Acqua diritto negato. L'odissea di Barbara e la prepotenza di Acam

LA SPEZIA – L’acqua è un bene di primaria importanza, connesso alla sopravvivenza. Gli italiani si sono espressi chiaramente attraverso un referendum ritenendo l’acqua un diritto, ovvero un bene collettivo. Purtroppo però non sono chiare né la misura di tale diritto né la modalità per renderlo disponibile, rimane quindi un diritto astratto e che spesso viene negato, vanificato talvolta da gestioni poco efficienti.

Barbara è una cinquantenne spezzina con un passato doloroso: ex maestra, un figlio adolescente, è stata seguita per circa tre anni dal Centro Antiviolenza Irene al quale si era rivolta per sfuggire alle botte e ai soprusi di un compagno violento. Con il figlio, studente, Barbara ha vissuto per un lungo periodo in una Casa Rifugio e a giugno scorso, finalmente fuori da un incubo e pronta a ricominciare una nuova vita, le è stata assegnata una casa dell’Arte; procede quindi con le pratiche di allaccio delle utenze ma presso gli uffici dell’Acam, dove si reca accompagnata da un’amica, l’amara sorpresa: le viene negato l’allaccio dell’acqua per una presunta morosità, dagli anni 2003 a seguire, relativa alle forniture negli immobili dove aveva vissuto con il compagno. La donna chiede quindi un estratto conto del debito e il conteggio preciso degli importi, pronta a chiedere una dilazione, ma l’impiegato allo sportello glielo nega, adducendo motivazioni di privacy, nonostante l’interessata sia lei stessa. Barbara si reca quindi presso gli uffici della Federconsumatori della CGIL che scrive ad Acam intimando l’allaccio ma l’unica risposta che ottengono, come ci ha spiegato oggi il loro Presidente dott. Marco Saravini, è che la signora è morosa e quindi l’acqua non verrà allacciata. Barbara si rivolge quindi ad uno dei legali convenzionati di Federconsumatori, l’Avvocato Francesca Angelicchio, ma nemmeno lei ottiene risposte. Dal mese di giugno siamo quindi arrivati a novembre e Barbara non ha avuto l’allaccio dell’acqua.

Acam, in regime di monopolio, decide dunque di negare un diritto essenziale come l’acqua, in una casa dove vive un minore, umiliando una cittadina  la cui unica colpa è quella di non avere un lavoro fisso. Acam decide arbitrariamente chi ha diritto a una dilazione e chi no, decide quando, quanto e come  far pagare le utenze morose, continuando ovviamente ad applicare tariffazioni altissime e spesso ambigue.

Questa è una triste storia emblematica di una democrazia sempre più alla deriva ed è dovere delle Istituzioni intervenire affinché prevaricazioni e prepotenze di questo genere non avvengano più.

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