Renata Canini, Claudio Burlando e gli spot elettorali pagati con i soldi dell'Asl 3

Nord Italia flagellato dal maltempo, morti e danni incalcolabili. Ovviamente è prontamente cominciato lo scarica-barile delle responsabilità. Matteo Renzi mette sul banco degli imputati gli amministratori regionali (vent’anni di politiche del territorio da rottamare), ma quelli non ci stanno e arrivano prontamente le repliche, tra le quali quella di Claudio Burlando: i danni in Liguria sono incalcolabili, ma lui afferma: “il problema del territorio di cui parla il presidente del Consiglio è legato anche ai condoni edilizi. Non li ha fatti il premier e non li abbiamo fatti noi, ma sono stati fatti a Roma“.

Comunque oltre al territorio purtroppo in Liguria frana anche la Sanità e visto che a breve i Liguri saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo governatore (Claudio Burlando vorrebbe passare lo scettro alla sua pupilla Raffaella Paita), vorrei che non fosse dimenticato il grave episodio che vide protagonista l’Asl 3 Genovese e l’allora direttore generale Renata Canini, oggi direttore amministrativo all’Asl 5 Spezzino (condannata per danno erariale quando era direttore generale dell’Asl 1 di Imperia).

I fatti: 

654.000 euro spesi da una Asl per le attività di comunicazione, di cui almeno 359.000 finiti a televisioni e giornali liguri per programmi televisivi e spot. Pubblicità definita istituzionale che però, come ammise l’allora direttore generale dell’Asl 3 Genovese Renata Canini, terminò due giorni dopo le elezioni regionali in cui il governatore Claudio Burlando fu riconfermato. Pubblicità che, secondo l‘Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), interpellata all’epoca da Il Fatto Quotidiano, “è vietata dalla legge sulla par condicio”. Su televisioni e giornali, durante la campagna elettorale, tutti i liguri videro quegli spot che magnificavano l’operato della Regione e volevano convincerli dell’efficenza del servizio sanitario. Spot pagati con il denaro della Sanità ligure, soggetta a continui tagli e con un buco da 70 milioni che ovviamente emerse appena passate le elezioni.

L’allora direttrice Renata Canini, persona di fiducia di Burlando e dell’assessore alla Sanità Claudio Burlando, non rese nemmeno pubbliche le delibere di spesa (alla faccia della trasparenza), a differenza del suo predecessore Alessio Parodi, che non solo metteva on line le delibere di spesa ma aveva dedicato alla comunicazione su giornali e televisioni meno di 15.000 euro. Il confronto fu fatto anche con le Asl delle altre regioni: in Emilia una Asl di dimensioni analoghe dichiarò una spesa pubblicitaria di circa 50.000 euro in dieci anni e di produrre in proprio i documenti da fornire (a costo zero) ai mezzi di comunicazione. In Toscana Asl anche più grandi di quella genovese dichiararono una spesa pari a zero, perchè tutta la comunicazione era affidata alla Regione Toscana, che in un anno spese cifre simili alla sola Asl genovese. Anche in Piemonte le Asl con cui avvenne il confronto spendevano al massimo poche decine i migliaia di euro.

L’Autorità Garante (Agcom) afferma che “la legge del 2000 stabilisce che le amministrazioni non possono fare comunicazioni nei 45 giorni che precedono le elezioni“. Di più: negli spot parla e compare la stessa Renata Canini, mentre la legge vieta le comunicazioni in “forma personale“. C’è un ultimo punto: gli spot hanno avuto talvolta un peso non indifferente sui bilanci dell’editoria locale.

Claudio Burlando e Claudio Montaldo, interpellati dal Fatto, preferirono rimbalzare la patata bollente alla direttrice Renata Canini che rispose: “È una spesa permessa dalla legge Frattini del 2002. Ci è sembrato giusto dare pubblicità alle nostre attività per aiutare i cittadini“.

Ma perché farlo a pagamento, visto che nelle altre regioni le Asl lo fanno gratuitamente con comunicati stampa? “Volevamo essere più efficaci e abbiamo fatto contratti con tutti i giornali“.

Ma il divieto previsto all’articolo 9 della legge per le elezioni? “Non sono d’accordo“, tagliò corto.

Infine la domanda più scottante: ma perché gli spot sono andati in onda solo fino ai giorni delle elezioni regionali? “È un caso, i contratti sono terminati a fine marzo“, rispose Canini.

Agcom condannò e ordinò alla Asl di pubblicare sul suo sito un messaggio che indicasse “la non corrispondenza dell’attività di comunicazione svolta sulle emittenti Primocanale,Telecity, Telegenova e Tele Nord (le principali tv liguri, ndr) alla legge del febbraio 2000 in quanto carente dei requisiti dell’impersonalità e dell’indispensabilità per l’efficace assolvimentodelle funzioni dell’Ente“.

“La Asl 3 non ha nemmeno presentato appello”, sostenne Agcom.

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