Il direttore generale dell'ASL 5 Gianfranco Conzi approfondisca meglio le questioni di cui si occupa

LA SPEZIA – Il direttore generale dell’ASL 5 dottor Gianfranco Conzi per rispondere alla questione di possibili incompatibilità della direttrice amministrativa dell’ASL 5 dopo la sentenza di condanna della Corte dei Conti, sceglie i toni, ma soprattutto, i contenuti meno adatti.

Intanto perché un dirigente della Pubblica Amministrazione, a una questione di presunta incompatibilità e/o inconferibilità di un incarico dirigenziale, posta da dei rappresentanti eletti dai cittadini spezzini non può rispondere minacciando querele, ciò è fuori dalla deontologia del ruolo che il dottore ricopre.

I consiglieri comunali 5 stelle citando una normativa precisa hanno chiesto le dimissioni della Direttrice Amministrativa sulla base di un fatto legale che nessuno contesta: una condanna per danno erariale emessa con sentenza dell’organo preposto a giudicare le responsabilità amministrativo contabili: la Corte dei Conti.

Il dottor Conzi avrebbe dovuto limitarsi, se davvero non condivideva la tesi dei consiglieri, ad interpretare diversamente la legge senza minacciare azioni legali.

In secondo luogo ad una lettura attenta non solo del breve comunicato del direttore generale dell’ASL 5 ma soprattutto della Nota allegata, le motivazioni del dott. Conzi appaiono non tanto deboli quanto piuttosto confuse se restiamo al contenuto letterale delle stesse. La Nota dell’assessore Montaldo, allegata al comunicato del dottor Conzi, appare, in primo luogo, datata rispetto alla questione in corso.

Ci chiediamo infatti perché il dottore non abbia voluto utilizzare le competenze legali interne all’Ente che dirige per rispondere in modo attualizzato alle questioni poste dai consiglieri di 5 stelle. L’ASL 5 dispone infatti di un autorevole Dipartimento Affari Legali e ci chiediamo se sia stato fatto pronunciare su questa vicenda, se esistono pareri interni di questo ufficio senza andare a cercare, come ha fatto il Direttore Generale, note di molti mesi fa e di un politico sia pure nella veste di Assessore Regionale.

Ma la di la di questo aspetto metodologico (peraltro importante visto che parliamo di una Amministrazione Pubblica) la lettera dell’Assessore Regionale appare non utilizzabile, sotto il profilo legale, per chiarire la vicenda in questione. Infatti questa lettera cita a sproposito il DLgs 39/2013. Non è l’articolo 8 che va rilevato nella vicenda in esame, ma l’articolo 3: “inconferibilità di incarichi in caso di condanna per reati contro la pubblica amministrazione pubblica amministrazione”. Secondo questo articolo non si possono attribuire incarichi come quello alla dottoressa Canini per reati commessi in base alla parte del codice penale che riguarda i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione. In particolare nel caso in esame potrebbe rilevare il reato di cui all’articolo 316ter del codice penale. Ora fatto salvo che ovviamente questa fattispecie andrà ovviamente dimostrata come applicabile al caso in esame resta comunque un problema sollevato anche dalla giurisprudenza della Corte di Conti . Il problema consiste in quanto affermato dalla corte stessa nella sentenza della sez. Lazio, sentenza 26.09.2008 n° 1525 secondo la quale anche in caso di assoluzione in sede penale perché il “fatto non sussiste” (e nel caso in esame il profilo penale non è neppure stato sollevato dalla ASL spezzina), non necessariamente deve essere rivelatrice dell’insussistenza del fatto materiale potendo.

Il che pone una domanda all’ASL spezzina: perché non ha rilevato le carenze curriculari in sede di rilascio dell’incarico dirigenziale alla stessa e perché non ha valutato anche la eventuale corrispondenza del comportamento della dirigente condanna in sede di giustizia contabile, con le fattispecie penali individuate dal citato articolo 3 del DLgs 39/2013.

Ma c’è un’altra questione, forse ancor più rilevante che il dottor Conzi rimuove. Facciamo qui riferimento all’articolo 14 del Piano Triennale Anticorruzione dell’ASL 5. Questo documento previsto dalla normativa nazionale come atto obbligatorio e quindi cogente per tutti gli Enti Pubblici, all’articolo 14 tratta delle Incompatibilità Specifiche per Posizioni Dirigenziali. In particolare questo articolo rinvia ad una Circolare della Azienda sulla cause di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi ai sensi del DLgs 39/2013. Si tratta di una Circolare attuativa, per l’ASL 5, di quella legge che il dott. Conzi, utilizzando la lettera datata dell’Assessore regionale, come abbiamo visto sopra, cita a sproposito. Per fortuna invece la Circolare in questione appare chiarissima nella interpretate e attuare la legge nazionale. “Nella suddetta Circolare (si legge nel citato articolo 14 del Piano anticorruzione ndr.) si chiede ai dipendenti, ai quali è conferito l’incarico, di presentare una dichiarazione sulla insussistenza di cause di inconferibilità e incompatibilità”. Ora se è vero che sulla possibile incompatibilità e inconferibilità della dottoressa Canini, possiamo scrivere che, nonostante le citazioni “sballate” dell’assessore Montaldo, la materia risulta interpretabile, quella che non è interpretabile in questo caso è la sentenza della Corte dei Conti che ha condannato la dottoressa per danno erariale in quanto, citiamo dalla sentenza della Corte dei Conti n. 15/2014: “la Dott.ssa Canini, ad avviso del Collegio, ha consapevolmente violato la norma, adottando, al contempo, una formulazione della delibera tale da far ritenere che il destinatario dell’incarico fosse in possesso di un titolo di studio inquadrabile nell’area giuridica o economica ”.

In altri termini, per la Corte dei Conti la dottoressa ha deliberato la nomina a direttore amministrativo dell’ASL imperiese una persona che non aveva titolo di studio adeguato a questo ruolo in palese contrasto con la legge. La Corte quindi ha condannato per danno erariale la dottoressa Canini, riducendo la quantificazione del danno, applicando una norma del 1994, ma il danno erariale con comportamento doloso c’è stato per la Corte dei Conti. Non risponde al vero quindi, quanto affermato dal dott. Conzi sui mass media locali: “la Dottoressa Canini non è stata condannata per ‘danno erariale’, ma ad una ‘sanzione’”. Questi sono i fatti e gli atti legali in questa vicenda e da questi fatti l’ASL 5 avrebbe dovuto partire per svolgere una adeguata istruttoria al fine di valutare se sussistevano, e sussistano tutt’ora, i presupposti per la conferibilità dell’incarico alla dottoressa Canini, tenendo conto degli eventuali profili penali che emergono dalla vicenda e che pur non essendo stati affrontati, ovviamente, dalla sentenza della Corte dei Conti sul danno erariale prodotto dalla stessa, costituiscono elemento di interesse come dimostrato dalle motivazioni della decisione della sezione Lazio della Corte dei Conti sopra citata.

Altro che minacciare querele, il direttore generale dell’ASL invece approfondisca meglio le questioni di cui si occupa utilizzando i propri uffici competenti per settore, il tutto nell’interesse generale dei cittadini pazienti che poi sono coloro che indirettamente pagano il suo stipendio.

Marco Grondacci

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.