100 posti di lavoro all'Outlet di Brugnato. La cronaca e il giudizio.

In questa temperie storica, nella quale non s’ode altro che di posti di lavoro volatilizzati, di aziende che chiudono e licenziano i lavoratori, nella quale ogni record di ore di cassa integrazione è stato (con buona pace del presidente del consiglio e dei suoi proclami) superato, che, invece, un’azienda assuma è sicuramente una notizia e bene fa il buon cronista a darne conto. E a darle tutto il risalto che merita.

Siccome però compito precipuo degli organi di informazione è, appunto, informare gli utenti, affinché questi possano, come debbono, farsi un’opinione su quanto li circonda, al di là del fatto storico, del fatto di cronaca, secondo il prudente e modesto giudizio di chi scrive, il buon cronista (e ancor più di lui il buon redattore) per bene informare dovrebbe collocare la notizia nel momento storico e giudicare la sua importanza, la sua rilevanza e soprattutto la sua portata informativa e giudicare dove e come collocarla, quale rilievo darle nell’ambito di quelle che compongono il giornale.

Per farlo il buon cronista dovrebbe indagare e (cercare) di capire non solo se la notizia che sta per dare è veritiera, ma anche cercare di capire il fatto storico in sé.

Che l’Outlet di Brugnato stia cercando 100 nuovi lavoratori è sicuramente vero; se hanno dato la notizia al cronista, non ne dubitiamo, ma il buon cronista si è chiesto perché questa notizia è stata data (perché immaginiamo che a darla sia stato il medesimo Outlet) proprio poche ore dopo che il capo della Protezione Civile Gabrielli aveva deprecato la sua costruzione?

Avrebbe dovuto il buon cronista interrogarsi sulla curiosa coincidenza? Avrebbe dovuto chiedersi se la notizia che si accingeva a dare non avesse, forse, ma molto forse, nelle menti di taluni lo scopo di distogliere l’attenzione dal fatto che il luogo di erezione dell’Outlet è stato ed è fortemente disapprovato, essendo (stato) luogo di una grave e tragica esondazione in tempi assai recenti?

Avrebbe dovuto il buon cronista chiedersi se per caso la notizia non avesse lo scopo di captare benevolenza nei confronti di una struttura duramente contestata dai commercianti di tutta la zona circostante?

Avrebbe dovuto chiedersi se pubblicandola e pubblicandola darle una collocazione anziché un’altra compiva o rischiava di compiere l’ennesimo scellerato caso di contrapposizione tra ambiente e lavoro, tra interessi privati e interessi pubblici?

Ora io credo che coloro che hanno deciso il tenore della civetta del giornale, che hanno deciso l’impostazione dei titoli e degli articoli siano fermamente convinti che siano più importanti 100 posti di lavoro (che sono certamente molto importanti in senso assoluto) del fatto che la zona dell’Outlet sia zona di esondazione quindi potenzialmente pericolosa, che siano più importanti del fatto che tale struttura ha certamente influito negativamente sulla condizione già precaria del commercio al dettaglio della provincia (già, esiste ancora…) della Spezia, del fatto che la sua collocazione è stata duramente contestata, così come la politica, ovvero la sua totale inesistenza, dell’amministrazione regionale ligure, devo pensare che sia convinto che la contrapposizione tra ambiente e lavoro sia insolubile.

Non posso non pensarlo, altrimenti dovrei pensare che il cronista sia succube agli interessi dell’Outlet e non voglio credere che la stampa non sia autonoma, non posso, se no, come farò a formarmi le mie opinioni, dove dovrò cercare le informazioni per giudicare il mondo che mi circonda?

 

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