Avvocato sarà lei! Sostituzione di persona e social network. Una nota di Nicola Giusteschi Conti

LA SPEZIA–  L’articolo 494 del codice penale punisce chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria al­l’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici. Oggetto della tutela penale è l’interesse riguardante la pubblica fede.
Il legislatore, introducendo tale figura di reato, ha inteso colpire quelle condotte che possono creare un’insidia ad essa e non soltanto alla fede privata o alla tutela (civilistica) del diritto al nome, quando tali inganni superano la ristretta cerchia delle conoscenze di un determinato soggetto.
Ogniqualvolta, quindi, si mettano in atto condotte che con la sostituzione di altra identità alla propria si ottengono vantaggi anche non patrimoniali e o si lede l’immagine e la dignità del sostituito, il reato è integrato.
La diffusione di internet e dei social network ha portato alla proliferazione di condotte prima sconosciute all’ordinamento che integrano tale reato, dal momento che la conoscenza tra le persone è, appunto, mediata dalla rete.
Così la giurisprudenza ha ravvisato il reato di sostituzione di persona nella creazione di falsi profili sui social network: integra infatti il reato di sostituzione di persona pure la mera utilizzazione di foto ritraenti altri per usufruire dei servizi del sito, anche quando questi si limitino alla possibilità di comunicazione in rete con altri iscritti – indotti in errore sull’identità dell’interlocutore – e a quella della condivisione di contenuti, così come lo integra l’attribuzione ai sostituiti di condotte poco lusinghiere (nel primo caso ci si crea un vantaggio, nel secondo si arreca un danno a terzi).
Allo stesso modo si rende reo di sostituzione di persona colui che crei e utilizzi un account e una casella di posta elettronica con i dati anagrafici di un terzo soggetto, ignaro, con il fine di far ricadere su quest’ultimo l’inadempimento di eventuali obbligazioni (aste on line), oppure chi fornisca il recapito telefonico di altra persona associandolo a un nickname di fantasia in un chat a tema erotico, allorquando lo abbia fatto al fine di danneggiare il titolare dell’utenza inserita.
Ciò in quanto gli utenti sono (stati) tratti in inganno sulla disponibilità della persona.

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