Nuovo piano del commercio. Non si rischia di creare dei ghetti?

LA SPEZIA – Il nuovo piano urbanistico-commerciale della Regione Liguria è stato trasmesso ai Comuni che hanno la possibilità di recepirlo, approvarlo e utilizzarlo a integrazione dei piani esistenti oppure quella di intervenire ad un livello più approfondito. Ha optato per la seconda possibilità il Comune della Spezia che, commercialmente, è suddiviso in tre aree: la zona A comprende il centro da Piazza Verdi a Viale Garibaldi, Piazza Cavour inclusa, la zona B1 è quella del Quartiere Umbertino e la zona B2 che si estende nella zona di Migliarina.

“Nella zona A”, ha dichiarato l’assessore Corrado Mori al quotidiano Città della Spezia, “andremo verso il veto per l’apertura di sexy shop, agenzie funebri, compro oro, concessionarie di auto e negozi di chincaglierie, anche se in maniera non prevalente. Per quel che concerne la ristorazione prevediamo di sottoporre ogni nuovo esercizio ad una valutazione sull’aspetto degli arredi interni ed esterni. Ci sarà un’apposita commissione comunale che si occuperà di verificarne la qualità e il decoro, sempre nell’ottica di preservare l’aspetto che riteniamo debba avere un centro storico. Altri divieti per la zona A saranno quelli per l’apertura di temporary store e quello di installare nuove macchine mangiasoldi per bar e tabacchi”.

Intanto non ci stanchiamo di ripetere che videopoker e macchinette mangiasoldi nei luoghi deputati a fare cultura e aggregazione sociale quali si reputano i circoli ARCI, non devono essere consentiti in nessun luogo della città.  E poi perchè solo i locali che ospitano esercizi di ristorazione dovranno essere valutati? Significa che le insegne nuove fosforescenti sopra i palazzi storici continueranno ad essere concesse? E chi valuterà gli arredi? Gli stessi che sventrano le piazze e le scalinate storiche? Consiglio all’assessore Mori, ma anche a tutto il resto della giunta (sindaco in testa alla comitiva), di andare a fare un giro in una qualunque città (non solo d’arte) toscana o emiliana (solo per citare i luoghi più vicini): le pavimentazioni antiche sono in perfetto stato, la spazzatura viene adeguatamente rimossa, le cicche di sigarette si possono spegnere negli appositi contenitori, le insegne e gli arredi storici dei negozi sono mantenuti anche se all’interno si trova un’attività diversa da quella originaria.

Potrebbe servire a qualcosa limitare certe attività (ma per ora l’assessore ha dichiarato che si va verso il veto, ergo che il veto non è stato ancora attuato e non vorrei che finisse nel dimenticatoio come tante altre cose), ma c’è da chiedersi se è sensato dividere in classi una città e se così non si rischia di ghettizzare ancora di più alcune zone che sono oltretutto parte del centro (il Quartiere Umbertino lo è).

Puntualizzerei anche che lo svuotamento dei fondi commerciali è un effetto e non la causa della crisi. Vivono i centri storici attraenti, dove è piacevole fare una passeggiata senza inciampare nelle tante strade sconnesse, i centri  ben serviti da bus e servizi vari (compresa la raccolta della rumenta) e vivi, cioè animati da persone normali che non sfasciano o imbrattano tutto per noia, i vigili urbani devono multare chi sporca, danneggia e parcheggia selvaggiamente in doppia fila. Nei servizi l’assessore deve includere  parcheggi vicino al centro anche per i pullman, magari facendoli in qualche area abbandonata dalla Marina e non tirando giù tutti gli alberi).

I molti fondi sfitti non li vuole nessuno perché le attività commerciali muoiono senza ossigeno, senza prestiti dalle banche e senza clienti che hanno possibilità di spesa.

Buoni esempi:

Il marchio Etico&Tipico promosso dal Comune di Modena

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