"Economia e società" di Max Weber. Recensione di Daniele Ceccarini

Si deve quindi salutare dal punto di vista scientifico la soddisfazione di vedere pubblicato il volume di Max Weber Economia e società. L’economia in rapporto agli ordinamenti e alle forze sociali. Un volume curato da Edith Hanke in collaborazione con Thomas Kroll. Edizione italiana condotta sul nuovo testo critico della Max Weber-Gesamtausgabe a cura di Massimo Palm. La stampa tedesca porta avanti una politica di demonizzazione dei paesi mediterranei- prima i greci e in seguito portoghesi, spagnoli e italiani – ritraendoli come gente pigra, indisciplinata, corrotta e propensa a una vita resa facile dai prestiti esteri, riconducendo il tutto alla dimensione cattolica di questi paese. E’ un tentativo maldestro di scopiazzare in modo sciatto alcune tesi di Max Weber L’etica protestante e lo spirito del capitalismo. In verità la Germania ha imposto il capitalismo sfrenato e una dura e dannosa disciplina e austerità finanziaria. L’opera del grande studioso tedesco presenta ben altre prospettive di ricerca e non può certamente essere circoscritta nell’ottuso moralismo di una parte della stampa tedesca, i cui tratti nel dipingere gli italiani come gente pigra raggiungono tratti di razzismo sfigurando l’originalità del pensiero del sociologo. L’affermazione di Weber che lo spirito del capitalismo si trova nell’etica protestante, in pratica puritana, con la dottrina della predestinazione: il lavoro non è visto a fini consumistici ma come prova della capacità di controllo e di sistematicità, quindi di razionalità, non contiene in sé un giudizio di valore e deve essere posta in relazione con il tentativo scientifico di Weber di scindere scienza sociale e politica e in particolare con la sua affermazione che la realtà oggettiva è solo caos, perché non esistono leggi universali ma solo ipotetiche applicabili a casi particolari, la realtà appare sempre come mediata culturalmente, in quanto la cultura permette di selezionare alcuni aspetti di una realtà infinita e priva di senso attraverso l’attribuzione a essi di significati specifici.
Il volume Economia e società. L’economia in rapporto agli ordinamenti e alle forze sociali contiene la stesura della «sociologia del dominio» di Weber che alcuni giornalisti tedeschi dovrebbero rileggere. La versione più ampia di questo classico della sociologia politica e giuridica viene presentata oggi dopo un’accurata revisione filologica, dotata di un commento storico dettagliato, che la inserisce nel dibattito in atto all’epoca della redazione del testo, segnalando fonti e interlocutori di Weber, espliciti e impliciti. Weber enuncia le tipologie fondamentali del dominio: dalle civiltà antiche agli Stati moderni, dalle culture tribali alle comunità monastiche, il fenomeno del dominio, centrale in ogni aggregazione sociale e comunitaria, è indagato da Weber con la sua somma padronanza dei più diversi ambiti della storia universale e con la sua maestria nel connettere regioni tematiche e situazioni storiche allo stesso «tipo ideale». Un’ampia analisi è dedicata al «dominio carismatico»: con un’intuizione destinata a durare, dalla storia della Chiesa il concetto di carisma viene mutuato per l’analisi dei rapporti tra capi e seguaci in politica.
Il capitolo dedicato a «Stato e ierocrazia», affronta i rapporti tra il potere politico e quello religioso, cui è affiancata l’edizione critica di una parte del manoscritto originale. Il volume contiene infine il breve scritto su «I tre tipi puri di dominio legittimo», ritrovato nel lascito: una fulminante sintesi della dottrina weberiana.
Weber afferma che la scienza non può dare giudizi di valore perché essi si basano su determinati ideali e sono perciò di origine soggettiva e che la sociologia non ha il compito di esprimersi circa i fini ultimi dell’azione umana poiché essi dipendono dalle opzioni morali degli individui coinvolti (politeismo dei valori come caratteristica del mondo moderno);
la sociologia deve, però, renderci consapevoli del costo sociale delle scelte di valore e dei mezzi per raggiungere sul piano pratico politico i fini scelti.
Di fatto fornisce un’arma fondamentale contro quei giornali tedeschi che pretendono di dare giudizi prescindendo dai fini che il sistema sociale intende raggiungere. Questa parte della stampa tedesca si muove in direzione opposta al principio ritenuto fondamentale da Weber secondo il quale “ la scienza deve far proprio il principio dell’avalutatività” senza “giudicare l’efficienza dei valori di fronte alle mete che si vogliono raggiungere”

Karl Emil Maximilian Weber rappresenta uno dei padri fondatori della moderna sociologia. I suoi studi riguardano la sociologia delle religioni e la sociologia politica, ma i suoi studi diedero un contributo importante anche nel campo dell’economia. La sua opera più famosa è “L’Etica protestante e lo spirito del protestantesimo”, recentemente ripresa dai giornalisti tedeschi per contestare la scarsa efficienza dei paesi mediterranei di religione cattolica. Secondo Weber sosteneva che la religione è una delle ragioni anche se l’unica che determinato il diverso sviluppo del capitalismo in Europa. Studioso di grande spessore ha lasciato opere di fondamentale importanza e di grande attualità: Sulla storia delle città mercantili nel Medioevo, La storia agraria romana nel suo significato per il diritto pubblico e privato, L’oggettività conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale; L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Le sette protestanti e lo spirito del capitalismo, L’etica economica delle religioni mondiali, Il significato della avalutatività delle scienze sociologiche ed economiche, La politica e la scienza come professioni, a scienza come vocazione, Il metodo delle scienze storico-sociali.

(Daniele Ceccarini)

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