Rivedere le deleghe in materia di verde urbano: un approfondimento di Marco Grondacci

LA SPEZIA- Riceviamo e pubblichiamo da Marco Grondacci.

Ho trovato interessante la discussione aperta dal post di Laspeziaoggi sulla necessità di rivedere le deleghe in materia di Verde Urbano e vorrei provare ad approfondire il tema con le note che seguono. La vicenda di Piazza Verdi e del taglio del filare dei pini ma anche di Viale Amendola e più recentemente dei tagli indiscriminati per far posto a fermate dei filobus,  dimostrano  in modo lampante il legame tra la tutela del verde ed una corretta pianificazione degli spazi urbani in città. Non solo ma confermano come tutela del verde urbano, tutela dell’ambiente e  tutela della identità storica  e della qualità degli spazi urbani,  debbano essere tradotti in una politica integrata e quindi attuati da strutture della istituzione comunale che sappiamo superare gli steccati delle separazioni burocratiche tra uffici.
Un recente (2012) studio della Università di Roma III (su dati ricavati da 99 Provincie italiane) ha dimostrato che a incidere su inquinamento e ricoveri non è tanto o prevalentemente il traffico automobilistico quanto la carenza di verde urbano. Le misure di limitazione del traffico quindi, sempre secondo questo studio, servono a poco.  Servirebbero invece misure più sostanziali come la presenza di una cintura di verde attorno ai centri abitati, sul modello della Green Belt londinese.
Quindi è chiaro che la problematica del Verde Urbano non può più essere vista solo ed unicamente come un problema di “decoro” o di gestione “tecnica” di giardini e piante. Decoro e gestione lasciate solo ed unicamente all’assessorato ai Lavori Pubblici che per cultura tecnico burocratica è sempre stato portato a vedere la pianta (soprattutto se di alto fusto) o come un problema di sicurezza  o al massimo come un elemento naturale da tutelare in se al di fuori di ogni contesto pianificatorio nell’uso degli spazi urbani sia del centro storico che delle periferie ormai anche queste fortemente urbanizzate. Urbanizzate senza una adeguata pianificazione del verde urbano, come ad esempio la zona est della città.

Attualmente il settore aree verdi del Comune di Spezia è sotto la macro area Servizi Tecnici ed Opere Pubbliche, ma, per il profilo della responsabilità politico amministrativa, è  separato dall’Assessorato all’Ambiente. Entrambi gli assessorati, sotto il profilo tecnico burocratico della organizzazione dei lavori della macchina comunale, sono inseriti sotto la sopra citata macro area Servizi Tecnici ed Opere Pubbliche.  Non solo ma addirittura la cura del verde urbano è separata, sotto il profilo degli assessorati competenti, dalla cura del decoro della città, come se le due cose fossero separate!  Questo modello organizzativo  non permette di impostare politiche integrate della cura del verde urbano in rapporto alla pianificazione degli spazi urbani e alla tutela dell’ambiente.   Non a caso, ma è solo un esempio,  il Sistema del Verde Urbano previsto dal Piano del Paesaggio Urbano approvato nel 2009, non è mai decollato. Quel sistema prevedeva, nelle sue norme attuative (articolo 21), una disciplina delle alberature in aree pubbliche e private, secondo cui, cito testualmente:  “ Tutti gli interventi riguardanti il suolo dovranno essere studiati in maniera da rispettare le alberature di alto fusto di pregio eventualmente esistenti, nonché tutte le specie pregiate, avendo particolare cura di non offenderne gli apparati radicali”.  Non mi pare che i tagli indiscriminati di questi anni in giro per la città abbiano risposto ad uno studio di questo genere peraltro previsto appunto da norma comunale.  Per non parlare dei principi partecipativi che ispirano le norme del Sistema del Verde Urbano proprio in materia di gestione di aree pubbliche sia alberate che di terreni anche incolti.
Ora senza scomodare le categorie della buona fede, che lascio ai poveri di spirito e di capacità argomentativa,  è chiaro che tutta questa inefficienza e soprattutto gestione dissennata del verde urbano, sia dovuta sicuramente ad una cattiva organizzazione della funzione di indirizzo politico.  Questa carenza ha ridotto in questi anni la cura degli alberi ad un problema di mere scelte di esecuzione tecnica, attuate spesso senza adeguate istruttorie e senza avere dei parametri tecnico operative che le sappiano guidare in modo trasparente e non lasciandole, come invece avviene attualmente,  alla decisione occasionale di questo o quel dirigente pubblico.  Così anche recentemente è accaduto che si sono abbattuti alberi ad alto fusto,  perfettamente sani, ma “fastidiosi”  per una prevista fermata dall’autobus, decisa senza alcuna visione complessiva dell’area in cui dovrà essere collocata ma tenendo conto solo ed unicamente delle esigenze di servizio dell’azienda di trasporto pubblico.

Ma come deve essere costruita e gestita questa funzione di indirizzo politicoCon due obiettivi che qui riassumo sinteticamente per poi concludere con un ragionamento più complessivo sulla riforma della macchina comunale.

Il primo è che il livello politico, giunta e consiglio devono approvare una Anagrafe del Verde Urbano ed un Regolamento del Verde Urbano che, dando attuazione al piano del paesaggio urbano (articolo 21 sopra citato in particolare) disciplini, in modo puntuale,  l’attività diretta alla salvaguardia e alla corretta gestione del verde urbano pubblico e privato integrando in ciò il Regolamento Urbanistico ed Edilizio di cui dovrà costituire parte normativa della materia.  Le disposizioni relative al verde pubblico dovranno avere natura di direttiva per l’azione degli Enti proprietari e di fondamento per l’attribuzione delle mansioni ai soggetti gestori dei servizi, nonché per l’utilizzo degli spazi verdi pubblici da parte di terzi, comprese le aree di pertinenza delle alberature.

Il secondo è che, come peraltro per molte altre questioni a rilevanza ambientale e territoriale, affinché la funzione di indirizzo politico possa svolgersi in modo coordinato e sappia quindi governare la frammentata macchina comunale, occorre andare verso un unico Assessorato alla Pianificazione Ambientale  (che accorpi le deleghe attuali più rilevanti divise tra tre assessori : Pianificazione Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente). Tale nuovo Assessorato dovrà  essere supportato a livello di macchina comunale con un Dipartimento per la Pianificazione Ambientale al fine di integrare le procedure e gli strumenti di controllo strategico dell’ente locale  con strumenti di contabilità ambientale e di valutazione ambientale strategica delle scelte di fondo dell’ente. Ciò potrà servire per autorizzare non solo le attività e gli impianti compatibili con la normativa di settore o con gli strumenti di pianificazione territoriale e di programmazione anche sovraordinati, come è avvenuto in modo distorto fino ad ora con i risultati che sappiamo,  ma anche tenendo conto degli impatti cumulativi e della specificità ambientale e sanitaria di un dato territorio.

Con questi due obiettivi la funzione di indirizzo politico viene esercita effettivamente e in modo trasparente giudicabile anche dai cittadini, perché:

1.  con il primo obiettivo si  obbliga la burocrazia comunale ad agire dentro un quadro giuridico amministrativo e tecnico definito approvato in modo trasparente.

2.  con il secondo obiettivo,  la funzione di indirizzo politico non è frammentata  impedendo il gioco dello scarico delle responsabilità sia tra gli assessori che tra i diversi settori della Amministrazione Comunale.

E’ ovvio che il secondo obiettivo di riforma della funzione di indirizzo politico amministrativa vada al di la del tema della cura del verde urbano ma solo nel senso che lo inserisce in quella logica di visione complessiva dell’uso qualitativamente sostenibile degli spazi urbani in città fino ad ora in gran parte mancata. Ma c’è di più perché questa riforma ha come suo fondamento la eliminazione di deleghe assessorili assurde e senza alcuna utilità nell’uso efficiente della macchina comunale, ma utili solo per dare spazio  a questo o a quel politico, partitino, correntina amicale etc. etc. Basta con le deleghe che in realtà riguardano progetti specifici (Città dei bambini, Politiche giovanili, cooperazione internazionale, Gemellaggi, Progetto Tramonti, promozione città e turismo) o quelle ultratecniche (Trasporto pubblico locale Illuminazione pubblica, Servizi informatici, E-Government, Cura e decoro della città, Manutenzione, Servizi Cimiteriali, Protezione civile, toponomastica, Politiche Comunitarie, Contratti e appalti, Avvocatura civica e Affari legali, Comunicazione, arredo urbano).

Faccio degli esempi:

Viabilità: la parte politica si gioca nel ruolo del Consiglio Comunale di approvare il piano urbano del traffico e poi vigilare sulla sua attuazione

Politiche comunitarie: occorrono degli uffici in grado di attivare i finanziamenti comunitari non certo assessori che si facciano poi belli per averli ottenuti

Servizi Informatici e  E-government:  sono deleghe chiaramente legate alle politiche di partecipazione e trasparenza che invece sono assegnate ad altro assessore  e che dovrebbero attraversare (le politiche non le deleghe) tutta la macchina comunale e non essere lasciate in un angolino per fare il finto fiore all’occhiello.   Peraltro basta leggere il Dpcm attuativo del Codice sulla Amministrazione Digitale  0 i nuovi obblighi derivante dalla legge anticorruzione,  quali la adozione del piano anticorruzione, individuazione di uno specifico responsabile, che negli enti locali di regola deve essere il Segretario, mobilità dei dirigenti a rischio, rafforzamento dei vincoli di trasparenza, adozione del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, anche a livello di singoli enti. Per non parlare dell’art. 18 del Decreto Legge 83/2012, che impone di dare piena pubblicità alle erogazioni di denaro pubblico di qualunque genere, ed ancora della riforma dei controlli degli enti locali che riguarda: revisori dei conti, responsabili dei servizi finanziari, segretari. Ed infine il Decreto 26/2/2013 che ridefinisce i flussi informativi finalizzati a tracciare le fasi di sviluppo delle opere pubbliche.

Quanto sopra dimostra il legame tra trasparenza, informatizzazione della macchina comunale , gestione efficiente della stessa.

Insomma di Assessorati ne basterebbero 4 e cioè:

1. programmazione/ attività produttive/commercio/pianificazione/ambiente

2. bilancio/finanze locali/partecipazioni comunali

3. trasporti/traffico/viabilità/lavori pubblici

4. sociale e cultura.

Ovviamente se venissero nominati come Assessori persone capaci e competenti per curricula ed esperienza… magari in grado anche di dirigere l’area del Comune oltre che di farci “chiacchiere politiche” sopra!

A proposito per dare una organizzazione come quella sopra descritta non servono riforme legislative, la Autonomia Statutaria permette di organizzare le competenze degli assessori anche ad integrazione di quanto previsto dal Testo Unico degli Enti Locali, infatti solo le competenze del Consiglio Comunale sono fissate esclusivamente ex lege, mentre il secondo comma dell’articolo 48 del Testo Unico degli Enti Locali riconosce in capo alla giunta una competenza  generale residuale da articolarsi di volta in volta secondo i principi dello Statuto e dei regolamenti dell’Ente.
Infine una ultima questione altrettanto rilevante. Una riorganizzazione come quella sopra delineata, sia pure a grandi linee per ora, richiede anche l’attuazione di un obbligo fino ad ora rimosso da questa Amministrazione: la rotazione dei dirigenti.  Obbligo previsto dalla legge 190/2012 (disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e della illegalità nella pubblica amministrazione) che l’articolo 1 recita: “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione…………………….. 10. Il responsabile anticorruzzione (dell’ente pubblico ndr.) provvede anche: ……… b) alla verifica, d’intesa con il dirigente competente, dell’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione;.….”

(Marco Grondacci)

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