Una lettera sul mondo del lavoro, dal precariato all'articolo 18

LA SPEZIA– Stanco di sentire in molti “blaterare” sul mondo del lavoro e sul tanto menzionato “Articolo 18”, vorrei blaterare qualche cosa anch’io. Lo vorrei fare nelle vesti di ex giornalista radio televisivo (per una vita precario, ma  con regolare partita IVA). Oggi che scelte di vita personali mi hanno portato lontano da quel mondo che mi appartenne per oltre trent’anni, ho conosciuto l’altra faccia del mondo del lavoro. Quella di chi, forse, non aveva sogni nel cassetto, o forse sì, ma ha rinunciato quasi subito ad inseguirli. E’ il mondo della gente comune, quella della quale tanto si parla sui giornali e nelle televisioni e di cui anch’io tante volte ho parlato. Spesso senza conoscere, senza sapere. E allora da questo mio diverso punto di osservazione, in questi giorni sento dire da molti tante baggianate, in qualche caso persino “raccapriccianti”. Sento parlare di flessibilità nel mondo del lavoro come se questa risolvesse il male della disoccupazione.

Premettendo che (se la matematica non è un’ opinione) per ognuno che subentra ad un licenziato, esiste un “licenziato” che diventa ai fini statistici un disoccupato…vorrei, a chi non lo sa far presente,  che la flessibilità in ampi settori del lavoro già esisteEsiste nelle moltissime “false cooperative” ove il solito sfruttatore di poveracci fa intestare un po’ di quote sociali ai soliti parenti disponibili, dopo di che assume una ciurma di disperati inquadrandoli come “soci-lavoratori”A tutti, statene certi, viene fatta firmare in bianco una lettera di dimissioni che il “padrone” custodirà gelosamente in qualche cassetto o, peggio, consegnerà a qualche consulente del lavoro di sua fiducia. In questo modo il lavoratore è di fatto licenziabile-dimissionario in ogni giorno dell’anno. Funzionano con il sistema delle cooperative quasi tutti i pony express, comprese le grandi catene di consegna a domicilio, corrieri vari e da qualche tempo si sta esportando il “sistema” anche nel commercio (leggi commesse specie nel settore dei  franchising). Sento blaterare dei famosi 4 milioni di posti di lavoro occupati dagli stranieri perché i nostri ragazzi li rifiutano. Sento dire che il male assoluto sarebbe stato il far laureare quasi tutti i nostri figli… BAGGIANATE (nella maggior parte dei casi).

La realtà è  che molti di quei 4 milioni di posti di lavoro sono configurati in “regime di schiavitù”. Il sistema è noto. Arriva il padrone (leggi solita S.P.A., quando non addirittura lo Stato) che  dà in appalto una commessa  a ditte private. Queste assumono i soliti “soci lavoratori”, facendoli lavorare  dalle 10 alle 12 ore al giorno (come del resto fanno i Corrieri di molte importanti catene di distribuzione e molti autotrasportatori). Ma il contratto dice che le ore di lavoro sono 6 e si ricade quindi in una condizione di part-time che ti costringe a lavorare spesso sette giorni su sette. Saltano, dunque, buona parte delle coperture contributive, ma in ogni momento se dovesse succedere qualcosa si dirà che il lavoratore era regolarmente assunto e assicurato. Sempre per rifarsi al settore dei corrieri (solo perché lo conosco meglio) significa  mettere in strada dalle sei del mattino alle 21 di sera un operatore per circa 800 euro. Le multe, quasi inevitabili, sono a carico del lavoratore (tanto per puntualizzare). Certo dunque che ci sono 4 milioni di stranieri che fanno lavori che i nostri ragazzi rifiutano. Perché ancora qualcuno si rifiuta di sentirsi “sottoposto a schiavitùQuella schiavitù che invece, stiamo nuovamente infliggendo a molti immigrati che arrivano per disperazione in Italia. Credetemi. Ho visto rumeni pagati meno di quattro euro all’ora e italiani che sono stati costretti a licenziarsi perché gli venivano imposte le stesse condizioni : 4 euro e un panino a pranzo pagato dal padrone! Per contro, chi cerca di guadagnarsi la vita da “uomo libero” e magari dare anche un lavoro onesto (nel senso delle condizioni dello stesso) a qualche dipendente viene soffocato da tasse e orpelli, specie se il settore è quello del commercio. Alla fine è costretto a chiudere. A beneficiarne sono i grossi centri commerciali di partito (non importa se l’uno o l’altro) che insieme ai molti nuovi marchi di supermercati applicano nei confronti dei lavoratori le medesime condizioni sopra descritte. Chiudo chiedendomi l’ispettorato del lavoro dov’è? Dov’è la Guardia di Finanza? Dov’è lo Stato e anche dove sono i sindacati? Ecco perché questa manfrina dell’articolo 18 è una grande buffonata italica. In questa nazione il lavoro è già flessibile. Anche troppo. Fanno eccezione i dipendenti statali, che pagano comunque , lo scotto in altro modo… Mi piacerebbe , se questo giornale che stimo moltissimo vorrà ancora concedermelo, raccontarvi in futuro, come padre,  anche come funzionano in alcuni settori del commercio i corsi di tirocinio pagati dalla Regione. Sono sicuro che molti non lo sanno e ne resteranno “sbalorditi”.

Alla prossima, spero.

Massimo Baldino Caratozzolo

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