corpo, o accessori, pancia, portafoglio…
Vedendo le candidature espresse dal centro sinistra per la carica di presidente della regione alle prossime elezioni in Liguria appare di chiara e solare evidenza che nemmeno ci si candida, seguendo la ragione, la logica, il buon senso.

Analizziamo i due principali candidati: Raffaella Paita e Sergio Cofferati.

La Liguria è tristemente declinata negli ultimi dieci anni, anni che hanno coinciso con la presidenza Burlando; nemmeno la stampa più amica, o meno ostile, quella insomma che non rischia una brutta fine, ha potuto negarlo.
La sua presidenza, pure lunghissima, non ha saputo, non è riuscita a risolvere alcuno dei problemi della Eegione, e proprio dal settore dove sono state più evidenti le tracce di questa pessima amministrazione, quelle della gestione del territorio e dell’ambiente, ecco che spunta la candidata a succedergli, Raffella PaitaLa personificazione, in quanto dava corpo e voce all’assessorato alle Infrastrutture, attività di protezione civile, difesa del suolo, ciclo delle acque e dei rifiuti, ecosistema costiero, rapporti con gli enti locali, ovvero colei che non ha saputo fare proprio nulla per la sua Regione nel settore che per anni le era stato affidato, contro ogni logica, contro ogni ragione appunto, si candida a succedere a colui che l’aveva designata a difendere il territorio della sua Regione.

Qual è la logica che è sottesa a tale candidatura? Qual è la ragione, intesa come azione raziocinante, che spinge una persona che ha fallito a candidarsi a una carica più alta? Qual è la logica di quelli del suo partito che non le hanno detto di farsi da parte, soprattutto dopo i tragici eventi che hanno colpito la Regione? Qual è la logica del suo capo che la indica come sua delfina?
In un mondo normale una persona che ha clamorosamente fallito non si candida a continuare a fare ciò che non a saputo fare, giammai a fare di più. Al più si scusa, saluta e se ne va.

E allora, dal momento che non vi è alcuna logica, alcuna (buona) ragione, nemmeno un briciolo di buon senso nella candidatura, nell’ostinata (auto)candidatura non possono esservi che altre ragioni, altri motivi. Non so immaginare quali essi siano.

D’altronde nemmeno nella candidatura di Sergio Cofferati vi è molta ragione. Certo dal punto di vista umano e politico il livello è decisamente superiore, basterebbero i toni della campagna elettorale a dimostrarlo, per non parlare di temi fondamentali come l’acqua bene comune, solo per citare un esempio, ciò non di meno la parte del centro sinistra che vuole segnare una netta soluzione di continuità con il potere del passato, avrebbe dovuto trovare, cercandolo per tempo, un candidato che esprimesse più e meglio di un ex sindacalista di lungo corso, ex sindaco e ex parlamentare europeo, il rinnovamento, il nuovo.
Perché se è vero che il nuovo deve essere inteso come fatto bene per il bene collettivo, perché in Italia non vi sarebbe nulla di più nuovo, e se è altrettanto vero che dove si sia nati o quando non sono elementi dirimenti, qualcuno che non dovesse apprendere tutto da zero, qualcuno che avesse una storia meno intrecciata con il partito che comunque bene o male, più il secondo che il primo, ha amministrato questa povera Eegione con i suoi uomini (e donne) in ogni centro di potere sarebbe stato meglio, molto meglio.

Peccato, speriamo solo che non sia (stata) un’altra occasione persa di agire secondo (la) ragione, seguendo le giuste ragioni.

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