Strage di Piazza Fontana: 12 dicembre 1969

Non dobbiamo vivere l’anniversario del 12 dicembre solo con amarezza, o addirittura rimuovendolo, ma trarne un insegnamento utile, sopratutto per le giovani generazioni. La memoria serve anche a ridurre il rischio che simili trame a danno delle istituzioni e simili sofferenze in danno dei cittadini possano nel futuro ripetersi.

(Guido Salvini, giudice)

Quarantacinque anni fa, alle ore 16.37, in Piazza Fontana a Milano, presso la Banca dell’Agricoltura, scoppiava una bomba che faceva sedici vittime e ottantasei feriti.

La strage di Piazza Fontana inaugurava quella che fu chiamata strategia della tensione. Per primo fu accusato l’anarchico  Giuseppe Pinelli, suicidato per defenestrazione dai locali della Questura di Milano, dove era trattenuto per accertamenti. Pinelli fu anche partigiano, infatti partecipò alla Resistenza antifascista come staffetta delle Brigate Bruzzi-Malatesta. Venne accusato anche un altro anarchico, Pietro Valpreda, ingiustamente carcerato per oltre 3 anni, successivamente assolto per tutti e tre i gradi di giudizio.

La strage di Piazza Fontana, come scrisse Mirco Dondi in un chiaro articolo sul Fatto Quotidiano, conosce anche l’iter giudiziario più lungo della storia repubblicana. Nella pianificazione e nella gestione di questa strage entrano una moltitudine di soggetti (anche istituzionali) legati a disegni non convergenti. Le piste e le soffiate si spostano: bisogna guardare anche all’estero. L’esplosivo, tanto per cominciare, proviene da un deposito Nato.

In 45 anni non si è comunque arrivati ad una verità giudiziaria definitiva e la strage di Piazza Fontana resta tristemente impunita, un’offesa al Paese e alla Giustizia.

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