Esci da Spezia e vai a teatro#1.La nuova rubrica di Laspeziaoggi

Come avete notato nei giorni scorsi non ci siamo soffermati sul cartellone del Teatro Civico perché si commenta da solo, roba già vista in passate stagioni, neanche una prima, spettacoli che non passeranno alla storia e neanche alla geografia, i soliti prestiti da Genova di cui siamo colonia, vecchie cariatidi in scena, in spezzino si direbbe “rumenta” con qualche episodio casuale di semi qualità. Si legge la scarsa dimestichezza con quel “nuovo” che offre non solo il teatro di ricerca (relegato ai 90 posti della Dialma) ma anche quello per il grande pubblico, non parliamo dell’ignoranza sul fronte internazionale; si vede in controluce l’assenza ai festival e di conseguenza la conoscenza diretta degli artisti, si legge la solita solfa dei nomi noti televisivi o cinematografici, si legge il Goldoni d’obbligo per giustificarlo nei programmi ministeriali delle scuole. Si legge ancora il vecchio, trito e polveroso rituale teatrale dell’Ottocento. Anni di contestazione, di Carmelo Bene, di postavanguardia qua sono passati invano, senza colpo ferire.

Da trent’anni non è cambiato nulla, e continuiamo a non capire chi di fatto quest’anno firma il cartellone: la Zanzucchi? Alinghieri? Qualche tecnico luci? C’è veramente un minestrone di tutto, senza un filo rosso di idea, manca giusto “Aggiungi un posto a tavola” (ma con Dorelli padre che tra gli abbonati ottuagenari coglierà qualche sicuro successo) e qualche bambino cantante da Ti lascio una canzone presentato da Pupo. Ci perdoneranno Ermanna e Marco del Teatro delle Albe se critichiamo il calderone dove sono finiti forse per sbaglio, con il loro Pantani, che abbiamo apprezzato a suo tempo quando andò in scena nel lontano 2012.

Ma abbonati come se piovesse, dicono. E per piovere piove. Si vede che li regalano i biglietti, ai correntisti della Cassa di qualche risparmio, a chi fa dieci tagli dai cinesi, a chi riesce a indovinare se l’allerta meteo una volta c’azzecca, chi trova una bici non scassata del servizio City bike.

Così abbiamo deciso di inaugurare la rubrica: Esci da Spezia e vai a teatro e consigliamo per il primo numero, il Festival NATURA DÈI TEATRI  a Parma negli spazi post industriali del Lenz Teatro dal 5 al 14 dicembre curato da Maria Federica Maestrie Francesco Pititto di Lenz Rifrazioni.

Dieci spettacoli  di teatro,musica,danza,video,performance. In arrivo prime assolute e rarità internazionali con Robin Rimbaud aka Scanner | Lenz Rifrazioni; Maguy Marin | David Manbouch | Benjamin Lebreton; Enrico Pitozzi | Lillevan | Alessandro Berti | Pieter Ampe; Andrea Azzali | Tim Spooner | Via Negativa.

Qua il programma a cura del Festival.

10 creazioni contemporanee internazionali, «declinazioni scenico-performative dell’identità duplice, stratificata, multipla del linguaggio» ispirate a I due piani, tema concettuale che, dopo Ovulo nel 2012 e Glorioso l’anno seguente, conclude il progetto triennale alimentato dalle suggestioni filosofiche di Gilles Deleuze. Insieme agli artisti, lo studioso Enrico Pitozzi con il seminario Magnitudini e un dialogo sul complesso percorso di Lenz Rifrazioni attorno a Re Lear. Se non conoscete gli artisti, forse vale la pena di ricordare almeno Maguy Marin, ospite d’onore al Festival d’Autumn a Parigi nel 2012.

Maguy Marin, francese di origine spagnola, è una danzatrice e coreografa, senza dubbio la maggior esponente della nouvelle danse francese. Dirige la Compagnie Maguy Marin che ha sede a Tolosa. Formatasi al Mudra (Bruxelles) con Maurice Béjart, Alfons Goris et Fernand Schirren, ben presto Maguy ha elaborato un percorso artistico personale che dalla danza l’ha portata a sondare nuovi territori nella creazione contemporanea, fino a divenire l’interprete maggiore della non-danza. Il suo spettacolo simbolo è May B, creazione del 1981, replicato centinaia di volte in tutto il mondo e tutt’ora in tournee. Nel 2012 è stata l’ospite principale del Festival D’Automne a Parigi, dove ha presentato ben sei sue produzione, fra nuove (Nocturnes e Faces) e repertorio (Cap au pire, Ça quand même, Cendrillion, May B). Nelle sue creazioni sono spesso evidenti tracce dell’opera di Samuel Beckett.

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