Favaro ieri oggi e domani. La presentazione sabato 6

LA SPEZIA– Il 6 dicembre alle ore 17,30 presso la scuola media “Cervi” del Favaro sarà presentato il libro “Favaro. Ieri, oggi e domani. Ritratto di un quartiere” il progetto promosso da Vinicio Ceccarini e Giovanni Valdettaro, nato con lo scopo di raccogliere in un volume i volti degli abitanti e di raccontare l’identità di uno dei quartieri più popolari della Spezia. Nel libro troverete una poesia in dialetto di Mirko Maccione e i ricordi di Luisa Corso, Alessandra Talamonti, Rosanna Cioli, Annamaria Maranca, Aurora Ceccarini, Giovanna Paiata, Alessandra Giampietri, Poalo Putrinio, Roberta Vergassola, Paolo Compagnolo e tante foto. Un libro, molto particolare che raccoglie insieme le testimonianze degli abitanti del quartiere, i ritratti realizzati dal pittore russo Rif Abdullin, le foto di circa 60 anni di vita di una comunità operaia. E’ una testimonianza della dimensione politica e sociale del quartiere: si ricorda la strage dimentica degli 11 bambini uccisi il 10 aprile 1945, la tradizione partigiana, le lotte del PCI, la discriminazione politica degli anni ’50, i licenziamenti nelle grandi fabbriche, le Feste dell’Unità, il viaggio in URSS di un funzionario del PCI, che fu un avvenimento mitico, le partite di pallone, i giochi dei bambini. Il quartiere ha un tessuto popolare e non a caso veniva chiamato La Stalingrado di Spezia. Claudio Burlando Presidente della Regione Liguria, nella Prefazione, ha ringraziato gli abitanti del Favaro, il pittore russo Rif Abdullin e i promotori dell’iniziativa Vinicio Ceccarini e Giovanni Valdettaro per il lavoro svolto e ha dichiarato “sono molto affezionato alla città della Spezia e conosco bene il Favaro e un quartiere che ha una tradizione di democrazia e di impegno civile e che mi ricorda per certi aspetti Genova e il quartiere dove sono nato e ho vissuto a lungo, sulle colline della Valbisagno”. Luca Basile, assessore alla cultura del Comune della Spezia, nella prefazione ha scritto: “Raccontare la storia del Favaro significa conservare la memoria di un percorso democratico vissuto da gente vera, che ha lottato per la libertà e la democrazia. La storia del Favaro inizia il 1 aprile 1945 quando 11 bambini rimasero uccisi nella Villa Pegazzano. Una delle tante stragi dimenticate nell’armadio della vergona. Il Favaro non ha dimenticato i suoi morti e ne ha conservato la memoria in un sacrario con le fotografie dei deportati e un pietra portata da Mauthausen. La gente del Favaro ha saputo costruire una realtà nuova fondata sul lavoro e la solidarietà. Oggi è un quartiere moderno, ristrutturato dove la gente si incontra e dove ho sempre il piacere di incontrare tanti amici”. Il libro rappresenta uno stimolo e un impegno per le nuove generazioni a conservare la memoria di questo pezzo di città e in particolare la memoria dei partigiani, dei deportati, ai quali è stato dedicato un sacrario nella vecchia scuola elementare. Nei racconti dei suoi abitanti si ritrovano memorie toccanti, affettuose e anche l’orgoglio di una comunità che ha lottato per una società migliore e più giusta.

Il libro

Favaro ieri, oggi e domani su La Voce della Russia e su La Spezia Oggi.
Mi piace il Favaro, parola di Rif Abdullin

Rif Abdullin è un artista di notevole prestigio: ha realizzato il quadro del Papa Francesco 1, del Vescovo Moraglia e degli abitanti di Fezzano e le Grazie, ma al Favaro è rimasto entusiasta dell’accoglienza e ha incontrato l’amicizia e l’affetto degli abitanti. Rif Abdullin Mudarisovich ha studiato a Moca e a Parigi. E’ docente dell’Accademia d’Arte di stato russa a Ufà.

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