Il Premio Prione apre al pubblico l’ex-convento degli Olivetani

LA SPEZIA – Il Premio Prione, organizzato dall’Associazione culturale “Il Prione” in collaborazione con le Edizioni Giacché, col patrocinio dei Comuni della Spezia e di Porto Venere, e della Provincia della Spezia, ci offre un pomeriggio all’insegna della cultura e della buona lettura, premiando i migliori venti scrittori tra gli oltre 250 racconti pervenuti dall’Italia e dall’estero.

La premiazione si terrà sabato 18 ottobre alle Grazie nella splendida cornice dell’ex-Convento degli Olivetani alle 15,30. Il programma prevede una breve conferenza della prof.ssa Eliana Vecchi sugli affreschi quattrocenteschi di Nicolò Corso, cui farà seguito la Cerimonia di Premiazione con la partecipazione dell’attore Riccardo Monopoli, che leggerà alcuni brani dei primi racconti. Quindi si chiuderà come di consueto con il rinfresco e la presentazione dell’Antologia del Premio, che raccoglie i 20 racconti vincitori.

Il Premio speciale per il miglior racconto di mare, con la splendida caravella in filigrana d’oro e argento, va invece ad Angelamaria Pettinati di Milano, il Premio per il miglior racconto umoristico, una serigrafia originale di Francesco Musante,  a Massimo Batini di Piombino (LI) mentre i finalisti sono: Concetta Azzaro della Spezia, Luigi Brasili di Tivoli (Roma), Carlo Nello Ceccarelli di Massa, Laura Cane di Grugliasco (TO), Alessandro Domenighini di Artogne (BS), Anna Frosali di Roma, Daniela Lomi di Prato, Eugenio Macaluso di Roma, Romana Morelli di Ravenna, Benedetto Mortola di Camogli (GE), Elisabetta Pellegrino di Boves (CN), Laura Sabatino di Roma, Davide Schiavon di Aosta.

“Una breve considerazione dei temi trattati in maggioranza dai racconti – tratta dall’introduzione al volume antologico a firma di Anna Valle –  ci induce a porre in primo piano la famiglia e i suoi drammi che, se pure in qualche caso si concludono positivamente, quasi sempre precipitano verso una conclusione tragica o, come più spesso avviene, può capitare che una tragedia già avvenuta corroda come un tarlo la stessa vita dei protagonisti. Nel racconto Verso il mare, ad esempio, dotato d’una grande genuinità espressiva, vengono delineati tre personaggi: la madre ex-tossicodipendente in cura presso il consultorio, il bambino suo figlio e l’uomo del pedalò, resi più interessanti e veridici dall’uso del discorso diretto.

Ma anche Il pedone in meno. In questo la storia del protagonista si traveste da partita a scacchi: egli trova un rifugio e un temporaneo sollievo solo nelle operazioni numeriche o nelle caselle bianche e nere d’una scacchiera e nelle linee verticali e orizzontali entro le quali tutto può essere “sistemato” e compreso. Oppure La teoria del buio: qui un tragico e imprevedibile incidente stradale che ha colpito la sua famiglia induce il protagonista a riflessioni d’una logica stringente, che investiranno la sua stessa concezione della vita.

Non sempre però la famiglia è un caldo e confortevole nido dove tra i suoi componenti vigono amore e reciproca solidarietà. Nel racconto Se la gente, infatti, il protagonista è un bambino, trascurato dal padre e ignorato dal fratello maggiore, affezionato alla madre, con la quale è in perfetta sintonìa. Un giorno, la madre sparisce. Procedendo nella lettura, scopriremo che né i suoi familiari né i compaesani indifferenti, nessuno, al di fuori di Samuel, il bambino, conosce la verità sulla scomparsa della madre, ma tuttavia non la rivelerà.

Ma vi sono tragedie la cui memoria, custodita dalla storia, giace sedimentata nell’anima del nostro popolo. Tale è la seconda guerra mondiale, con i suoi lutti immani, i suoi sconvolgimenti e le sue rovine. Tre sono i racconti dedicati al tema, a cominciare da Vino come sangue, che rammenta la dura condizione dei contadini delle Langhe durante il secondo conflitto mondiale, arruolati e inviati al fronte allo scoppio della guerra e, dopo l’8 settembre ’43, perseguitati o uccisi dai nazisti, col valido appoggio dei fascisti. Il racconto, con uno stile realistico, che non esclude tuttavia una partecipazione sentimentale, ci presenta alcuni quadri sconvolgenti, come il sogno ricorrente di Tonia, che “vede” suo figlio disperso nella neve in Russia; e la terribile sorte degli ebrei.

Sullo stesso tema, ma con una tessitura più complessa e densa di significati, è L’alba che verrà. Centro della narrazione un pittore molto ammirato in patria ma soggetto a discriminazioni razziali dopo il ’38. Deportato ad Auschwitz, riuscirà a ritornare in Italia, dove verrà infine allestita, tra la commozione generale essendo egli ormai in punto di morte, la mostra che gli era stata negata anni prima. Il corredo narra invece il lungo viaggio a piedi nel 1944 d’una coppia di coniugi col bambino piccolo per raggiungere attraverso i monti la Garfagnana onde scambiare i lenzuoli del corredo con un sacco di farina. Spicca nel racconto come un monito, sopra e al di là dei tragici conflitti umani l’impervio, severo paesaggio della Garfagnana, che si svela man mano in tutta la sua selvaggia bellezza.

La storia del nostro Paese, fine ‘800-primi ‘900, fa la sua comparsa anche in un racconto dal lungo titolo: Servo dannato di una notte d’eccesso e malasorte. Siamo a Rosasco, provincia milanese, nel 1898, anno in cui il popolo della grande metropoli scese in piazza per il rincaro improvviso del pane e delle farine ed il generale Bava-Beccaris fece sparare sulla folla inerme. Ma il nostro autore ci racconta invece un’altra storia, che si svolge nella campagna. Qui un giovane cavallante, che col carro trasporta merci per conto terzi, viene aggredito di notte, un po’ ebbro, da un malvivente e lo riduce in fin di vita. Perseguitato dal rimorso e dal terrore d’essere arrestato, egli fuggirà, lasciandosi trascinare da altri banditi in azioni disoneste. Da queste pagine, in cui la narrazione si alterna coi rapporti scritti (i verbali fedelmente ricopiati dei carabinieri che conducono le indagini) traspare la vita dei contadini dell’epoca: il lavoro, le feste, ed anche il loro genuino senso di giustizia.

Senza dubbio i grandi artisti d’ogni tempo, e non solo letterati, hanno attratto spesso l’attenzione dei nostri autori. Nel racconto Ritorno si parla di J.L.Borges, grande scrittore e poeta argentino-svizzero, erudito e grande conoscitore della lingua inglese. Vecchio e ormai cieco, colui ritorna col pensiero all’Argentina, a quando fu incaricato di dirigere, nel 1955, la Biblioteca nazionale di Buenos Aires ma purtroppo, a causa d’un incidente, in quel tempo egli stava già perdendo lentamente la vista.

Compare, nel racconto, il fantasma stesso della morte che si presenta a Borges, maschile e severa, e acquistano consistenza alcune delle figure allegoriche più amate dallo scrittore, come quelle che entrano in rapporto nel gioco degli scacchi, labirinto metafisico di complessi significati simbolici, aperti ad infiniti e mutevoli approfondimenti. E ritorna anche, miraggio d’un paradiso inutilmente offertogli un tempo dal destino e causa per lui d’un dolore mai sopito, il ricordo di quell’incarico, a lui cieco, di direttore d’una biblioteca contenente centinaia di migliaia di volumi che egli non avrebbe mai potuto sfogliare, ma solo desiderare. E sarà la morte ad esaudire il suo desiderio.

Altra arte e artisti fanno invece la loro comparsa ne La Demoiselle d’Avignon, gaia fantasticheria nata nella mente dell’autore dalla visita al museo “Moma” di New York. Vi si assiste, infatti, niente di meno che all’innamoramento del “Bagnante” di Cézanne per una delle “Demoiselles d’Avignon” del grande dipinto di Picasso. È un racconto d’azione dal ritmo piuttosto sostenuto, che alterna e mescola allegramente notazioni che vorrebbero essere naturalistiche con altre più astratte e nella favola ripercorre a ritroso il cammino della storia della pittura dal cubismo all’impressionismo, approdando a Monet.

L’amore per la natura e gli ampi paesaggi, che in una forma piuttosto originale ha fatto la sua comparsa nella Demoiselle d’Avignon, s’esprime anche in altri racconti, come Qui e non là, a far da sottofondo ad una storia di personaggi dalla sensibilità raffinata e complessa e in Passi, storia di uomini alla ricerca della solitudine e della libertà, che trovano ristoro e pace immergendosi nel paesaggio delle saline di Tarquinia e contemplando la vita dei fenicotteri.

Una straordinaria sensibilità per la bellezza e la varietà della natura e soprattutto per i paesaggi terrestri solcati dalle acque dei fiumi si manifesta in Espiazione, assieme ad altri motivi d’interesse in riferimento ai protagonisti umani, due coniugi di mezza età di cui si descrivono la vita e i sentimenti, alle prese coi drammi della vita.

Ma niente più del mare si presta a caratterizzare paesaggi suggestivi, volta a volta placidi o terrificanti, nello sconvolgimento di tutti gli elementi, e che ci offre i colori di tutti i possibili dipinti creati dalla fantasia umana… Come in Quell’azzurro sul mappamondo, nella mirabile sintesi entro cui l’autrice tenta di racchiudere tutti i mari e gli Oceani da lei realmente conosciuti evidenziando di ognun d’essi le caratteristiche salienti. Oltre allo sconfinato amore per il mare, vive in questo racconto un personaggio singolare, il cugino Renzo, un capitano poco amante della terra e riluttante ad ancorarvi la propria vita, che costantemente anela a lunghi viaggi per mari sconosciuti, mosso da uno spirito d’esploratore. Egli funge da filo conduttore, da guida talvolta inconsapevole attraverso i viaggi per mare prima solo immaginari, poi realizzati dall’autrice.

La nostalgia del passato, quasi sempre l’infanzia e l’adolescenza, ma non solo, si esprime con accenti originali in Voci: è il perenne richiamo della terra natia e della famiglia originaria, nel seno della quale l’autrice è cresciuta: personaggi ritratti nei loro connotati reali, qualità positive e difetti, con sguardo reso ormai limpido e smaliziato dall’esperienza, né senza ironia. Talvolta invece, come in Campane silenti, il sentimento ha il sopravvento. Il paese di Alfonso, un vecchio pensionato che vive in una casa di riposo, era stato sepolto dopo una vita millenaria dalle acque d’un bacino quando il protagonista aveva circa ventidue anni; gli abitanti avevano avuto in cambio un paese nuovo, con moderni servizi e nuove opportunità di lavoro. Oggi, si apprende dai giornali, eccezionalmente il bacino sarà svuotato per essere nuovamente riempito dopo alcune ore. Alfonso attende e osserva la riemersione dalle acque del suo paese mentre rievoca la propria vita rimpiangendone i momenti felici, che sente ora per la prima volta quasi come un tutt’uno con le mura, le antichissime case, il campanile, le vie del Borgo che lentamente, in silenzio, sta ora emergendo dall’acqua sotto i suoi occhi.

Ad una sorta di sogno realizzato assomiglia la storia narrata in Binari dimenticati. Un piccolo paese, attraversato dalla ferrovia e dotato di una piccola confortevole stazione, gioiello del Liberty, viene escluso un giorno dal percorso della più moderna linea ferroviaria. Il capostazione Ottavino Bartoli perde così il lavoro di cui andava fiero finché una grossa frana non interrompe la linea della Direttissima e due convogli già partiti non vengono dirottati sulla vecchia linea ferroviaria. L’accoglienza calorosa riservata agli sfortunati passeggeri praticamente da parte dell’intero paese, chiamato all’appello da Ottavino, renderà il capostazione famoso in tutta Italia.

A dimostrazione che il sorriso umoristico non manca neppure quest’anno dalle nostre storie, ecco Una storia mezza tonda e mezza ovale, in cui si tratta d’una epica partita giocata tra due squadre d’operai appassionati gli uni al calcio e gli altri al rugby. Impagabili i ritratti dei protagonisti, d’una comicità “maremmana”; spassosa soprattutto la partita, che mescola le regole dell’uno e dell’altro sport in modo originale, con un effetto a dir poco strepitoso.

Che dire poi de La vera storia della frittella di Libiola? Qui siamo addirittura nel campo dell’epica. La storia della straordinaria frittella ha inizio nella… preistoria e, attraverso le tappe fondamentali della storia umana, ci accompagna fino ai giorni nostri, con soddisfazione di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla e gustarla. E già che ci troviamo nel campo (pseudo) storico, apprezzeremo dovutamente anche Il primo uomo sulla Luna, eroico personaggio preistorico ingiustamente ignorato dai nostri contemporanei, vivace e ricco d’inventiva, descritto con cura partecipe e affettuosa attraverso tutte le sue avventure.”

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