Vilfredo Pareto, Trattato di sociologia generale. Recensione di Daniele Ceccarini.

Studiare Pareto oggi significa liberare l’indagine politica dal buonismo che imperversa sui mass media, guardare con occhio freddo e disincantato la crisi e gli uomini del nostro tempo. Quando Pareto ritiene che “la società ha una struttura elitaria, che le masse sono incapaci di governarsi, che la storia è fatta dalle élites” contesta e demistifica la comunicazione politica dei mass media. Pareto utilizzando un concetto già espresso nella “Rivista italiana di sociologia” conclude che “ad eccezione di brevi periodi di tempo, i popoli sono sempre guidati da un’aristocrazia, intendendo questo termine come indicativo dei più forti, energici, capaci sia nel positivo sia nel negativo”. Secondo Paretola lotta per il potere è sempre conflitto tra élites: il popolo, contrariamente a quanto pensano i democratici, non gioca alcun ruolo”, perché ritiene le classi inferiori “incapaci di governare in modo autonomo”. L’Autore osserva in modo disincantato “i grandi miti’ della tradizione democratica come Stato di diritto, governo del popolo, progresso, umanitarismo, pacifismo, perché ritiene che «i lupi sono e lupi rimarranno: homo homini lupus». E’ un’immagine che riprende da Hobbes, ma che evoca al lettore la drammatica scena finale di “Uccellacci e uccellini” di Pasolini il cui la voce narrante riconosce amaramente che “da che mondo è mondo i corvi sono corvi e i passeri sono passeri”. Con crudezza Pareto afferma che è “ingenuo pensare che sia sufficiente dimostrare buono un principio perché il popolo lo segua”, perché è “da bambini il credere che si persuadano gli uomini con dimostrazioni logiche”. Si tratta di concetti straordinariamente attuali, utilizzati dai mass media per ottenere il consenso. Con machiavellica lucidità Pareto osserva che “La nuova aristocrazia, che vuole cacciare l’antica o anche solo esser partecipe del potere e degli onori di questa, non esprime schiettamente tale intendimento, ma si fa capo a tutti gli oppressi, dice di voler procacciare non il bene proprio ma quello dei più: e muove all’assalto non già in nome dei diritti di una ristretta classe, bensì in quello dei diritti di quasi tutti i cittadini”. Da questa premessa Pareto giunge alla pessimistica conclusione “la nuova élites quando ha vinto, ricaccia sotto il giogo gli alleati o al massimo fa loro qualche concessione di forma”. La prova provata di questa conclusione è “nella storia delle contese dell’aristocrazia della plebe, e dei patres a Roma; tale, e fu ben notata dai socialisti moderni, è la storia della vittoria della borghesia sull’aristocrazia di origine feudale”. Nel “Trattato di sociologia generale”, riproposto con i caratteri dell’UTET, Pareto giunge così a proporre “una visione della storia, che non è né lineare né ciclica, ma piuttosto ondulatoria”, perché fondata “sul continuo e imprevedibile succedersi delle élites”.
Con l’incisività di un moderno protagonista dei talk show, Pareto osserva che “un politicante è spinto a propugnare la teoria della ‘solidarietà’ dal desiderio di conseguire quattrini, onori, poteri. (…) É manifesto che se il politicante dicesse ‘Credete a questa teoria perché ciò mi torna conto’ farebbe ridere e non persuaderebbe alcuno; egli deve dunque prendere le mosse da certi principi che possono essere accolti da chi l’ascolta”. Stabilita questa premessa, l’Autore indaga acutamente l’animo umano per scoprire l’intima ipocrisia con se stesso del “politicante“ secondo la quale “spesso chi vuol persuadere altrui principia col persuadere sé medesimo; e, anche se è mosso principalmente dal proprio tornaconto, finisce col credere di essere mosso dal desiderio del bene altrui”. Un concetto, come si può constatare di assoluta attualità, che forse ha ispirato il noto commento di Montanelli su Berlusconi. Una lettura quindi utile oggi per capire cosa sta succedendo nella società italiana, una lezione fredda e cruda che può aiutare a capire un futuro che ha tratti difficili, ma non impossibili da decifrare.

Vilfredo Pareto, economista, sociologo e pensatore politico italiano Dopo aver compiuto i primi studi in scienze matematiche e fisiche e poi in ingegneria, si dedica agli studi economici e politici, assumendo posizioni nettamente liberiste. Successivamente dopo l’incontro con l’economista Pantaleoni, si dedica interamente agli studi di sociologia. Tra le sue opere si ricordano: Cours d’économie politique . Corso di economia politica); Les systèmes socialistes (traduzione italiana I sistemi socialisti); Manuale d’economia politica; Trattato di sociologia generale; Fatti e teorie; Trasformazione della democrazia.

(Daniele Ceccarini)

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