Milano musica rende omaggio a Fausto Romitelli (e al prof. Bad Trip)

MILANO– Forse non tutti sanno che i meravigliosi quadri, collage, pitture, disegni, cover di dischi di quello che a giusta ragione è considerato il più grande artista visivo underground italiano, lo spezzino Gianluca Lerici aka Prof. Bad Trip precocemente scomparso, è stato la fonte di ispirazione per la musica di un importante compositore contemporaneo che ha condiviso con lui anche il triste destino di una morte prematura, Fausto Romitelli (1963-2004).

La stagione 2014 del Festival MIlano musica appena inaugurato, sarà dedicata proprio a Fausto Romitelli definito da Angelo Folleto su “Repubblica” “musicista tra i più visionari della sua generazione, spirito libero, genio inquieto della cultura italiana del nostro tempo”. E verrà eseguito anche il brano PROFESSOR BAD TRIP AND HIS LESSON OF THE THING,  da molti considerato il suo “Manifesto”. 

Il 23° Festival di Milano Musica incentra la programmazione sulla figura di Romitelli a dieci anni dalla scomparsa.

La programmazione mira a far conoscere il pensiero musicale di Romitelli da più angolature, proponendo l’ascolto di brani appartenenti all’intera parabola artistica di questo autore (fin dalle prove giovanili degli anni Ottanta) e ponendoli in costellazione con autori del passato e del presente con cui Romitelli ha concretamente o idealmente dialogato: Debussy, Ravel, Ligeti, Dufourt, Grisey, Murail, Scelsi e altri ancora.

 Dal sito della casa musicale RICORDI leggiamo che la sua attenzione si è rivolta alle più importanti esperienze musicali europee (in particolare, György Ligeti e Giacinto Scelsi), ma la sua principale fonte di ispirazione è stata la musica francese spettrale, in particolare Hugues Dufourt e Gérard Grisey, al quale è dedicato il secondo brano del ciclo Domeniche alla periferia dell’Impero (1995-1996, 2000). Con EnTrance (1995-1996), la sua scrittura affronta lo studio della voce attraverso un mantra tratto dal Libro tibetano dei morti, da cui emerge una musica estremamente compatta, dal flusso ipnotico e rituale, dove il suono “come materia da forgiare” incontra il gusto per la tecnologia e per la ricerca di nuove dimensioni acustiche.

Romitelli ha proseguito la sua personale ricerca anche al di fuori dell’avanguardia colta, concentrando nella sua musica un eloquente contenuto espressivo e un impatto sonoro violento dalla complessa struttura formale. In questa prospettiva rientra la significativa trilogia Professor Bad Trip (1998-2000), che prende spunto dalla lettura delle opere scritte da Henri Michaux sotto l’effetto di droghe e allucinogeni. Al gusto per la deformazione e per l’artificiale, Romitelli ha integrato in questo lavoro la ricerca sonora del rock, con il trattamento elettroacustico del suono e del gesto strumentale. Come in Blood on the floor, Painting 1986 (2000), dove è esaltato l’aspetto violento e distruttivo della proiezione della realtà sulla finzione, anche la trilogia si ispira apertamente all’opera di Francis Bacon, in particolare alla serie dei Tre studi per un autoritratto degli anni Settanta.

Dal suo interesse per gli aspetti sociali e artistici del mondo contemporaneo, in particolare per i mezzi e processi della comunicazione di massa, prende invece avvio Dead City Radio. Audiodrome (2003), la cui essenza è racchiusa nell’opera del sociologo canadese Marshall McLuhan, The Medium is the Message. “La percezione del mondo è creata dai canali di trasmissione: ciò che vediamo e ascoltiamo non è semplicemente riprodotto, ma elaborato e ricreato da un medium elettronico che si sovrappone e sostituisce l’esperienza reale” (Romitelli). Dead City Radio interpreta l’incubo del rapporto tra percezione e tecnologia ed è una riflessione sulle tecniche di produzione e riproduzione dei canali elettronici.

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