ASL 5 e affaire Canini: tutti sono utili, nessuno è indispensabile, quindi nessuno è insostituibile.

LA SPEZIA – La Dottoressa Canini, come ormai notorio, all’inizio di quest’anno è stata condannata dalla Corte dei Conti  per aver dolosamente causato un danno all’ASL che dirigeva.
I vertici dell’Azienda, anziché promuovere un’azione disciplinare nei suoi confronti (come avrebbero potuto (e fors’anche dovuto) ai sensi dell’art. 16 del DPR 16.4.2013 n. 62, per non aver agito nel pieno rispetto della legge, come invece richiesto dal medesimo DPR all’art. 3), le hanno prorogato l’incarico di direttore amministrativo dell’ASL 5.
Questa decisione appare del tutto incomprensibile, perché siccome non possiamo realmente credere che in tutta Italia non vi sia un’altra persona con le medesime competenze della Dottoressa Canini che non abbia però riportato condanne per danno erariale, non si comprende quale sia stato il motivo di questa proroga, non si capisce perché i vertici della sanità regionale non abbiano ritenuto opportuno sostituirla, ovvero rimuoverla da incarichi che implicano ancora importanti responsabilità amministrative, nonostante la condanna inflittale.

Qual è il motivo per il quale solo la Dottoressa Canini poteva e può ricoprire quell’incarico?

Possibile che nessuno abbia ritenuto inopportuno conservare un amministratore condannato, mentre ci si affanna ad approvare piani triennali per la trasparenza e l’integrità?

Al di là delle responsabilità che le varie magistrature potranno accertare, possibile che questa classe politica ancora una volta non abbia avuto la decenza di dare il buon esempio?

A fronte infatti delle petizioni ai più alti principi di trasparenza, di correttezza e rispetto della legge, oggi i dirigenti dell’Azienda sanitaria dinanzi alle legittime richieste di cittadini che non si sentono tutelati da un direttore amministrativo che ha riportato una condanna per aver dolosamente arrecato un danno all’Azienda, si trincerano dietro tentativi (talvolta maldestri) di difesa tecnica, sciorinando nemmeno sempre a proposito, norme di legge.

Qui la legge non c’entra, non dovrebbe entrarci, perché chi amministra la cosa pubblica deve essere al di sopra di ogni sospetto (e la Dotteressa Canini, ci perdonerà, ma oggi proprio non la è), perché non dovrebbe essere una norma di legge a convincermi dell’inopportunità politica di determinate scelte.

Dovrebbe essere sufficiente la Costituzione, il rispetto che si deve ad essa servendola.

Nicola Giusteschi Conti, avvocato

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