"Filosofia del denaro" di Georg Simmel: recensione di Daniele Ceccarini

Filosofia del denaro” riproposto nei caratteri della UTET è stata spesso considerata l’opera migliore di Simmel. In questo lavoro Simmel studia il denaro sotto ogni punto di vista, storico, economico, sociale e culturale e individua nel denaro il simbolo del mondo moderno, un’epoca caratterizzata “dall’impersonalità dei rapporti umani, sempre più freddi e distaccati”, che testimonia in modo emblematico l’essenza della vita. Il denaro, afferma Simmel, è il più potente livellatore dell’esistenza “una merce prodotta acquista valore soltanto in relazione ad altre merci”, per cui il denaro è “il valore delle cose senza le cose stesse”. Per Simmel è lo scambio a stabilire il valore di una merce. Da questa affermazione, molti Autori hanno dedotto forse troppo frettolosamente, una profonda diversità dal pensiero di Marx che ritiene “il valore di una merce sul mercato è determinato dal tempo di lavoro impiegato per produrla”. A ben vedere i punti di contatto tra Simmel e Marx non sono trascurabili. Simmel afferma infatti che “la forma denaro è quella che meglio di altre manifesta il movimento della vita dell’uomo e la sua drammatica e insuperabile essenza conflittuale”. E ancora che il denaro rappresenta “il predominio dello spirito oggettivo su quello soggettivo, che porta sino all’alienazione totale dell’individuo: causa principale di questa situazione è la divisione del lavoro dopo l’invenzione delle macchine; l’uomo diventa parte di un processo di produzione, non si riconosce più come protagonista”. Dove si avverte più forte la presenza di Marx è quando Simmel afferma, con una osservazione che sembra quasi dello stesso Marx, che “a differenza dell’artigiano di una volta, l’operaio industriale generalmente non conosce la destinazione ultima del suo prodotto”. Forse è più giusto dire che Simmel e Marx lavorano su campi di indagini diversi, ma non così lontani, se come ritiene Michel Henry Marx, è un filosofo che pone al centro della sua ricerca “l’individuo e l’immanenza della vita”. Simmel, come Marx anche se in modo diverso avverte “la tensione tra le aspirazioni del singolo e le tendenze di sviluppo della società moderna”. Quando Simmel afferma che “l’uomo avverte in sé l’esigenza di andare al di là del contrasto irrimediabilmente tragico tra la soggettività individuale e il pensiero logico-oggettivo” è consapevole, come Marx, che “la vita non si sente più appagata delle forme che provengono dal passato, non riesce più a ricavarvi possibilità soddisfacenti per un perfezionamento spirituale e si sente quindi indotta a distruggerle”. Ad avviso di chi scrive, trarre a questa affermazione tout court l’avvicinamento a Schopenhauer e Nietzsche, è riduttivo perché l’uomo nella modernità vive la totale “epifania” della propria condizione esistenziale, che altro non è se non l’alienazione. Certo Simmel scava nel profondo dell’animo umano, in una direzione che Marx non conosce. Emblematico a questo proposito il paragona dell’uomo moderno “ad una cifra da cassaforte, formata da elementi comuni a tutti gli altri, mescolati però in modo da produrre una precisa e inconfondibile combinazione”. Un’affermazione drammatica della condizione umana nella società moderna.

Georg Simmel filosofo e sociologo tedesco, che ha segnato profondamente la storia della sociologia e della filosofia contemporanea. Tra i suoi studenti a Berlino ricordiamo Bloch, Lukàcs, Buber, Pannwitz. L’esistenzialismo ha ripreso molti dei temi da lui affrontati, come problema della morte. Studioso attento di Kant, Nietzsche, Schopenhauer, nella sua opera si averte l’influsso di Bergson. Autore fertile, ha scritto molte opere, Tra le quali ricordiamo “Sulla differenziazione sociale”; “I problemi della filosofia della storia”; “Il problema della sociologia”; “Filosofia del denaro”; “La metropoli e la vita dello spirito”; “Il conflitto della cultura moderna” 1912 “Sulla filosofia della religione” 1918 “L’intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici”.

(Daniele Ceccarini)

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