Il sommergibile di Renzi e la maledizione del varo “chiuso”

LA SPEZIA – L’operaio «e per di più metalmeccanico» – per citare il vecchio Sordi – si sa che è in genere indigesto al potere e sembra esserlo in particolar modo all’attuale presidente del Consiglio, dispensatore di perle di saggezza e appoggi al Marchionne di turno.

Tant’è che in queste ore sta girando  la notizia che al varo del nuovo sommergibile di Fincantieri addirittura, contrariamente alla tradizione, non siano state invitate né le maestranze, né le loro famiglie il che, per un’azienda di Stato, sarebbe davvero una scelta vergognosa.

Solo 400 vip, a quanto sembra, sono stati invitati alla cerimonia e c’è da chiedersi quale degli attuali amministratori, un tempo di sinistra ed oggi magari rigidamente renziani, supererà l’attento esame del currriculum tanto da dare garanzie di assoluta affidabilità per poter essere ammesso alla cerimonia.

Già ma oggi non siamo più negli anni ’50, quando il Pci era un partito popolare e di opposizione e i comunisti erano disposti anche a farsi manganellare pur di attaccare un volantino sotto il naso del potente di turno. Oggi non solo c’è più religione ma possiamo dire che non c’è più neanche sinistra, visto che quale che sia il percorso di provenienza dei nostri politici o sindacalisti spezzini (molti dei quali ex-Pci) possiamo star certi che nessuno di loro entrerà con uno striscione nascosto sotto la giacca per “dimostrare” il proprio eventuale dissenso.

Resta l’amaro in bocca per un paese la cui testa sembra sempre più assomigliare a quella del proverbiale pesce e anche per l’ombra della jella che quest’assurdità porterà alla carriera marinara del malcapitato sommergibile.

Infatti è noto che tra i rituali marinari quello del varo è uno dei più sentiti: al varo la bottiglia si deve rompere al primo lancio (e infatti ormai viene pretagliata col diamante per esser certi che ciò avvenga), l’entrata in acqua deve seguire precise regole e le maestranze che han costruito la “nave” devono esser presenti alla cerimonia.

L’errore in uno di questi tre passaggi porta irrimediabilmente sfortuna esattamente come il cambio del nome e non si può tentare di esorcizzare con alcun rituale scaramantico!

Dunque perché condannare una nave a sfortuna eterna per non aver voluto rischiare il contatto col popolo? Indubbiamente la vera jella è quella di aver al comando uno come lui; ma come, quel Presidente che molti giornali danno da mesi in continua crescita di consenso è a tal punto certo di essere contestato dalla gente da non voler neanche vedere l’ombra di un invitato «operaio e per di più metalmeccanico»?

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