George Costakis: il ‘pazzo greco’ che salvò l’Avanguardia russa

TORINO – Si è aperta venerdì 3 ottobre la nuova stagione di Palazzo Chiablese (Torino), con l’originale e inaspettata mostra ‘Avanguardia russa. Da Malevič a Rodčenko ’. Per la prima volta in Italia viene esposto un nucleo fondamentale di quell’insieme di capolavori raccolti dal collezionista George Costakis negli anni immediatamente seguenti la Seconda Guerra Mondiale e così salvati dalla dispersione e dall’oblio imposto all’epoca dalla politica culturale dell’Unione Sovietica.

“Tra la cerchia di collezionisti di Mosca avevo un soprannome non molto lusinghiero: “il greco pazzo” che raccoglie spazzatura inutile”

Così George Costakis, collezionista russo di origini greche, ricorda gli anni in cui nella Mosca stalinista diede vita a una raccolta straordinaria, che fino alla metà degli anni ’70 conservò nell’appartamento di Vernadskii Avenue, luogo d’incontro di intellettuali, artisti e personalità come Marc Chagall, Henri Cartier-Bresson, Nina Kandinsky, Edward Kennedy, David Rockfeller e Igor Stravinsky.

Un semplice autista al servizio dell’Ambasciata greca e di quella canadese, che grazie a un’istintiva sensibilità estetica si trasformò nel più importante collezionista d’arte sperimentale russa del primo Novecento, salvandola dal silenzio al quale il regime stalinista l’aveva condannata. Nel 1936, infatti, Andrej Zdaneiv, commissario per la politica culturale, aveva dato il via ufficiale al cosiddetto realismo socialista e a un  dogma unico, che relegava il compito degli  artisti alla mera propaganda e rappresentazione degli ideali della nuova società sovietica. Gli esponenti dell’avanguardia, libera e rivoluzionaria, vennero così considerati dei “formalisti” e il “formalismo” si trasformò in un’accusa pari al tradimento nazione.

La passione di Costakis per l’arte sperimentale nasce dall’incontro casuale con un dipinto di Ol’ga Rozanova nel 1946, in un periodo storico in cui le opere dell’avanguardia russa erano nascoste o proibite. In quel momento, Costakis prese la decisione coraggiosa di sfidare il regime e iniziò a collezionare con costanza e metodo i lavori di quegli artisti quasi sconosciuti che sarebbero poi  diventati i maestri del movimento d’avanguardia. È grazie a quella intuizione che oggi possiamo fruire  dell’arte di quegli artisti che portarono una ventata di novità e rivoluzione in Russia.

La mostra torinese si presenta come un vero e proprio viaggio nell’arte e nella storia, che attraverso quasi trecento opere ripercorre le tappe fondamentali dei movimenti d’avanguardia sorti in Russia negli anni dal 1900 al 1930. Dalle prime sale del periodo simbolista, ancora fortemente influenzato dall’arte europea, in particolare dalle tendenze post-impressioniste di Parigi, si passa al cubo-futurismo, una sintesi tra cubismo francese e futurismo italiano che però segue uno sviluppo autonomo grazie ad artisti brillanti come Popova, Kljun e Rozanova. Qui troviamo i primi segnali della volontà di creare un’unione tra diverse arti, dalla pittura alla poesia, dal design al teatro. Seguono le opere della scuola di cultura organica fondata da Matjušin, con l’aiuto dei fratelli Ender: un’arte che cerca di ricreare la realtà del micro e macrocosmo unendo ricerca biologica, musica ed esercizi di meditazione. E ancora il Suprematismo di Kazimir Malevič, fondato sulla teoria della pittura non-oggettiva e della superiorità del colore e della forma su tutte le altre componenti tecniche dell’immagine, e il Costruttivismo di Alexej Gan, mosso dalla volontà di creare nuove condizioni per la vita del popolo, grazie a una nuova estetica fatta di forme e costruzioni semplici, logiche, funzionali. Per finire con il Cosmismo di Ivan Kudriašev e il fascino dei fenomeni cosmici e astronomici, il Proiezionsimo di Solomon Nikritin e Sergej Luiškin con i primi approcci concettuali al mondo dell’arte, e l’Elettro-organismo di Kliment Red’ko, fondato sulla rappresentazione della vita per mezzo della sua fonte principale: la luce. Il percorso si chiude con gli anni del regime socialista e il ritorno a una pittura figurativa da parte di alcuni artisti dell’avanguardia che, non arrendendosi al diktat stalinista, continuarono a sviluppare, sebbene con forme espressive diverse, un percorso difficile e solitario di sperimentazione.

Una mostra-evento, che affascina certamente per le opere esposte, ma anche per le storie e i valori che ci restituisce: la storia di un collezionista determinato e intuitivo, la storia di artisti rivoluzionari e curiosi, la storia di un’intera nazione e dei suoi cambiamenti.

La collezione Costakis rimarrà a Torino fino al 15 febbraio 2015, per poi tornare al Museo Statale di Arte Contemporanea di Salonicco.

Per informazioni: http://www.mostracostakis.it/

 

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