Della (civile) responsabilità.

In questo periodo si è tornato a parlare (spesso a sproposito) della responsabilità dei magistrati. Del fatto che essi dovrebbero essere chiamati a rispondere dei loro errori.

Il principio generale è senza alcun dubbio giusto e corretto, ciascuno di noi dovrebbe rispondere degli errori che compie.

Oggi (ma non da oggi) si vorrebbe che i magistrati potessero essere chiamati a rispondere in sede civile degli errori commessi nello svolgimento del loro ruolo.

Con determinate garanzie e a determinate condizioni, tali per cui il timore di essere chiamato a rispondere non in caso di errore, ma di giudizio sgradito non influenzasse la loro serenità di giudizio, in linea di principio potrebbe non essere una richiesta così peregrina.

Però, ad onor del vero, sarebbe necessario che questo principio generale fosse applicato a tutti i funzionari pubblici; a tutti coloro che svolgono funzioni a favore della comunità e del Paese, ricoprendo incarichi altrettanto delicati e importanti di quelli dei magistrati.

Quindi se un direttore generale di una ASl, o di un Comune, o un alto dirigente ministeriale o regionale o, al limite estremo, anche un assessore o un sindaco o un presidente di regione commettesse nell’esercizio delle sue funzioni un errore non scusabile, non giustificabile, effettivamente a lui riconducibile, dovrebbe risponderne in sede civile, esattamente come si vorrebbe che facesse un magistrato.

Quante volte in Italia (pessimi) manager (o sedicenti tali) o direttori generali per negligenza(?), insipienza(?), contravvenendo a ogni norma regolamentare e talvolta anche a quelle del buon senso hanno causato danni alle amministrazioni che avrebbero dovuto servire? Quante volte le loro (pessime) decisioni sono state impugnate e quindi annullate dai vari tribunali, per vizi di forma e assai spesso anche di sostanza.

Sono danni poco pubblicizzati, ma negli anni sono stati enormi, sia in termini economici, che in termini di efficienza.
Perché se è amaramente vero che la macchina pubblica non funziona, ciò accade perché coloro che dovrebbero guidarla non sono capaci, nel migliore dei casi; nomine di persone prive di requisiti, bandi di gara con marchiani errori (se non tentativi di abuso), che hanno portato alla proliferazione del contenzioso con danni elevatissimi agli enti in termini di spese legali, di risarcimenti ai danneggiati diretti dall’iniquità, oltreché dall’illegittimità, delle decisioni prese dai dirigenti a seguito dei legittimi annullamenti.
Ma i danneggiati da tali condotte non sono soltanto coloro che solo a seguito di un giudizio si sono visti riconoscere il loro buon diritto negato da una decisione sbagliata, ma sono tutti i cittadini contribuenti che, spesso a loro insaputa, con i loro soldi, anziché prestazioni sanitarie, hanno dovuto pagare spese legali e risarcimenti, anziché strade e ponti, arbitrati e consulenti.
Perché non si invoca la responsabilità civile anche per costoro? Ovverosia, perché non la si fa valere?

Il nostro non è solo un paese senza memoria, è anche un paese senza responsabilità, perché i vertici, ovvero coloro che dovrebbero dare il buon esempio, non pagano (quasi) mai.

Per questo che (detti vertici) non hanno la credibilità, non hanno l’autorevolezza (morale) per chiedere che altri rispondano dei loro errori, perché sono i primi a non volerlo fare.

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