A Parma lo storico Festival di teatro di ricerca Natura dèi teatri di Lenz. Il sindaco Pizzarotti: "Idea innovativa"

Parma è a circa 100 Km da Spezia, poco più di un’ora di macchina; vale la pena partire e raggiungere in questi giorni lo spazio di Lenz Rifrazioni, storica compagnia del teatro di ricerca della cosiddetta  “Terza ondata”, per partecipare al loro Festival, molto speciale nel nome “Natura dèi teatri” e nel luogo, uno spazio industriale degli anni ’40 situato nella periferia di Parma, completamente ristrutturato nel rispetto della tipologia architettonica originali.

Iniziato il 5 dicembre il Festival andrà avanti fino al 14 dicembre con proposte diverse e anteprima nazionali e internazionali. Scanner, Lenz Rifrazioni, Maguy Marin, Pieter Amp, Paul Wirkus, Alessandro Berti, Via Negativa, Tim Spooner, Enrico Pitozzi e Andrea Azzali.

Anche il sindaco di Parma FEDERICO PIZZAROTTI ha elogiato il lavoro della compagnia Sosteniamo con fermezza  la progettualità di Lenz, che porta avanti un’idea di teatro “contenitore” di un insieme di visioni della realtà contemporanea e che promuove un’idea innovativa della performance artistica”.

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 Natura Dèi Teatri è un progetto di creazioni performative contemporanee internazionali, di produzione artistica e di riflessione intellettuale sullo stato dell’arte contemporanea, fondato a Parma nel 1996 da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto. L’attenzione alla creazione contemporanea, l’interdisciplinarietà degli eventi presentati, un forte radicamento sul territorio, unito a una profonda vocazione per la cultura performativa internazionale sono caratteristiche storiche del Festival. Quest’anno il titolo è I Due Piani e conclude il progetto triennale alimentato dalle suggestioni filosofiche di Gilles Deleuze. Il programma 2014 propone «dieci declinazioni scenico-performative dell’identità duplice, stratificata, multipla del linguaggio», attraverso creazioni internazionali di teatro, musica, danza, video e performance. Sono in programma nomi di livello mondiale come Maguy MARIN che con SINGSPIELE ha portato una variazione scenica sul tema del volto-maschera e dell’identità che il pubblico venuto da tutt’Italia a celebrare quella che è considerata l’erede della Bausch, ha apprezzato moltissimo.

Corpi e volti: ecco il Re Lear e il desiderio ricostruito di un’opera mai compiuta di Verdi-Lenz-Scanner, il Maestro Eckhart di Berti che penetra nell’oscurità dello spirito, il Corpo Sacro del suono di Andrea Azzali, quello sfuocato e metamorfico di Pieter Ampe, The Telescope di Tim Spooner a dar forma alla materia minima, Pitozzi a radiografare la materia sonora in Magnitudini, Wirkus-Lenz a scavare nel buio hölderliniano con Diotima, Via Negativa a ricercare il limite del corpo umano.

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Infine il debutto dell’ Adelchi di Manzoni nella versione di Lenz con i suoi attori sensibili al tempo dell’Arte senza tempo, all’attimo infinito in cui, nel nero del firmamento, la luce stellare sembra pulsare come un cuore umano, per poi svanire quando sorge l’aurora. Dopo il macroallestimento de I promessi sposi nel 2013, il progetto biennale dedicato all’opera di Alessandro Manzoni prosegue con «una riflessione profonda sulla potenza poetica della tragedia» che vede in scena tre attori sensibili formati nel laboratorio permanente realizzato da Lenz Rifrazioni in collaborazione con l’Ausl di Parma – Dipartimento Assistenziale integrato di Salute Mentale: «In questo progetto scenico» spiegano Maria Federica Maestri e Francesco Pititto «si sostanzia la ricerca pluriennale di un “verbo” pedagogico che renda le persone affette da disturbi dello spettro autistico in grado di esprimere le emozioni silenziate attraverso le stimolazioni drammaturgico-sensoriali dell’esperienza teatrale. Attraverso questo processo si ribalta la prospettiva dalla quale guardare alla sensibilità: gli apparenti limiti cognitivi e comportamentali delle persone sensibili non sono più sintomi di un deficit patologico ma divengono elementi da elaborare e tradurre in linguaggio estetico contemporaneo, attraverso il confronto e l’agone – anche fisico e vocale – con i classici».

 

 

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