Intervista all'architetto palestinese FIDA TOUMA: come si lavora in un Paese devastato dalla guerra

Fida Touma è una giovane e brillante architetto palestinese con un’ampia esperienza e professionalità. Co-dirige RIWAQ, una struttura non profit che si occupa di restauro e conservazione di monumenti storici in Palestina e ha sede a Ramallah a 40 km da Gaza. Riwaq partecipa a un progetto europeo su tecnologie aumentate per i beni culturali e il turismo dal nome IAM finanziato dal programma 2007-2013 ENPI CBC Mediterranean Sea Basin In questo network ha incontrato Anna Monteverdi  che l’ha intervistata.  (la redazione di Laspeziaoggi).

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Mrs Fida Touma

Anna Monteverdi: Dove hai cominciato i tuoi studi?

Fida Touma: Ho studiato all’Università di Birzeit nel 2000, ho fatto poi un master in Politica e Amministrazione all’ UMASS Amherts (USA- 2007); ho lavorato con la struttura Riwaq dal 2000.

A.M. Qual è la tua “missione”?

F.T. La mia missione come quella di Riwaq, è salvaguardare, proteggere e promuovere i beni culturali architettonici in Palestina; lavoriamo sul restauro degli edifici storici, sulla rifunzionalizzazione dei centri storici, su pubblicazioni a tema, ma anche sulla consapevolezza della comunità, sulla documentazione e sul turismo sperimentale. L’altra mia “missione” è crescere le mie due figlie più felici e sicure.

A.M.Che cos’è esattamente  RIWAQ e quali sono i vostri sostegni economici per i progetti di restauri di monumenti antichi?

F.T. Siamo una organizzazione non profit che è partita da un’idea di Suad Amiry (autore di Sharon and my Mother in Law) nel 1991. Riwaq è stata la prima organizzazione in Palestina a lavorare su questo tema. Compiliamo un registro di tutti gli edifici storici in Palestina (Gaza, West Bank e Jerusalem); abbiamo pubblicato circa 14 libri sull’eredità architettonica in Palestina, e abbiamo restaurato circa 100 edifici che sono stati quindi restituiti e usati dalla popolazione locale come servizi necessari; abbiamo in programma di rimettere in uso 50 villaggi in Palestina che ospitano circa il 50% degli edifici del Paese. Ora siamo al villaggio n. 12. Siamo sempre alla ricerca di fondi, non ci sono supporti governativi; i nostri maggiori sostenitori  sono il governo svedese, il Fondo Arabo per lo sviluppo economico e sociale e l’Unione Europea.

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Mrs Suad Amiry

A.M. Pensi che le tecnologie possano giocare un ruolo chiave per restaurare architetture storiche o mantenere identità e eredità culturali? 

F.T. Penso che le tecnologie possano avere una funzione di promozione e conoscenza. Possono fornire strumenti per tutte le generazioni per conoscere di più sull’eredità e identità (esistenti e passate), per ricostruire siti, per produrre storie alternative e mappe e offrire una storia visuale di ogni sito.  Noi siamo interessati a un tipo di turismo alternativo che porti la gente a visitare posti che non sono ben conosciuti e penso che la tecnologia possa aiutare specialmente quella generazione più giovane in Palestina che è più abile a manovrarla.

A.M. Puoi parlare del progetto che avete fatto con Riwaq per IAM?

F.T. In I AM lavoriamo con la città di Taybeh sviluppando un progetto pilota sulla promozione della loro chiesa ortodossa di San Giorgio. Lavoriamo anche per promuovere il turismo in Palestina sviluppando 4 ulteriori progetti (subgrants).

riwaq

A.M. In una conferenza hai detto: “Con la realtà aumentata possiamo far visitare città che non potresti visitare nella realtà come Gaza per esempio”. Pensi che le tecnologie di realtà aumentata possano avere, nel tuo paese quindi, anche un significato politico?

F.T. Lo spero un giorno. Non è stato fatto molto nella realtà aumentata qua in Palestina. Ma considerati gli strumenti, i giovani sono molto capaci e sono sicura che le useranno per dar voce alle loro questioni politiche. Inoltre le tecnologie permettono l’accesso alla conoscenza e a luoghi inaccessibili a causa dell’occupazione. Per esempio per Gaza il nostro progetto per IAM sarà localizzato in rete con una ricostruzione virtuale di un sito archeologico; questo è molto importante per la gente, per vedere e conoscere luoghi dove non puoi andare.

A.M. Puoi descrivere il tuo lavoro, la vita di tutti i giorni a Ramallah così vicino a Gaza? E come vivete la situazione di occupazione e guerra

F.T. Ramallah è infatti, molto vicina a Gaza in termini di chilometri ma molto distante in termine di mobilità e accesso. E’ letteralmente impossibile andare a Gaza! Non ci sono mai stata (sebbene mia madre mi dicesse che ci portava là alla spiaggia quando eravamo bambini). Per andare a Gaza hai bisogno di un permesso speciale da Israele e a meno che tu non sia malato o a meno che tu non stia lavorando con una agenzia internazionale, non puoi entrare e uscire da Gaza dal West Bank! Non c’è modo di andare a Gaza. Gaza è stata distrutta e ora stanno combattendo per avere il controllo sulla frontiera e sui capitali!!E la gente che ha perso i propri familiari e le loro case vive in tende in attesa!!!!

La nostra vita quotidiana a Ramallah è normale se blocchi nella tua mente il fatto che vivi in una realtà segregata e confinata.  Sul piano della vita di tutti i giorni, noi lavoriamo, andiamo a scuola, usciamo, ci divertiamo, tutto quello che puoi immaginare, andiamo in piscina, fino a quando non devi andare via dalla città. Le mura circondano la città nel West Bank, i check point sono a tutti gli ingressi e l’occupazione militare controlla tutto il territorio e risorse e controlla i dettagli logistici della nostra vita. A Ramallah non abbiamo bombardamenti o esplosioni, l’occupazione è molto più sottile qua. Non abbiamo controllo su niente!

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