Cambio ai vertici ASL? Le cariche non vengano più decise nelle segreterie dei partiti

I nodi della sanità spezzina continuano ad occupare le pagine dei quotidiani locali. Abbiamo tutti letto sulla Nazione di ieri che la sanità spezzina si prepara a cambiare registro passando dalle mani di un manager a quelle di un famoso medico ed è stato fatto il nome del professor Gianfranco Mazzotta, primario della cardiologia spezzina. In realtà anche l’attuale direttore generale Gianfranco Conzi è un medico, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Genova, specializzato in radiologia e medicina nucleare (come si legge sul suo curriculum), anche se ha avuto qualche esperienza amministrativa nel servizio sanitario pubblico. Un manager, che è responsabile del processo di definizione degli obiettivi aziendali e di guida della gestione aziendale per il raggiungimento degli obiettivi, ha anche funzione di coordinamento delle risorse umane, dovrebbe preferibilmente aver compiuto studi quali economia, management, marketing, gestione, certamente le facoltà di economia e commercio e ingegneria gestionale sono le più idonee.

Quel che è certo, comunque, è che fino ad oggi ai vertici dell’Asl 5, purtroppo, ci sono state una serie di persone che non sono state in grado di garantire agli spezzini una sanità adeguata. Sarà forse che queste cariche non andrebbero decise nelle segreterie dei partiti?

E una domanda sorge spontanea: possibile che non ci sia uno spezzino con i giusti requisiti per ricoprire la carica di direttore generale dell’ASL?

Vengono date vicine al pensionamento anche il direttore amministrativo Renata Canini e il direttore dei presidi ospedalieri Decia Carlucci, ci sembra giusto dopo tanti anni di onorato servizio che le signore, rispettivamente classe 1952 e 1948, si godano finalmente la meritata pensione.

Purtroppo, a gennaio, andrà in pensione il dottor Carlo Del Prato primario della Medicina d’Urgenza e per la sanità spezzina sarà una grossa perdita visto che il reparto da lui diretto è un’eccellenza. Non possiamo che augurarci che il suo sostituto sia altrettanto bravo e con equivalente curriculum.

Si continua invece a parlare di demolizione del Felettino continuando ad ignorare il fatto che manca il bacino di utenza per fare il DEA di II livello, addirittura avremmo un bacino ancora inferiore se alcuni comuni rivieraschi quali Levanto, Bonassola, Deiva Marina e Carrodano dovessero accorparsi con l’ASL 4 chiavarese come hanno richiesto. Quindi le idee chiare sugli accorpamenti da fare non le ha nessuno, perchè per avere un DEA di II livello occorre un bacino di utenza  di 600.000 abitanti. E’ invece chiarissimo che alla chiusura definitiva dell’Ospedale Sant’Andrea si accompagnerà una grande speculazione edilizia, quindi insomma… tra le ristrutturazioni che sono in atto da anni al Sant’Andrea, la futura speculazione, la demolizione e la ricostruzione del Felettino, hanno girato tanti soldi, girano e continueranno a girare.

Nel frattempo che girano soldi, politici, direttori, etc, attualmente un malato oncologico spezzino muore nel reparto di medicina generale perchè il reparto di oncologia è chiuso.

L’allarme e i rischi sono forti, gli spezzini devono esserne consapevoli.

L’intervento di Dario Vergassola

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