La donna del mese: Reyhaneh Jabbari

Reyhaneh Jabbari aveva 26 anni e nel 2007 aveva subito un tentativo di stupro da un ex agente dei Servizi Segreti iracheni, ma si era ribellata e aveva ucciso il suo aguzzino. Arrestata nel 2009, da cinque anni era chiusa in una prigione di Teheran, nel braccio della morte. La sua storia aveva fatto il giro del mondo ed erano arrivati numerosissimi appelli per salvarla: tra i tanti, quello di Amnesty International e di Papa Francesco. Tutto ciò non è servito a nulla e Reyhaneh è stata uccisa un mese fa. Impiccata. Vittima due volte: dell’aggressione e della (in)giustizia di Stato. Vittima come tante donne, troppe. Il suo è ovviamente un caso limite, ma sono ancora tante le donne che, vittime di violenze di qualsiasi tipo, vengono “colpevolizzate“, non sufficientemente protette e costrette a vedere “giustificati” i loro aggressori.

Le donne spesso non osano, non sanno ribellarsi, qualcuno ha inculcato loro in testa che sono inferiori all’uomo, che “uno schiaffo non è violenza”, che “è successo una volta sola”, che “ero nervoso, stanco, senza lavoro…”. E quindi subiscono in silenzio, pensando che, in fondo, un po’ quella violenza (sessuale, fisica o verbale se le meritano. Domani, 25 novembre, si celebra la Giornata Internazionale Contro La Violenza Sulle Donne e per questo la donna del mese è una vittima di violenza. Potrebbe chiamarsi Lucia, Helene, Michelle, Franca, Giulia… Reyhaneh è solo un simbolo.

Perché la Giornata Internazionale si celebra il 25 novembre: le sorelle Mirabal.

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